46 anni fa l’ordinazione sacerdotale di Jorge Mario Bergoglio: Auguri!

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“Fu un grande dono quello che lo raggiunse improvvisamente quando aveva 17 anni. Era il 21 di settembre e come molti altri giovani Jorge Bergoglio si apprestava a uscire per festeggiare assieme ai suoi compagni il giorno dello Studente. Prima di questo, però, da buon cattolico praticante che frequentava la chiesa di San José de Flores, decise di iniziare la giornata passando dalla parrocchia.

Al suo arrivo trovò un sacerdote che non conosceva, ma che gli fece subito una grande impressione e a cui chiese di potersi confessare. Quel giorno non si trattò di una confessione come un’altra, bensì di un incontro capace di esaltare la sua fede e fargli scoprire la sua vocazione religiosa. […] Tornò a casa con una convinzione ferma: voleva, doveva, diventare sacerdote”.
Questo brano tratto dalla prima biografia del Papa dal titolo “Jorge Bergoglio, Papa Francesco” (S. Rubin e F. Ambrogetti), racconta attraverso i ricordi dello stesso Francesco, il momento esatto in cui ebbe inizio la primavera della fede bergogliana.

Oggi, 13 dicembre 2015, festa di Santa Lucia, il Papa celebrerà 46 anni dal giorno della sua ordinazione presbiterale. Infatti il Papa fu ordinato presbitero il 13 dicembre 1969 dall’arcivescovo Ramón José Castellano.
Racconta la giornalista e scrittrice argentina Olga Wornat che Jorge Mario Bergoglio una volta le confessò: “Ciò che mi piace di più è essere prete” e perciò “preferisco essere chiamato padre”. In questa intima confessione c’è tutto Papa Francesco: il Papa eletto il 13 marzo 2013 è e sarà sempre “Padre Bergoglio”. Più che “il Gesuita”, Francesco è “il Pastore” che sa riconoscere di aver sbagliato, di aver peccato, di avere dei difetti; è la guida spirituale che esorta l’intera comunità internazionale, in particolare i cristiani,  all’incontro e all’unità, intendendo quest’ultima come una condizione di armonia tra gli uomini nella quale ognuno si adopera per la crescita materiale e spirituale dell’altro. Francesco è l’uomo della speranza, l’operaio di Dio che lavora instancabilmente per ri-edificherà i sentimenti umani e cristiani, perché per lui la speranza sta nella persona umana: “Io credo nell’uomo. Non dico che è buono o cattivo, dico che credo in lui”, ha detto il Papa in diverse occasioni nel corso della sua vita sacerdotale.

Jorge Mario Bergoglio ha sempre amato profondamente la sua vocazione sacerdotale. Ha privilegiato costantemente il dovere e la fatica della formazione dei nuovi sacerdoti e la cura “paterna” del vescovo per i suoi presbiteri. Come Provinciale dei Gesuiti in Argentina (1973-1979), dedicò molto tempo e spazio ai candidati al sacerdozio e proseguì la sua opera di mentore anche quando il 20 maggio 1992 Papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo ausiliare di Buenos Aires. Nella casa gesuita per i giovani candidati al sacerdozio riteneva suo dovere condividere con loro tutti i compiti e tutte le fatiche della comunità: dalle azioni del quotidiano, domestiche, al familismo della preghiera, e dunque della contemplazione e della meditazione.

A conoscerlo da vicino, fra gli anni ’70 e i primi anni ’80, è stato padre Miguel Yanez, gesuita argentino, direttore del dipartimento di Teologia morale della Pontificia Università Gregoriana, il quale ha raccontato il Bergoglio Provinciale dei Gesuiti come un insegnante del Vangelo e della vita, ma anche come un fratello e amico con il quale non mancava neppure il divertimento.

Fonte: Papaboys

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