A Roma le spoglie di San Pio da Pietrelcina e San Leopoldo Mandić

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E’ sicuramente tra i momenti più attesi dai fedeli in questo Giubileo della Misericordia: sono da oggi a Roma le spoglie di San Pio da Pietrelcina e di San Leopoldo Mandić che venerdì, dopo una solenne e suggestiva processione in Via della Conciliazione, verranno esposte nella Basilica di San Pietro fino all’11 febbraio davanti all’Altare della Confessione. Alessandro Gisotti ha chiesto a padre Marciano Morra, amico di Padre Pio e confratello del Convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, di raccontare cosa rappresenta per lui e i suoi confratelli la traslazione in San Pietro delle spoglie del Santo:

R. – Per questa folla che lo vedrà è il papà: il papà che sta in mezzo ai figli. E questa è un’immagine molto bella, di Padre Pio. Non è il Santo che sta in Cielo e ha finito e dice “bè, voi datevi da fare” … No! E’ il Santo che ci segue continuamente, altrimenti non si spiega che sul quel Gargano roccioso arrivino ancora migliaia di pellegrini. Nessuno si muove da casa sua se non è certo di avere una ricompensa, di ottenere una grazia. Quindi è il Santo che ancora oggi vive in mezzo al popolo, vive per il popolo.

D. – Lei ha conosciuto, è stato per anni con Padre Pio; anche chi magari – e sono chiaramente pochissimi – non lo conoscono così bene, hanno questa immagine di padre Pio nel confessionale, che lì passa ore, instancabilmente. Questo ha un significato fortissimo in questo Giubileo della misericordia: il perdono …

R. – Chiaro! Teniamo presente che Padre Pio, come giustamente si dice, molte volte alzava la voce e rimproverava. E perché? E’ l’immagine del papà di famiglia. Ci ha i figliuoli e fa in modo che i figliuoli si comportino bene, dà buoni insegnamenti … Ma se il figlio incomincia a deviare, il padre deve intervenire, deve richiamarlo sulla retta via. Se questo non lo fa, non è un papà buono. Padre Pio era un papà buono, che quando si trovava di fronte a un penitente che faceva l’accusa dei peccati ma non aveva nessuna intenzione di cambiare strada, di cambiare vita, alzava la voce e lo rimproverava!

D. – Ricorda anche Papa Francesco che a proposito di parole forti, a volte è proprio sferzante nel condannare il peccato, mentre abbraccia il peccatore …

R. – Bellissimo, Papa Francesco! Possiamo dire che sta interpretando molto Francesco d’Assisi, ma nel campo della guida del popolo prende anche da Padre Pio, perché Padre Pio è moderno: Papa Francesco è moderno, e quindi è una realtà quasi simile … Quindi, Padre Pio è d’aiuto anche a Papa Francesco, non solo con l’intercessione dal cielo, ma anche con la sua testimonianza di vita.

D. – Che cosa rappresenta per lei, che cosa rappresenta per la vostra comunità questa traslazione, questo evento così straordinario?

R. – Bisogna rifletterci un po’ sopra, perché facilmente uno viene preso dal movimento, dall’organizzazione … Questo, a noi frati ci deve far riflettere. Siamo chiamati a battere la sua strada, quella che lui ci ha aperto; far riflettere a noi che siamo frati del popolo, come Padre Pio si sia preoccupato di far crescere quel deserto in cui era e l’ha sviluppato! Noi frati dobbiamo pregare, perché senza preghiera non si fa niente; dobbiamo preoccuparci di rimanere frati del popolo, stare in mezzo al popolo!

San Leopoldo Mandić è nato in Dalmazia nel 1866, è vissuto per 30 anni nel Convento dei Cappuccini di Padova e qui è morto nel 1942. Ha donato tutta la vita al Sacramento della Riconciliazione. Sul suo carisma, ascoltiamo padre Flaviano Giovanni Gusella, rettore del Santuario di San Leopoldo Mandić di Padova, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Padre Leopoldo è stato additato dai Papi che lo hanno beatificato e canonizzato – Paolo VI e San Giovanni Paolo II – con un duplice carisma: quello di essere ministro straordinario, “eroico ministro della Riconciliazione” – sono le testuali parole usate nelle omelie di Beatificazione e di Canonizzazione – e nello stesso tempo profeta dell’ecumenismo spirituale. Padre Leopoldo era una persona dotta, sapiente, intelligente, una persona soprattutto che aveva tanto cuore verso i peccatori.

D. – Che cosa insegna oggi padre Mandić ai confessori?

R. – Certamente la disponibilità. Padre Leopoldo era in confessionale tutto il giorno: dalla mattina presto alla sera tardi. Se c’è una cosa che chiedeva ai superiori era quella di poter sforare anche oltre gli orari stabiliti per i confessori: la sua totale disponibilità e la fedeltà al suo ministero e al suo carisma. Ecco credo che sia questo, perché a volte, da parte di molti penitenti, si sente oggi il bisogno, il desiderio, di incontrare e di trovare lì – come dice Papa Francesco nella Bolla di Indizione del Giubileo della Misericordia – il confessore che ti aspetta, ti accoglie, non si spazientisce, e che è pronto ad accogliere te come immagine di Gesù Buon Pastore. Credo che questo sia l’atteggiamento di base fondamentale per i confessori. E poi, sempre come dice Papa Francesco nella Bolla per il grande Giubileo della Misericordia, questa capacità di essere volto misericordioso, tenero, dolce, paterno nei riguardi di coloro che si accostano al Sacramento della Riconciliazione. Così come ha fatto il Padre della parabola del Figliol Prodigo.

D. – E che cosa dice a chi si accosta al confessionale?

R. – Padre Leopoldo invita alla fiducia. “Abbia fede, abbia fiducia – diceva – non abbia paura. Vede, anch’io sono un peccatore come lei. Se il Signore” – lo chiamava il “Padrone Iddio – “non mi tenesse una mano sulla testa, farei come lei e anche peggio di lei”. Padre Leopoldo invita ad avere questa fiducia straordinaria in un Dio che è solo amore, solo perdono, solo capacità di accoglienza, tenerezza, che ha il desiderio più grande di riabbracciarci come suoi figli. Non importa i peccati né gli sbagli. Dio vede il nostro desiderio di riprenderci, di cambiare vita, di riconciliarci. E questo gli basta.

D. – Ci può raccontare un aneddoto della vita di padre Mandić?

R. – Quando ha conquistato un penitente nel suo confessionale, una persona di Padova, che da tanto non si confessava. Padre Leopoldo uscì dal confessionale e, privilegiando lui rispetto ad altri, gli disse: “Venga, venga lei signore”. Questo tale, che non frequentava il confessionale da tanto tempo, entrò nel piccolo confessionale – quello che c’è ancora oggi e che è rimasto intatto dopo il bombardamento del 1944, come del resto padre Leopoldo aveva previsto – e non sapeva dove mettersi. Si sedette allora nella poltroncina riservata al confessore. Padre Leopoldo, senza dire niente, si inginocchiò davanti a lui e ascolto così, in ginocchio, la confessione del suo penitente. Poi il penitente probabilmente si rese conto di aver sbagliato, chiese scusa, e padre Leopoldo lo congedò con un sorriso larghissimo, senza fargli pesare quell’errore. Quel tale poi disse: “Questo gesto mi ha profondamente conquistato”. E da allora diventò penitente abituale di padre Leopoldo.

Fonte:Radio Vaticana

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