Anche Padre Pio è stato bambino!

Il Settimanale di Padre Pio

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Padre Pio era solito prendere un po’ d’aria nell’orto del Convento, dopo il rito vespertino della Benedizione eucaristica e spesso sostava sotto l’elce, che era ed è sotto la finestra della sua cella, seduto sul muricciolo sovrastante un campetto da bocce.
In una sera d’estate, mentre il Padre era là seduto, io ed altri giocavamo a bocce più per lo spettatore di lusso che per divertimento e perciò il nostro impegno era spinto al massimo; ma, poveri noi, giocatori da strapazzo, vuoi per la preoccupazione di fare bella figura, vuoi perché “fuori forma”, certo gli propinavamo uno spettacolo veramente penoso […]. Già da un quarto d’ora durava lo scadente spettacolo, quando ecco, arrivò un uomo accompagnato da due bambini che cominciò a lamentarsi di essi con Padre Pio accusandoli come troppo capricciosi e pretenziosi. Padre Pio li accarezzò, ma non li rimproverò, forse perché erano molto piccoli e il loro papà era privo di tatto e di gusto. Fu quello il momento buono per gettare in un angolo le bocce; infatti, distratto dalla partita, Padre Pio incominciava a raccontare una birichinata della sua infanzia: «A sei o sette anni avevo un paio di calzoni che non mi piacevano più e chiesi alla mamma di comprarmene di nuovi. La mamma non voleva, perché diceva erano ancora in buone condizioni e che le finanze di casa la costringevano al risparmio. Irritato una sera scesi nel vallone poco distante da Pietrelcina, mi sfilai i calzoni, li distesi sopra un masso e afferrata una pietra tagliente cominciai a battervi su con furia, finché non li ridussi “cumm’ ‘na schiummarola” (cioè come un colabrodo). Così la mamma… (a questo punto per non cambiare il tono del racconto da scherzoso in commovente, egli, con un notevole sforzo, riuscì a celare un singhiozzo)… così la mamma fu costretta a comprarmi i calzoni nuovi».

Il racconto aveva suscitato un po’ di ilarità tra gli ascoltatori divenuti intanto più numerosi. Padre Pio si alzò e si avviò verso la porta del Convento con l’intenzione di ritirarsi: ad alcuni astanti quei tre o quattro minuti parvero buoni per chiedergli un consiglio o una preghiera, per dirgli una pena o consegnargli un biglietto. Salutò e benedisse il folto gruppo di visitatori sotto la scalinata che porta al piano superiore e chiesto il mio braccio cominciò a salire; fece ancora un cenno di saluto agli amici girandosi all’ultimo gradino della prima rampa; fatta la seconda rampa rimanemmo soli per il corridoio deserto, silenzioso e già immerso nella penombra. Commentando il fatto dei calzoni dissi: «Lei, Padre spirituale, era un ragazzo terribile!». Ribatté immediatamente: «Anche tu eri “na ceuza” [un gelso]: quante volte mi hai detto che i tuoi amici santelliani [gli abitanti di Sant’Elia a Pianisi] ancora oggi si domandano: è mai possibile che uno scapestrato come quello si è fatto monaco?!». Mi difesi senza troppa convinzione: «Io ero scapestrato, ma adesso… – qui lo sbirciai con la coda dell’occhio, nel timore che mi mollasse uno scappellotto per quanto avrei detto –, ma adesso sono un santo sacerdote». «Eh, già! – osservò con un sorriso –Ti manca solo incenso, cera, nicchia e qualche altra cosa!».

Poi continuò come parlando a se stesso: «Io invece credo di essere rimasto tale e quale, anzi con gli anni sono diventato… perché il temperamento con il tempo va rafforzandosi. Solo che mo’ se fosse necessario, mi strapperei non il vestito ma la faccia quando non riesco a fare la volontà di Dio». Accorgendomi che egli soffriva perché, secondo lui, non sempre riusciva a fare la Volontà di Dio, rimasi muto e pensieroso: un uomo, mi dicevo, che confessa di essere rimasto sempre l’enfant terrible del 1894, tenace fino al punto d’imporre la sua volontà con un gesto infantile e forse trascurabile, ma venato di violenza e di crudeltà, come riesce ad obbedire? […] Oggi come allora, la mia ammirazione resta immutata di fronte all’olimpica calma, con cui Padre Pio, usando un freno potente e sicuro e celando l’interna sofferenza e le intime tempeste, neutralizzava giorno per giorno, minuto per minuto, la sempre terribile voglia di fare a modo suo. Per fare sempre la Volontà di Dio.

Padre Pellegrino Funicelli,
Padre Pio tra sandali e cappuccio, pp. 433-437

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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