Ascensione del Signore (Anno A)

L’Ascensione porta a compimento il mistero pasquale di Cristo.

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L’Ascensione ci fa celebrare un aspetto del mistero pasquale: Cristo morto e risorto è asceso al cielo. Egli, che veniva dal Padre, ora torna al Padre per regnare glorioso. L’evento è raccontato dagli Atti (I Lettura): dopo aver rassicurato i suoi discepoli su ciò che ancora non conoscono, e aver promesso il dono dello Spirito Santo, Gesù è elevato in alto, sottratto ai loro occhi, nascosto dalle nubi. Gli angeli, che avevano annunciato la sua risurrezione, ora invitano gli uomini a non guardare in alto per cercare il Signore. La conoscenza, di cui parla anche la seconda lettura, non è una speculazione astratta su Dio, ma l’esperienza di un amore assoluto che dona speranza e forza. Il Vangelo ci racconta di un’apparizione del Risorto in cui egli conferma la sua sovranità sul cielo e sulla terra, comanda di annunciare la salvezza, battezzare i popoli, e li rassicura sul futuro. Proprio quando si teme di non vedere più il Signore arriva la promessa: «Ecco, io sono con voi per sempre». Non fra le nubi del cielo, ma nel cuore del credente, nel mistero della Chiesa, nella Parola di Dio e nell’Eucaristia.

Testimoni missionari

Il libro degli Atti degli Apostoli si apre con un forte richiamo al Vangelo di Luca, dove è stato trattato «tutto quello che Gesù fece dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo», e poi passa a descrivere quel prezioso tempo supplementare di quaranta giorni caratterizzato dalle apparizioni del Risorto che continua a parlare del regno di Dio. Queste apparizioni non sono visioni o manifestazioni di fantasmi, ma incontri autentici con una persona, o meglio con il Vivente. Le apparizioni hanno una finalità specifica: appartengono alla pedagogia divina di formare gli apostoli ad essere i discepoli del Risorto, in un tempo simbolico che rimanda a un tempo utile alla crescita e alla maturazione. Il Risorto, che predilige gli ambiti conviviali, fa come sempre della mensa il luogo della consegna di perle preziose. Ed è stando ancora ad una mensa che sottolinea il realismo corporeo della sua risurrezione, e invita gli apostoli a restare a Gerusalemme in attesa che si compia la promessa del Padre: il battesimo o l’effusione dello Spirito Santo. Il tema dell’effusione dello Spirito scatena la domanda degli apostoli, ancora attaccati a visioni vecchie e stantie, che immediatamente lo associano, come accade nella tradizione apocalittica, all’inaugurazione del regno messianico in Israele tanto da sentirsi autorizzati a chiedere la data precisa del compiersi di questi eventi che rimandano agli «ultimi tempi». Il Risorto però non cede all’ansia del tempo e chiede agli apostoli di purificare la loro idea della rinascita di un rinnovato regno davidico e di fidarsi dell’opera del Padre, attendendo la dynamis dello Spirito e investendosi in una testimonianza missionaria capace di irradiarsi con forza da Gerusalemme per travalicare i confini di Israele e raggiungere le periferie del mondo.

Verrà

Al dialogo con gli apostoli segue la dipartita di Gesù. Il Risorto viene «elevato in alto» e questo movimento esistenziale è quello che segue all’abbassamento e all’umiliazione della passione e della morte di croce, secondo lo schema che Paolo ci consegna nello splendido elogio che tesse a Cristo nella Lettera ai credenti di Filippi (Fil 2,5-11). Il movimento è accompagnato dalla presenza di un segno squisitamente teofanico: la nube. Essa ricorda il momento della trasfigurazione di Gesù, dell’incontro tra Myriam di Nazaret e il messo celeste, ma anche la nube della divina presenza che precedeva il popolo di Israele durante il suo pellegrinaggio nel deserto. Il salire di Gesù in tal mondo non viene presentato come un viaggio verso le stelle, ma come l’ingresso nel mistero di Dio, che rimanda a un’altra dimensione dell’essere. Non si tratta di uno spazio cosmico, un’area precisa del cielo dove Dio erige il suo trono. L’assunzione di Gesù al cielo è un’espressione umana per dire la sua realtà divina: il suo partecipare cioè pienamente e attivamente alla sovranità di Dio su ogni spazio. In tal modo il Risorto non si trasferisce in un luogo ma, in forza della sua superiorità su ogni ristrettezza e limite spazio-temporale, può essere sempre presente. Il suo andarsene diventa così un venire, come attestano i due messaggeri celesti che interpretano la partenza di Gesù. Questo andarsene inaugura non un tempo di assenza, ma di presenza, come ricorda il termine parousia.

Discepoli che fanno altri discepoli

Il Vangelo di Matteo si conclude con una pagina di grande commozione. Il Risorto dà appuntamento ai suoi discepoli in Galilea, dove aveva cominciato la sua predicazione intercettando gli abitanti delle periferie, e su un monte, dove aveva fatto risuonare ampiamente la sua parola di sapienza e il messaggio della vicinanza del Padre agli ultimi. Gli Undici, che portano con loro i segni della colluttazione violenta con la prova di Gesù (tanto che se n’è perso uno!), non mancano all’appello e ritrovano il Maestro. Alla vista del Risorto si prostrano come solo gli adoratori sanno fare, ma malgrado il moto del corpo, il cuore è ancora convalescente e infettato dal virus del dubbio. Nonostante la loro fatica, il Risorto li considera interlocutori credibili. Al dubbio dei discepoli Gesù risponde con la manifestazione incondizionata della fiducia. A questi uomini ancora paralizzati dalla paura, egli partecipa i doni del Padre suo, in particolare la propria autorità, in forza della quale sono inviati per conto della Trinità. La loro missione non consiste nel conquistare il mondo, ma nel consacrare la loro vita di discepoli perché ogni uomo e ogni donna diventino a loro volta discepoli del Signore, creature rinnovate dalla grazia battesimale. I missionari non sono padroni o maestri degli altri, ma servitori di una Parola umile perché non s’impone e non fa violenza e che al tempo stesso è efficace perché ha il potere di cambiare la propria storia personale e quella del mondo. Essi non sono forti di mezzi o capacità proprie, ma della comunione con il Maestro, quell’Io-con-te che mai si disconnette dalla relazione con i suoi, ma sempre la cura e la rivitalizza.

Un tesoro di eredità

Nessuno può lasciarsi inviare senza poter intuire almeno un po’ la portata della missione che gli è stata affidata. Se non la si comprende, si corre il rischio di essere missionari scontenti che intralciano la missione piuttosto che favorirla. La tradizione paolina riflette su questo e scopre l’importanza di chiedere al Padre lo «spirito di sapienza e di rivelazione», perché gli occhi del cuore siano illuminati e vedano che cosa è in gioco nel dono della propria chiamata e della propria missione. La risurrezione di Cristo ha manifestato la consistenza dell’eredità riservata ai credenti, il «tesoro di gloria» ivi racchiuso. Tale eredità non si può comparare a quella umana che è del tutto peritura e transitoria. L’eredità divina non custodisce in sé delle cose, ma tutta la potenza divina. La sovranità di Cristo su ogni realtà temporale e atemporale, manifestata con la sua risurrezione e la sua ascensione al Cielo, non è qualcosa che egli ha trattato come un possesso privato del quale essere geloso, ma come una realtà da condividere. Questa piena e amorevole condivisione il Cristo Signore la sperimenta con quella realtà che egli ha fortemente voluto, chiamato, salvato e rigenerato e che egli stima come suo corpo: la Chiesa, la comunità dove è possibile partecipare sacramentalmente alla pienezza di lui perché in essa continua a battere il suo cuore e tramite essa egli continua a irradiare l’amore misericordioso e tenero del Padre.

Parola di Dio (QUI il link per leggere e meditare le letture)
At 1,1-11 Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Sal 46 Ascende il Signore tra canti di gioia; oppure Alleluia, alleluia, alleluia.
Ef 1,17-23 Lo fece sedere alla sua destra nei cieli.
Canto al Vangelo (Mt 28,19.20) Alleluia, alleluia. Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Alleluia.
Mt 28,16-20 A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

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