Battesimo del Signore (Anno B)

Tu sei il Figlio mio, l’amato

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l Battesimo è considerato fin dalla più antica tradizione liturgica la seconda manifestazione del Signore, dopo quella ai Magi, che inaugura la missione del Figlio di Dio.

Il detto profetico dal libro di Isaia si apre con l’invito a quanti sono affamati e assetati di vita a nutrirsi e dissetarsi dei doni che il Signore stesso offre gratuitamente. I beni menzionati (il pane, l’acqua, il vino e il latte) sono una metafora della parola profetica, dell’insegnamento di Dio; infatti l’unica e insostituibile sorgente della pienezza di vita è il Signore con la sua parola. A questo invito segue l’annuncio della realizzazione della promessa divina di un nuovo Davide, il Messia. Dio lo stabilisce come testimone e sovrano sui popoli che accorreranno a Sion per godere dei benefici della salvezza. Rispetto alle perplessità o alla percezione umana di lunghe attese di liberazione nella storia, il Signore afferma l’efficacia della sua parola, che sempre raggiunge lo scopo per cui è mandata come la pioggia e la neve che fecondano la terra. In realtà, la parola che esce dalla bocca del Signore realizza la sua opera efficace di redenzione e di comunione se è ascoltata e accolta, in coloro che cercano e confidano nel Signore.

Il canto responsoriale è un inno di rendimento di grazie proveniente dal libro di Isaia in un contesto profetico che annunciava per il futuro l’avvento del Messia. In questa Liturgia della Parola l’inno diventa il canto di ringraziamento per il Messia presente, perché Dio ha pienamente compiuto la sua promessa, come annunciato nella prima lettura. Nella comunità liturgica, singolarmente e all’unisono, si esprime la realtà e la gioia dell’esperienza della salvezza: mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza. Da questo evento, mentre la comunità dei redenti con gratitudine esulta per i prodigi e acclama per la grandezza del Santo d’Israele, si innalza l’esortazione a proclamare tra i popoli la mirabile opera della salvezza divina.

Il Vangelo narra e celebra la prima manifestazione pubblica di Gesù presso il Giordano, mentre Giovanni battezzava preparando la venuta del Messia. Anche Gesù fu battezzato e quando uscì dall’acqua i cieli si squarciarono per la discesa della Spirito e l’irruzione della voce divina, che identifica Gesù: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento. In questa dichiarazione ricorrono rilevanti motivi teologici: la filiazione divina richiama l’investitura regale (cf. Sal 2,7) e anche il motivo del figlio amato Isacco che Abramo è chiamato a offrire (cf. Gen 22,2). Inoltre, il tema del compiacimento evoca il beneplacito divino per il profeta, servo del Signore, che animato dallo Spirito sarebbe stato luce per la salvezza di tutti popoli (cf. Is 42,1). Così il battesimo presenta l’investitura messianica di Gesù, il Messia re e profeta, il Figlio amato del Padre, che nel servizio fedele a Dio realizzerà in modo decisivo il dispiegamento universale della salvezza, l’avvento del regno di Dio. Questa straordinaria manifestazione dell’opera del Padre attraverso il suo Figlio, il Messia, otterrà un significativo riconoscimento, fra gli altri, al momento della morte di Gesù, che nel Vangelo di Marco è come un battesimo (cf. Mc 10,38), quando un centurione romano, vistolo spirare, non può fare a meno di esprimere: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio! (Mc 15,39).

La festa del Battesimo del Signore richiama anche ciascun credente a rinsaldare la consapevolezza del proprio battesimo che inserisce nella comunione tra il Padre e il Figlio, perché ciascuno investito dalla stessa forza creatrice dello Spirito che comunica la vita nuova per Dio, sia testimone, insieme a tutta la comunità dei redenti, del Messia e prosegua attivamente l’azione messianica nella storia.

Il passo della prima lettera di Giovanni istruisce coloro che per la fede e il battesimo in Gesù, il Cristo e il Figlio di Dio, sono generati da Dio. Essi amano Dio che li ha generati a una vita nuova contraddistinta dall’amore dei fratelli. L’amore di Dio, infatti, orienta ed esige l’amore dei fratelli che è il segno dell’amore concreto, effettivo verso Dio. Questi credenti, la cui fede nel Figlio di Dio ha vinto il mondo, realizzano i comandamenti divini e sono animati dalla testimonianza e dalla forza di vita dello Spirito, e così costituiscono la comunità del Messia e una nuova umanità.

Letture: Is 55,1-11; Is 12,2-6; 1 Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Fonte: Sussidio Avvento CEI 2017

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