Celebrare la Veglia Pasquale

La descrizione liturgica della "Madre di tutte le Veglie"

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Per antichissima tradizione questa è “la notte di veglia in onore del Signore” (Es 12,42). Essa è strutturata in questo modo: dopo un breve “lucernario” (prima parte della Veglia), la santa Chiesa medita le “meraviglie” che il Signore ha compiuto per il suo popolo fin dall’inizio, e confida nella sua Parola e nella sua promessa (seconda parte della Veglia – Liturgia della Parola). La Chiesa si incammina così, rigenerata per mezzo del Battesimo (terza parte della Veglia), verso il banchetto della Pasqua eterna che il Signore ha preparato per il suo popolo per mezzo della sua morte e risurrezione (quarta parte della Veglia) (cf. MR, pag. 161).

Si abbia cura che la Veglia si celebri nel buio, dedicando ad essa il giusto tempo: occorre infatti sostare senza fretta nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nella lode. A tal riguardo si curi con particolare attenzione il linguaggio dei segni affinché possano veramente parlare, la necessaria preparazione e presenza di ministri, l’opportunità pastorale di unire in un’unica celebrazione le comunità affidate alla cura pastorale di un unico pastore (cf. Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, n. 43).

 

Solenne inizio della Veglia o “lucernario”

Come indicato nel Messale Romano, questa prima parte si struttura in alcuni momenti: benedizione del fuocopreparazione del ceroprocessioneannunzio pasquale (MR, pp. 162-168).
In modo particolare si raccomanda il canto del preconio pasquale secondo le melodie proposte in Appendice al Messale Romano.

 

Liturgia della Parola

Come indicato nel Messale Romano, si abbia cura nel proclamare le letture proposte, seguite dal rispettivo salmo responsoriale (possibilmente da eseguire in canto, almeno il ritornello) e dall’orazione. Come indicato nel Messale romano, il salmo responsoriale può essere sostituito da un congruo tempo di silenzio.

 

Gloria

Dopo l’ultima lettura dell’Antico Testamento, con relativo responsorio ed orazione, si accendono le candele dell’altare e si intona il Gloria, che dovrebbe essere cantato da tutta l’assemblea. È possibile, durante l’inno, suonare le campane secondo le consuetudini locali (cf. MR, pag. 173).

 

Alleluia

Secondo la modalità indicata nel Messale Romano, si intoni solennemente l’alleluia, che dev’essere ripetuto da tutta l’assemblea (cf. MR, pag. 173).

 

Omelia

Non si trascuri, seppur breve, una sapiente omelia che raccordi i riti al vissuto della comunità, aiutando i fedeli a gustare la gioia della risurrezione che invade e rinnova tutta la vita.

 

Liturgia battesimale

La liturgia battesimale si compone dei seguenti elementi: litanie dei santibenedizione dell’acqua, [eventuali battesimi], rinnovazione delle promesse battesimali (cf. MR, pp. 174-182).

In particolare si cantino le litanie dei Santi, se possibile durante il tragitto verso il fonte battesimale: ciò indica come l’assemblea terrena procede al passo di quella celeste, unite in un unico atto di invocazione.
 

Liturgia eucaristica

Presentazione dei doni

Conviene che il pane ed il vino vengano presentati all’altare dai neofiti, se questi sono presenti.


Congedo dell’assemblea

Quale peculiarità di questa notte, del giorno e dell’ottava di Pasqua, dopo la benedizione (per la quale si può utilizzare la formula solenne) si esegua in canto il congedo con il duplice alleluia.

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