Come san Francesco non servirsi degli altri ma servire gli altri

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Abbiamo chiesto al presidente Monti un’intervista in occasione della sua visita al Sacro Convento di Assisi
Gentilmente ce l’ha concessa.

di Padre Enzo Fortunato, Direttore Rivista San Francesco

Con quale spirito, signor Presidente del consiglio, arriva ad Assisi dopo l’annuncio delle sue dimissioni? 

Con la consapevolezza che l’Italia ha conquistato credibilità e fiducia in Europa e nel mondo per le capacità dei suoi cittadini di impegnarsi con determinazione e coesione per il bene comune. Il peggio è passato e oggi il dovere di tutti è non far tornare indietro l’Italia, non sprecare il sacrificio degli italiani. I sacrifici fatti hanno dimostrato la serietà degli italiani e oggi gli italiani sono rispettati. L’Italia non è deragliata e ce la farà.

Signor Presidente del Consiglio, lei arriva ad Assisi, quel ”meraviglioso posto spirituale, legato al nome di San Francesco” che lei ha voluto raccomandare con queste parole ai russi in occasione di un suo incontro ufficiale a Mosca, alcuni mesi fa, con le autorità di quel Paese. Come mai ha pensato a questa citazione e quali sono stati durante la sua vita i suoi rapporti con Assisi e con San Francesco, autore fra l’altro di quel Cantico delle Creature che Lei ha definito un ”poetico inno alla vita”? 

Parlando di pace e di concordia è stato del tutto spontaneo per me il richiamo ad Assisi. Assisi è sinonimo di pace e di fratellanza tra i popoli, di incontro e dialogo fra le religioni. Il Santo di Assisi è il patrono di Italia. Tutti noi abbiamo imparato a conoscere S. Francesco sin da bambini come il Santo che incontrava Dio nelle cose semplici, nella natura. Chi non è rimasto affascinato, bambino, da Francesco che parla con gli uccellini e rende mansueto, con la parola, il lupo di Gubbio. Chi non si è riconosciuto nel Francesco adolescente, tentato dagli agi, dalle ricchezze materiali. Francesco è il santo del candore, dell’amore per la vita e della natura, ma anche della forza della fede che prevale nei momenti critici. Il suo esempio è anche per il nostro tempo un messaggio di speranza e un monito: non servirsi degli altri, ma servire gli altri, non anteporre l’interesse di parte al bene comune, pensare e agire non per il proprio vantaggio ma per il futuro della comunità.

Ogni anno milioni di pellegrini giungono ad Assisi per rafforzare la loro fede e per pregare sulla tomba di San Francesco. Ad Assisi sono saliti anche i leader delle religioni del mondo per due incontri voluti da Giovanni Paolo II nel 1985 e da Benedetto XVI nel 2011: di qui è nato lo Spirito di Assisi, che ha fatto della città una capitale di diplomazia spirituale, un luogo di accoglienza, dialogo e pace. Può essere Assisi una risorsa nelle relazioni fra gli Stati e fra i popoli? 

Una delle ragioni per le quali Assisi – che è un meraviglioso posto spirituale – è stata scelta da Papa Giovanni Paolo II per convocare il suo storico incontro di religioni, risiede nel messaggio di pace che promana da essa. Un messaggio che non resta un’utopia lontana, ma che ingloba una via di pace, quella del reciproco riconoscimento, del dialogo, della mutua condivisione di ricchezze e povertà. Questi sono tutti argomenti che riguardano anche la relazione tra popoli e tra Stati, riguardano cioè la politica. Pertanto dalla spiritualità alla politica il passo può essere breve e sotto questa specie certamente Assisi rappresenta una risorsa anche nelle relazioni fra gli Stati e i popoli. Quello che Giovanni Paolo II disse ai leader religiosi convenuti nel 1986 vale anche per i leader politici: Assisi insegna ad essere coscienti della comune origine e del comune destino dell’umanità. Tanto più che i milioni di persone che vi si recano per un incontro con san Francesco, lo fanno perché attratti da un esempio di vita. E mi pare sia quanto mai attuale l’invito di Benedetto XVI alla necessità di vivere con coerenza. La coerenza dei comportamenti è, non solo un valore di per sé, ma anche condizione per il rispetto degli altri.

Da alcuni anni siamo immersi in una crisi economica che sta segnando pesantemente la vita delle persone e le aspettative delle giovani generazioni, sempre più marginali e deboli. E’ una situazione durissima e per certi versi inedita, ne siamo consapevoli – signor Presidente – che richiede buona volontà, idealità, senso della giustizia. Grandi responsabilità sono sulle spalle dei governanti. Nella lettera ai Reggitori dei popoli, San Francesco invitava a pensare alle cose di Dio per servire meglio l’uomo. Può essere questa un’indicazione per il suo lavoro? 

Chiunque nella propria coscienza ponga il primato dei valori sperimenta un’opportunità di libertà che è la radice di quel distacco necessario per occuparsi della cosa pubblica senza temere di restare schiacciati dalla logica degli interessi o delle ambizioni personali. Intendo in questo senso il richiamo di San Francesco, che penso possa interpellare più generalmente chiunque nella società svolga compiti che comportano scelte dalle conseguenze significative per altri soggetti.

Signor Presidente, è giunto quasi alla conclusione del suo mandato. Come capo del Governo si è fatto carico dei problemi del popolo italiano. A volte pensiamo che come San Francesco ha ”riparato” la Chiesa, anche Lei è stato chiamato a ”riparare” la casa comune degli italiani. A che punto siamo in questo lavoro di riparazione? 

È vero che il nostro Paese presenta ancora i segni di un edificio danneggiato e ha conosciuto il pericolo delle intemperie. Io sono stato chiamato a fronteggiarne una, e grazie anche alla collaborazione del Parlamento, siamo riusciti a tenere salde le fondamenta e a riportare il Paese in una situazione che consente di proseguire in quel lavoro di riparazione, come Lei lo definisce. Per quanto mi riguarda, ho cercato di arare il terreno che mi pareva – e che tuttora mi pare rimanga – il più ostico benché indispensabile, quello della coesione e della integrazione. Senza ritrovare un comune senso di responsabilità e di condivisione degli interessi comuni del Paese, la politica rischia di essere un elemento disgregatore che tradisce la sua originaria missione. Non ho mai fatto mistero del mio programma fondamentale, che è quello di operare per liberare il Paese dalle resistenze corporative e dai privilegi diffusi che lo tengono ingessato e che sacrificano intollerabilmente le nuove generazioni.

Francesco d’Assisi e il movimento francescano hanno avuto un ruolo importante nella civilizzazione ed evangelizzazione dei popoli d’Europa con la spiritualità, l’arte, le scienze, la filosofia e la cultura. Eppure, tra le Istituzioni europee, si stenta a riconoscere apertamente tale influsso determinante per le radici cristiane d’Europa. Come mai, secondo Lei?

Vi è, ed è chiara a tutti, una grande storia che nessuno potrà negare, e che dimostra come il cristianesimo, ma più in generale l’umanesimo giudaico-cristiano, abbia forgiato di sé lo spazio continentale che chiamiamo Europa. A fronte di questa storia, (e ripeto quello che ho affermato sul tema anche in Senato, all’inizio di quest’anno) sta un patrimonio che riguarda il modo in cui l’Europa è costruita, il modo in cui le scelte politiche sono avvenute nel corso dei decenni. Questo modo mostra che l’Unione europea è anche lo spazio per l’affermazione dei valori che costituiscono le fondamenta di una visione per il futuro.

Fra i siti italiani riconosciuti dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità c’è Assisi, la Basilica di San Francesco e altri luoghi francescani. Ogni anno circa cinque milioni di pellegrini e visitatori arrivano ad Assisi per raccogliersi davanti al sepolcro di Francesco e per ammirare le sue basiliche, che racchiudono opere d’arte e affreschi di maestri che hanno segnato l’inizio dell’arte figurativa occidentale, come Cimabue, Giotto, Martini, Lorenzetti ed altri. Qual è il ruolo del suo governo per conservare e promuovere questo patrimonio inestimabile per le future generazioni? 

L’immenso patrimonio culturale di cui l’Italia va giustamente fiera, inteso nella sua accezione più vasta, non può essere trascurato da nessun Governo e tantomeno lo è dal presente. La recentissima cerimonia (6 dicembre 2012) che si e’ svolta alla presenza del Ministro Ornaghi per celebrare il completamento del restauro degli affreschi della cappella di San Nicola, posta nel transetto settentrionale della Basilica inferiore di Assisi – restauro reso possibile grazie al contributo del privato sociale – è la più recente conferma dell’impegno del governo a tutelare e valorizzare questo straordinario patrimonio culturale, rispetto al quale si dovranno considerare anche le possibili iniziative destinate a migliorare l’accoglienza dei sempre più numerosi pellegrini e visitatori.

Ogni giorno la comunità del Sacro convento affida a San Francesco anche la Nazione italiana e i suoi governanti. C’è una intenzione particolare che vorrebbe affidare alla nostra preghiera? 

Che Francesco d’Assisi, il ricco giovane capace di lasciare tutto per seguire un ideale, ispiri quanti più giovani possibile ad un generoso impegno civile e professionale, in modo da realizzare se stessi e contribuire alla crescita morale e civile del nostro Paese e dell’Europa.

Siamo alla vigilia di Natale. Qual è l’augurio che si sente di fare agli italiani e a se stesso?

Di cogliere il Natale come un’opportunità non superficiale per guardare all’interno del nostro cuore e ritrovare ragioni solide e durature per l’impegno quotidiano, specie in favore dei più deboli.

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