Conformarsi a Cristo

La missione del Cristiano: Vivere imitando Gesù.

0 44

La vita in Cristo è per sua natura esperienza di crescita progressiva verso una maturità mai pienamente raggiunta. Si è Cristiani solo per diventarlo. Questo è vero per tutte le età della vita, ma lo è in maniera particolare per l’età giovanile, quando l’esperienza di fede si colloca in un momento contrassegnato da un intenso, prepotente dinamismo di scoperta e di crescita.

Conformarsi a Cristo

Partendo dal cuore della persona, la fede, la speranza e la carità plasmano la personalità del credente, attraverso un impegno morale coerente e continuato, conformandola a Cristo, sotto la guida e la forza dello Spirito. È una lenta maturazione della persona, che interessa l’intelligenza, la volontà e l’affettività e le conferisce il carattere morale; forma una mentalità cristiana capace di vedere, giudicare, progettare con gli occhi di Dio; forma una coscienza morale alimentata dal vangelo, capace di discernere “la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2) nelle diverse situazioni della vita e di progettare in modo creativo la propria fedeltà a Cristo, secondo la propria vocazione.
Questa maturazione della persona apre la volontà e l’affettività all’amore di Dio e dei fratelli. Le rende capaci non soltanto di fare il bene perché comandato e doveroso, ma perché desiderato; di compierlo con l’interiore spontaneità dell’amore, suscitato in noi dallo Spirito. Dà, infine, unità e coerenza interna a tutta la personalità, assimilandola sempre di più a Cristo, legge interiore del credente. La nostra legge è Cristo, che viene a vivere in noi il suo stesso amore.

L’esempio dei santi

Nello sviluppo della personalità umana svolge un ruolo significativo il dinamismo psicologico dell’identificazione: abbiamo bisogno di poterci rispecchiare in modelli riusciti di umanità.
Nel plasmare la sua personalità per conformarla a Cristo, uomo perfetto e modello ideale di ogni pienezza umana, il credente è sorretto e orientato da figure riuscite di umanità credente: sono i santi, i grandi della fede, modelli originali di un’umanità tanto più piena quanto più illuminata da Cristo e animata dallo Spirito. È un’identificazione che non ha nulla della imitazione pedissequa ed esteriore.
Dai santi il credente impara a fare della sua vita quel capolavoro originale e unico di umanità e di fede che Dio vuole da lui. Dalla grande varietà dei santi e delle condizioni in cui hanno testimoniato la propria fede accoglie anche una provocazione: tutti possiamo e siamo chiamati a diventare santi (1Pt 1,15-16), e non ci sono condizioni di vita o situazioni storiche che possano da sole impedirlo.
Un cammino nella comunità
L ’esempio di questi modelli di vita è solo un elemento di quella grande fraternità che avvolge ed accompagna il credente nella sua crescita umana e cristiana e che è costituita dalla Chiesa. La Chiesa, presenza viva di Cristo nel tempo e luogo privilegiato dell’azione dello Spirito nella storia, è l’ambito concreto della vita cristiana. Non siamo santi per noi stessi né lo diventiamo da soli. Siamo invece chiamati a vivere da santi creando comunione, mettendo i nostri doni a servizio gli uni degli altri: in una parola, siamo chiamati a fare Chiesa. È la Chiesa l’ambito più immediato di quell’amore dei fratelli, che è il comandamento nuovo di Gesù.
Nella celebrazione eucaristica, la comunità cristiana fonda la sua solidarietà fraterna sulla presenza di Cristo e sulla proclamazione della sua parola. La Chiesa sorregge i credenti nella loro lotta contro il peccato e, attraverso il sacramento della Riconciliazione, sigilla il loro itinerario di conversione con la parola del perdono, che essa pronuncia a nome e per incarico di Cristo. La fedeltà a Cristo e l’interiore docilità allo Spirito impegnano il credente a vivere con coerenza la sua appartenenza ecclesiale, non parziale e selettiva, ma totale.

Una legge viva, scritta nel cuore

La volontà di vivere il vangelo nel quotidiano dell’esistenza, cioè di conformarci a Cristo attraverso l’impegno morale risponde, da un lato, alle nostre aspirazioni più profonde, ma urta, dall’altro, contro la spontaneità immediata di molti nostri desideri e trova resistenza in alcune tendenze radicate in noi. Così ciascuno sperimenta in se stesso una certa divisione interiore. È la tensione che percorre tutto il messaggio morale del vangelo: esso promette la pienezza di vita, ma non la vita facile: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,23-24).
Di fronte a questa esperienza di divisione interiore, la parola di Dio si presenta alla nostra libera obbedienza non con il carattere costrittivo di una legge che irrompe dall’esterno nella vita e resta fondamentalmente estranea ai dinamismi della nostra realizzazione umana, ma come una legge viva, scritta nel cuore. Questa legge è il dono dello Spirito. Egli infonde in noi quell’amore che è sorgente di un impegno morale non più vissuto nella sottomissione servile, ma nell’obbedienza di figli che sanno di essere amati.

La pedagogia della legge

Nell’uomo, salvato da Cristo, restano però ancora le tracce di un’oscura solidarietà con il peccato presente in tutta là storia umana, nelle strutture della società e nelle espressioni di ogni cultura. Queste tracce sono profondamente radicate nelle stesse fibre della nostra personalità, fino a rendere quasi istintivo il male, l’egoismo, là rivalità con l’altro. Tutto ciò dà alla nostra vita il carattere di una lotta (Rm 7,14-25). Siamo costretti a combattere contro qualcosa che è dentro di noi: il vecchio Adamo solo faticosamente e lentamente cede il posto all’uomo nuovo secondo lo Spirito, capace di frutti di “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
In questa lotta abbiamo bisogno della “pedagogia della legge”, di indicazioni e norme che ci permettono di mantenere la nostra vita orientata sulla strada della carità. La legge ci ricorda, da una parte, che non siamo ancora pienamente configurati a Cristo, non ancora pienamente partecipi della sua vittoria sul peccato, non compiutamente trasfigurati dal suo amore; dall’altra, ci aiuta positivamente a individuare la volontà del Signore. È saggia amministrazione della propria vita, intelligente maturazione della propria personalità accogliere con docilità le indicazioni che vengono dalla legge scritta nella parola di Dio, proposta dalle norme dettate dai pastori della Chiesa, suggerite dall’antica sapienza della Chiesa e consigliate da chi si prende cura della nostra vita di fede. Per giungere alla piena maturità di Cristo, è necessario percorrere un cammino, lasciandosi educare, per imparare a discernere il bene dal male.

Fonte: Educat.it

Potrebbe interessarti anche... Altro dello stesso autore

Fai un commento

La tua email non sarà pubblicata.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Rimani sempre aggiornato direttamente nella tua email!