Consigli di lettura…

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Il titolo dell’ultimo romanzo di Claudio Morandini ricalca il verso di un sonetto di Petrarca: “La vita fugge, et non s’arresta una hora, et la morte vien dietro a gran giornate.”

In tal senso, A gran giornate si configura come un romanzo legato alla più alta tradizione letteraria italiana da cui prende le mosse per poi immergersi in un contesto sfacciatamente contemporaneo. L’espressione a gran giornate indica il ritmo incalzante degli eventi e delle vicissitudini che scandiscono la vita dell’uomo, compresa quella dei protagonisti del romanzo, che con un moto irrefrenabile sono ognuno alla ricerca del quid che possa placare la propria inquietudine. Incontriamo così Onorato Casamagna, che ama una bambola gonfiabile come fosse una donna in carne e ossa, sebbene lei resti sempre soggiogata al volere di lui; Tullio Semenzani, un truffaldino senza pietà nemmeno per gli anziani moribondi che vuole derubare; il sacrestano Nathan, dapprima sprezzante verso i nudisti e poi convertitosi egli stesso al naturismo integrale; lo scrittore Gabriele Angous, che cerca salvezza in un sanatorio disperso tra i monti, salvo poi trovare il falso amore di una personal nurse contesa con un moribondo barzellettiere; Franco Spaventa, l’uomo dalla lingua biforcuta che cerca serenità nelle ripetute afflizioni fisiche della body art più estrema; Ollsenn, l’uomo più enigmatico del gruppo, con una grande passione per la Polaroid e un odio viscerale per l’abitante di una casa a forma di salsiccia. Ciascuno di questi uomini è protagonista di una storia a sé, prima di incontrare gli altri nel corso di un viaggio dai contorni onirici, in cui tutti si ritroveranno compagni di avventure a tratti divertenti e a tratti inquietanti, ma sempre comunque al limite del realismo.

Chi conosce Claudio Morandini, non può non individuare in A gran giornate alcuni elementi propri dei suoi romanzi precedenti: ci sono i melolontini di “Le larve”, la disgregazione del potere già visto ne “Il sangue del tiranno”, e la musica classica imperante in “Rapsodia su un solo tema”. La cifra stilistica di Morandini risiede dunque in una commistione di erudizione classica – essendo egli musicista e professore di greco e latino – e attrazione per lato oscuro e decadente della natura, come dell’uomo.

In A gran giornate, i protagonisti assumono uno spessore tale che quasi sembrano prendere forma accanto a noi, e di loro conosciamo soprattutto la facciata in declino, fisico e morale. Morandini sembra ammonirci che, quali che siano i nostri obiettivi e le aspirazioni che muovono i nostri passi, arriva inesorabilmente il momento in cui anche la più nobile delle volontà cede alla legge di natura. E quali che siano i nostri vizi e virtù, il deperimento fisico prima o poi arriva per tutti.

Come ogni romanzo di Claudio Morandini, anche questo sorprende per la varietà delle situazioni delineate, per la profondità dei personaggi, e per le molteplici sfaccettature dell’animo umano che si imprimono nella mente grazie alla scelta di termini soppesati con cura. A gran giornate si configura come un susseguirsi di storie surreali e picaresche, che suscitano ora sorriso e ora inquietudine, e che si stagliano sulla pagina grazie a una struttura sintattica precisa ed essenziale, di certo frutto di un accurato labor limae.

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