Corpus Domini (Anno A)

Oggi adoriamo e ringraziamo il Signore Gesù per il dono stupendo del suo Corpo e del suo Sangue.

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Nei quarant’anni trascorsi dal popolo di Dio nel deserto, emerge l’insegnamento che il nutrimento miracoloso della manna aveva come scopo, oltre la sussistenza in vita, di far capire all’uomo la sua dipendenza assoluta da Dio (I Lettura). Giovanni mette in evidenza l’importanza della realtà storica dell’incarnazione, dalla quale dipende la trasformazione dell’umanità. È attraverso la concreta assunzione della nostra umanità che Gesù ci trasforma, donandoci la sua divinità. Nel discorso eucaristico Gesù ci fa comprendere che dobbiamo unirci alla sua umanità attraverso l’assimilazione della sua carne e del suo sangue. Alla reazione dei suoi interlocutori, Gesù conferma la durezza delle sue parole, coerenti con l’affermazione «il Verbo si è fatto carne». Gesù collega, inoltre, questo eccezionale convito con la risurrezione corporale dell’uomo: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Vangelo). Paolo scopre in tutto questo una logica: il calice della benedizione è “comunione” con il sangue di Cristo; il pane che spezziamo è “comunione” con il corpo di Cristo (II Lettura). Non si tratta di semplici modi di dire.

Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il pane. Il pane è una realtà santa, indica tutto ciò che fa vivere, e che l’uomo viva è la prima legge di Dio. Che cosa andremo a fare domenica nelle nostre celebrazioni? Ad adorare il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che contengono. Celebriamo Cristo che si dona, corpo spezzato e sangue versato? Non è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Infatti che dono è quello che nessuno accoglie? Che regalo è se ti offro qualcosa e tu non lo gradisci e lo abbandoni in un angolo? Oggi è la festa del prendete e mangiate, prendete e bevete, il dono preso, il pane mangiato. Come indica il Vangelo della festa che si struttura interamente attorno ad un verbo semplice e concreto “mangiare”, ripetuto per sette volte e ribadito per altre tre insieme a “bere”.

Gesù non sta parlando del sacramento dell’Eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui. Mangiare e bere la vita di Cristo non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella “messa sul mondo” (Theilard de Chardin). Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Determinante è la piccola preposizione : “in”. Che crea legame, intimità, unione, innesto, contiene “tutta la ricchezza del mistero: Cristo in voi” (Col 1,27). La ricchezza della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Il Verbo che ha preso carne nel grembo di Maria continua, ostinato, a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.
Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: “Io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita”. Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore: Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, con la stessa vocazione: non andarcene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

Parola di Dio: Dt 8,2-3.14b-16a. Sal 147. 1Cor 10,16-17. Gv 6,51-58 (QUI il link per leggere e meditare le letture del giorno)

Fonte: Avvenire.it la-domenica.it

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