Domenica di Pentecoste (Anno A)

Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo, egli che tutto unisce, conosce ogni linguaggio.

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«Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale » (Prefazio). La Chiesa loda il Padre perché lo Sposo è stato fedele alla sua Sposa. Cristo non ha abbandonato i suoi fedeli, ma ha inviato lo Spirito Santo, fonte zampillante per la Chiesa. Dalla Pentecoste fino alla fine dei tempi, il popolo di Dio avrà la missione di essere segno e strumento per diffondere l’Amore divino ai confini della terra e nelle profondità dei cuori. Il dono dei sacramenti rende vivo e operante Cristo attraverso i credenti: con la potenza dello Spirito Santo, Egli si fa vicino ai sofferenti e benedice la gioia dell’amore.

Vento e fuoco

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, i discepoli si trovano ancora nella sala superiore, nel luogo dalle pareti intrise delle fragranze del dono di Gesù, nella sala dove si fa memoria di lui e dove ci si raduna per evitare la dispersione e il regresso alla vita di un tempo, alla sfera del privato. In quel cenacolo che è ormai la loro casa, dove la presenza della madre del Maestro è riferimento e cardine di coesione, i discepoli diventano testimoni di un altro evento che, seppur atteso, supera comunque le loro aspettative. Radunati in un luogo dove sono forti solo grazie alla preghiera, vengono sorpresi dall’irruzione sorprendente del divino che non tollera il chiuso e spalanca le porte attraverso la forza di un vento che rievoca la ruah primordiale e richiama la promessa della dynamis fatta dal Risorto prima del suo congedo (cf. At 1,8). Al vento si affianca il fuoco, altro elemento teofanico, che richiama il Sinai e il dono delle Parola (cf. Es 19,16-19). Nella tradizione biblica il fuoco accompagna la manifestazione del Dio che parla e consegna la Parola, ma rimanda anche all’opera divina di scaldare, illuminare, saggiare i cuori, provare la resistenza delle opere umane, purificare e rivitalizzare. Al Sinai si ode la voce, qui sono i discepoli che vengono trasformati in voce, perché inviati a predicare una parola di fuoco. La Chiesa nasce quindi dal fuoco, da un incendio che divampa nella prima Pentecoste cristiana e che manifesta il tripudio della Parola del Risorto imbevuta di Spirito Santo. L’Alleanza nuova e definitiva è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio che fa nuove tutte le cose e incide cuori di carne.

La sinfonia delle grandi opere divine

La parola degli apostoli si impregna dello Spirito del Risorto e acquista un suono nuovo. Il fuoco dell’amore divino si comunica ora all’uomo mediante un labbro nuovo, una parola “diversa” eppure intellegibile, se tutti possono comprenderla come se fosse tradotta simultaneamente nella propria lingua. Lo Spirito Santo si manifesta mediante una sinfonia di suoni che unisce e compone armonicamente le diversità. Le partiture che fa suonare agli abitanti del cenacolo sono le melodie delle «grandi opere» di Dio, opere la cui bellezza ha il potere di attrarre vicini e lontani. Il fuoco di Dio, come accadde anche al roveto ardente per Mosè, non consuma ma infiamma, non spegne ma accende. È un fuoco che riattiva la memoria, fa fiorire la lode, sprigiona la profezia e dilata i confini rigidi di ogni perimetro, confine e appartenenza. Queste caratteristiche combaciano con quelle dell’amore che, quando sboccia, tutto risveglia, a partire dai sensi e dalla parola che da distruttiva si fa creativa e performativa.

Il soffio della pace

Il mistero salvifico della Pentecoste, intimamente unito all’evento pasquale dell’apparizione del Risorto, sprigiona la novità di vita. Per l’autore del quarto Vangelo Risurrezione e Pentecoste coincidono e convergono in una esperienza che apre ai discepoli una comprensione nuova della vita, di sé, del Cristo, delle relazioni. La Pasqua è ingresso in un tempo nuovo dove ogni cosa viene rinnovata. Il rinnovamento tocca ogni ambito della vita. Il Signore mostra ai suoi la sua vittoria sulla morte: si mostra come il Risorto, il Vivente. Non nasconde però i segni della passione: mostra loro mani e fianco, come a significare che la trasfigurazione operata dalla risurrezione non avrebbe potuto avere luogo senza che le sue carni fossero sfigurate. Il mistero pasquale di Cristo è ritmato da due eventi che non possono essere mai disgiunti: umiliazione e glorificazione, morte di croce e risurrezione. Il Risorto viene tra i suoi e li saluta, facendosi riconoscere e liberando la loro gioia, che era stata incatenata dalla paura di ulteriori violenze dei Giudei. Liberata la loro gioia, egli libera un saluto nuovo, mai pronunciato prima d’ora. Si tratta di un saluto che non segna una visita qualunque, ma un incontro in cui il Risorto consegna una missione. I discepoli non sono dei manovali a servizio del Maestro, ma degli inviati che appartengono alla stessa dinamica missionaria con cui il Figlio è inviato dal Padre: come il Padre ha inviato il Figlio, così il Figlio invia i suoi. Essi sono chiamati a collaborare alla missione di Gesù, o meglio a prolungarla nello spazio e nel tempo. Per vivere questa missione senza confini, non basterà la buona volontà. La missione cristiana avrà bisogno di forza dall’alto, dello Spirito santo che è lo Spirito di Cristo. Con un gesto che richiama la prima pagina della Genesi e il respiro che Dio soffia per innescare il suo lavoro creativo, Gesù risorto alita sui discepoli il suo soffio. Questo soffio non vuole lasciarli come prima, ma desidera aprire i loro cuori alla grazia del perdono e della riconciliazione. È un soffio che in primis li ricrea perdonandoli, perché la paura di perdere la loro vita a causa sua li ha portati ad errare lontano da lui e a disconnettersi dal circolo vitale della comunione d’amore. È un soffio che inoltre li rende a loro volta comunicatori di perdono e di riconciliazione per i fratelli. Lo Spirito Santo infatti è il riconciliatore per eccellenza, è quel direttore di orchestra che tutto desidera armonizzare.

Battezzati in un solo Spirito

Lo Spirito di Cristo viene sprigionato con forza con il mistero pasquale e si dedica alacremente alla sua opera di riconciliare, armonizzare, unificare. L’apostolo Paolo ne ha compreso per grazia l’opera e desidera farla conoscere ai credenti. Per questo grande innamorato di Cristo ed evangelizzatore dei popoli, lo Spirito Santo è colui che ci fa riconoscere e confessare la signoria di Gesù. È lo Spirito di verità che non permette di sbagliare ed è lo Spirito che conferisce a ciascuno un dono «per il bene comune» (1Cor 12,7). Per Paolo lo Spirito è colui che per mezzo del battesimo ci conferisce una nuova nascita, è colui grazie al quale siamo liberati in virtù dei segni di un’appartenenza esclusiva, è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione che sa rimuovere le barriere tra Giudei e Greci, tra schiavi e liberi, per farne un solo corpo. Egli edifica la comunità dei credenti armonizzando l’unità del corpo e la molteplicità delle membra. È il fermento che fa crescere la Chiesa aiutandola ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e degli scandali.

Parola di Dio (QUI il link per leggere e meditare le letture)
At 2,1-11 Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Sal 103 Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra; oppure Alleluia, alleluia.
1Cor 12,3b-7.12-13 Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.
Canto al Vangelo Alleluia, alleluia. Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Alleluia.
Gv 20,19-23 Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Fonte: Sussidio CEI Pasqua 2017 – la-domenica.it

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