Domenica di Pentecoste (Anno C)

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Letture del giorno:

At 2,1-11;

Sal 103;

Rm 8,8-17;

Gv 14,15-16.23-26;

L’odierna solennità della Pentecoste, che segue quella dell’Ascensione di Gesù al cielo, celebra l’episodio riferito nella prima lettura (Atti 2,1-11), cioè la visibile discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e gli altri primissimi amici del Risorto. Gesù “sale”, lo Spirito “scende”: questi verbi spaziali esprimono semplici convenzioni; sono soltanto un modo umano di intendere la distinzione tra la realtà visibile e quella trascendente. Sottintendono tuttavia un rapporto tra i due mondi, che non si limita ai fatti eccezionali celebrati domenica scorsa e oggi: per la fede cristiana il rapporto è abituale, quotidiano; da un lato “sale” a Dio la fiduciosa preghiera degli uomini, e dall’altro “scende” su di loro in varie forme la costante benevolenza divina.

Oggi dunque i cristiani, oltre al fatto appena ricordato, indirettamente celebrano il dono dello Spirito che nella sua infinita bontà Dio continua a elargire a tutti, attraverso il battesimo, la cresima e tutti gli altri sacramenti. A tutti, come ricorda Paolo scrivendo ai cristiani di Roma (seconda lettura; Romani 8,8-17).

La presenza dello Spirito Santo tra gli apostoli e poi tutti i cristiani, cioè nella Chiesa, è fondamentale, e per questo le sacre Scritture ne parlano ripetutamente. Domenica scorsa abbiamo sentito che prima di ascendere al cielo Gesù ha raccomandato agli apostoli di restare a Gerusalemme sino a quando non avessero ricevuto quel dono. Ma già in precedenza egli l’aveva annunciato e spiegato: ne è esempio il vangelo di oggi (Giovanni 14,15-26), tratto dai discorsi rivolti da Gesù agli apostoli durante l’ultima cena: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Sono parole molto eloquenti. Anzitutto Gesù chiama lo Spirito con un nome che dichiara il suo ruolo presso gli uomini: Paràclito significa amico, consigliere, difensore, consolatore. Dice poi che lo Spirito è dono di Dio Padre, elargito su richiesta di Gesù, per i suoi meriti: il dono è dunque un frutto della Pasqua. Inoltre Gesù parla di uno dei ruoli che lo Spirito svolge: insegnare e ricordare. I vangeli, le lettere di Paolo e insomma tutta quella parte della Bibbia che chiamiamo Nuovo Testamento raccoglie quanto i primi cristiani, sotto la guida dello Spirito Santo, ricordavano e avevano capito delle parole e dell’opera di Gesù.
 Ma la comprensione delle ricchezze racchiuse nell’operato di Gesù non può né potrà mai dirsi conclusa, per due buone ragioni: perché quelle ricchezze sono infinite e dunque inesauribili, e perché hanno un valore perenne, per cui prendono sempre nuova luce col mutare delle situazioni cui vanno applicate. In altri termini: ogni uomo è unico, è irripetibile, ha qualcosa di esclusivamente suo da illuminare con la Parola di Dio; gli uomini nel loro insieme fanno la storia, creando o fronteggiando situazioni ogni giorno diverse, da discernere e orientare secondo la Parola di Dio.

Dio ha parlato una volta per sempre; lo Spirito Santo guida a recepire il messaggio nel modo giusto, per tradurlo al meglio nella realtà in continua mutazione. Concretamente, tuttavia, ci si può chiedere chi e come può comprendere quale sia la volontà di Dio nelle diverse circostanze, e in proposito la risposta non manca. Il primato è della coscienza, che sa capire e valutare e decidere tanto più e meglio quanto più e meglio conosce l’immutabile Parola di Dio (da qui la necessità per i cristiani di familiarizzarsi con la Bibbia, senza mai presumere di conoscerla “abbastanza”). Inoltre, nella sua bontà Gesù ha predisposto un aiuto vivente e perenne, in grado di “leggere” la Bibbia come si conviene. E’ questo uno dei compiti della Chiesa, che lo può svolgere perché così ha voluto il suo Fondatore: “Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa”.

Fonte:Qumran2.net – Commento di Mons. Roberto Brunelli

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