Fonti Francescane – Regola non Bollata, cap VI – XV

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CAPITOLO Vl
   
DEL RICORSO DEI FRATI Al LORO MINISTRI
   
E CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE
   
[22]

I frati, in qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra vita, quanto prima possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino. Il ministro poi procuri di provvedere ad essi, così come egli stesso vorrebbe si facesse per lui, se si trovasse in un caso simile.

[23]

E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l’uno lavi i piedi all’altro.

CAPITOLO Vll
   
DEL MODO Dl SERVIRE E Dl LAVORARE
   
[24]

Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti danno alla loro anima; ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.

E i frati che sanno lavorare, Iavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute dell’anima e può essere esercitato onestamente.

Infatti dice il profeta: “Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e t’andrà bene”; e l’Apostolo: “Chi non vuol lavorare, non mangi”; e:“Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella professione cui fu chiamato”. E per il lavoro prestato possano ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.

E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina come gli altri poveri.

[25]

E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.

Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa’ sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato, e ancora: L’ozio è il nemico dell’anima. Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona.

[26]

Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno.

E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione.

[27] 

E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti , ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili.

CAPITOLO Vlll
   
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO
   
[28]

Il Signore comanda nel Vangelo: “Attenzione, guardatevi da ognimalizia e avarizia”; e: “Guardatevi dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita”. Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi.

E il diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi. Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto, di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli.

E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità.

E se per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta sinceramente.

E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.

Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l’elemosina per essi.

Si guardino però molto dalla pecunia. Similmente, tutti i frati si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno

CAPITOLO IX
   
DEL CHIEDERE L’ELEMOSINA
   
[29]

Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare.

[30]

E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.

[31] 

E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina.

E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli E quando gli uomini facessero loro vergogna e non volessero dare loro l’elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.

E sappiano che l’umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno.

E l’elemosina è l’eredità e la giustizia dovuta ai poveri; l’ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù Cristo. E i frati che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore.

[32]

E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. E ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio, in tutte quelle cose in cui Dio gli darà grazia. E colui che non mangia non giudichi colui che mangia.

[33]

E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il qualemangiò i pani dell’offerta che non era permesso mangiare se non ai sacerdoti. E ricordino ciò che dice il Signore: “Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall’ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita e che quel giorno piombi su di voi all’improvviso, poiché cadrà come un laccio su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra”.Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge.

CAPITOLO X
   
DEI FRATI INFERMI
   
[34]

Se un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più se sarà necessario, che lo servano come vorrebbero essere serviti essi stessi; però in caso di estrema necessità, lo possono affidare a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.

[35]

E prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere, sano o malato, poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti dei flagelli e delle infermità e con lo spirito di compunzione, così come dice il Signore: “lo quelli che amo, li correggo e li castigo”.

Se invece si turberà e si adirerà contro Dio e contro i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando troppo di liberare la carne che presto dovrà morire, e che è nemica dell’anima, questo gli viene dal maligno ed egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate, poiché ama più il corpo che l’anima.

CAPITOLO Xl
   
CHE I FRATI NON FACCIANO INGIURIA NÉ DETRAZIONE,
   
MA Sl AMINO SCAMBIEVOLMENTE
   
[36]

E tutti i frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le dispute di parole, anzi cerchino di conservare il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. E non litighino tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con umiltà, dicendo: Sono servo inutile.

[37]

E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello, sarà condannato al giudizio; chi avrà detto al suo fratello “raca”, sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà detto “pazzo”, sarà condannato al fuoco della Geenna. E si amino scambievolmente, come dice il Signore: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi”. E mostrino con le opere l’amore che hanno fra di loro, come dice l’apostolo: “Non amiamo a parola né con la lingua, ma con le opere e in verità”. Enon oltraggino nessuno; non mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto: “i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio”. E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine verso tutti gli uomini.Non giudichino, non condannino; e come dice il Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli altri, ma pensino piuttosto ai loro nell’amarezza della loro anima.

E si sforzino di entrare per la porta stretta, poiché dice il Signore:“Angusta èla porta e stretta la via che conduce alla vita; e sono pochi quelli che la trovano”

CAPITOLO Xll
   
DEGLI SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE
   
[38]

1 Tutti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri e lacompagnia delle donne.

2 E nessuno si trattenga in consigli né cammini solo perla strada né mangi alla mensa in unico piatto con esse.

3 I sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza o per qualche consiglio spirituale.

4 E nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all’obbedienza da alcun frate, ma una volta datole il consigliospirituale, essa faccia vita di penitenza dove vorrà.

5 E tutti dobbiamovigilare molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre membra pure, poiché dice il Signore:“Chiunque avrà guardato una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore”. E l’apostolo: “Non sapete che le vostre membra sono tempio dello Spirito Santo?; perciò, se uno violerà il tempio di Dio, Dio distruggerà lui”.

CAPITOLO Xlll
   
DELL’EVITARE LA FORNICAZIONE
   
[39]

Se un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato dell’abito, che per il turpe peccato ha perduto il diritto di portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra Religione. E dopo faccia penitenza dei peccati.

CAPITOLO XIV
   
COME I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO
   
[40]

Quando i frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio, né sacco, né bisaccia, né pane, né pecunia, né bastone. Ein qualunque casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa. E dimorando in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà presso di loro. Non resistano al malvagio; ma se uno li percuote su una guancia, gli offrano l’altra. E se uno toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. Diano a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano.

CAPITOLO XV
   
CHE I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE, NE VADANO A CAVALLO
   
[41]

Ordino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di sé, né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.

E non sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da infermità o da grande necessità.

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