Gesù è presentato al tempio

Il quarto mistero della gioia

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la mia mente nel pensare agli innumerevoli benefici che ha fatto a me questa cara mammina mi vergogno di me stesso, non avendo guardato mai abbastanza con amore il di lei cuore e la di lei mano, che con tanta bontà me li compartiva; e quel che mi da afflizione è di aver ricambiato le cure affettuose di questa nostra madre con tanti continui disgusti. (Padre Pio, Epistolario I, 1-V-1912 a P. Agostino, pag 276)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore -come è scritto nella legge del Signore:Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi,come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio. Lc (2, 22-28)

La presentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia della consacrazione e immerge nell’estasi il vecchio Simeone, registra anche la profezia del “segno di contraddizione” che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l’anima della Madre» (Rosarium Virginis Mariae, n. 20)

Gesù nasce in mezzo al popolo ebreo, per incarnarsi nell’umanità. Viene a prendere possesso del Tempio per svelare il mistero da sempre nascosto in Dio. Gli occhi, non solo di Simeone ma di tutti, hanno visto la salvezza, perciò si può prendere coraggio e incamminarsi oltre i confini della terra. Dio è diventato amico e lo si può scorgere sul volto dell’uomo. La salvezza non appartiene a qualcuno ma è donata a tutti.L’uomo non è più schiavo perché in lui si sono incarnate la sapienza e l’amore

Gesù viene riscattato con l’offerta di due tortore e si pone come segno di contraddizione: molti si salveranno o si danneranno a motivo di lui. Con la sua nascita l’umanità è a un bivio: o con Lui o contro di Lui, non si può restare indifferenti. Chi è con Lui raccoglie, costruisce, sale; chi è contro di Lui sfascia, si chiude nell’egoismo, si isola. Costruire un mondo nuovo è compito della fede, perché questa è la risposta umana, sussurrata dallo Spirito Santo, all’invito di Dio:il nuovo è dire «Si» coinvolgendo gli altri per un mondo più umano in cui il divino sia manifesto.

Maria inizia il suo calvario accanto a Gesù: Simeone le ha detto che una spada le trapasserà l’anima. La sensibilità di Maria, donna senza peccato, è totalmente presa dal bene per l’uomo di cui lei è l’esemplare più riuscito si da essere obbediente in tutto alla volontà di Dio. Appartenendo all’uomo è consapevole che l’umanità non rispetta il progetto della creazione e si comporta da ribelle e da nemica della croce. Nel Figlio vede anche noi suoi figli e fratelli del suo Gesù. Mentre è gioiosa per l’obbedienza del Figlio Gesù, è addolorata per la ribellione o il peccato dei figli-fratelli di Gesù. Ella trepida per la nostra sorte di ribelli e ci vorrebbe figli attenti e premurosi.

Simeone è felice d’aver visto «l’aspettato delle genti»: ormai non desidera più nulla dalla vita e si dichiara disposto a morire. L’incontro con Dio avviene già su questa terra, dove si vive ogni giorno e s’intraprende la salita al Cielo. Così, pian piano, l’uomo da peccatore si trasforma in santo. Maria, tutta sollecita, ci mette Gesù nelle nostre braccia, perché avvertiamo il calore divino e ci sentiamo impegnati a portare Gesù agli altri e con questo costruire insieme la speranza: pur essendo abitanti della terra, la nostra dimora è nei Cieli.

Fonte: “Il Santo Rosario- Il Credo fatto preghiera” scritto da Don Giovanni Ercolino

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