Giovani e Chiesa: un disegno da scoprire

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 Un bilancio del convegno nazionale di pastorale giovanile
 
 
Oggi, in Italia, uno dei compiti prevalenti al quale siamo chiamati è far scoprire ai giovani il disegno che Dio ha su di loro“.
 

Ne è convinto don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale di pastorale giovanile (Snpg), che al SIR traccia un bilancio del XII convegno nazionale di pastorale giovanile, “Crescere insieme per la vita buona” che si è chiuso domenica 13 novembre, a Roma.Compito che si assolve partendo dall’impegno vocazionale, cui va affiancato quello missionario. Si tratta di “essere presenti ovunque, per dare a tutti i giovani, in tutti gli ambienti, la possibilità d’incontrare il Signore”. Non è un caso che tra gli aspetti più positivi di questo incontro, spiega don Anselmi, c’è proprio quello della presenza e della partecipazione.

Don Anselmi, partiamo dai numeri…
“Oltre 600 partecipanti da 160 diocesi. Un dato che è anche il segno della grande voglia che c’è tra i nostri giovani di conoscersi, scambiarsi esperienze e crescere insieme in un arricchimento reciproco. Desiderio che nasce, bisogna riconoscere, anche dalla scarsa conoscenza che abbiamo tra noi e tra le nostre comunità. Di questi scambi c’è urgenza e necessità ed è per questo motivo che nel convegno abbiamo voluto dare spazio agli incontri a tre fra diocesi, aggregazioni laicali, rappresentanti degli Istituti di vita consacrata, come anche alla visita guidata agli stand della ‘Fiera delle esperienze di vita buona’”.

Oltre a far scoprire ai giovani il disegno di Dio, quali altre priorità avete individuato al convegno?
“Lo stile della comunione, perché questo cammino non si può fare da soli e l’impegno nell’educazione, perché nel trovare la vocazione serve un processo pedagogico continuo. È emersa anche la voglia di specificare ancora più concretamente il cammino educativo della pastorale giovanile nel solco degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio che hanno a tema proprio la dimensione educativa”.

Come raggiungere questi obiettivi?
“Attraverso diversi percorsi: uno è quello dell’educazione alla preghiera e all’Eucaristia domenicale come luoghi di crescita e di fede. In un mondo così complesso ritornare all’essenziale è il modo migliore per non perdersi. L’Eucaristia trasforma la comunità ecclesiale in una casa accogliente per i giovani. Non meno importanti sono l’ascolto della Parola di Dio, il sacramento della riconciliazione, la scelta di stare dalla parte dei più deboli, l’incoraggiare il protagonismo, la presenza dei giovani. Tutti percorsi che possono entrare trasversalmente in un progetto educativo, che deve essere fatto a dimensione della comunità parrocchiale e in cui comunque i giovani non sono semplici destinatari ma coautori”.

Cosa serve per realizzare un progetto educativo a misura di giovane?
“Serve l’integrazione tra i diversi soggetti pastorali, la pastorale integrata, cioè la condivisione di progetti comuni, vincendo la tentazione di cedere a personalismi che tradiscono la comunione ecclesiale, l’elaborazione di progetti pastorali, definiti e realizzati insieme. L’ascolto, al convegno, di interventi da parte di responsabili della Caritas, del Centro nazionale vocazioni, tanto per fare degli esempi, hanno rivelato una grande ricchezza che talvolta non riusciamo adeguatamente a veicolare e far conoscere. Le sinergie e la conoscenza hanno bisogno di tempo: e questa è un’altra sfida, trovare tempo per incontrarsi e pensare”.

La crisi attuale si riflette con maggiore gravità sui giovani e sulle loro prospettive future, con quale esito per il loro cammino di fede?
“Una comunità adulta che vive nella fede, che è attenta ai giovani e cerca di aiutarli nel campo della vocazione, è una grande risorsa di speranza per i ragazzi che vivono in questa stagione di crisi. Persone nuove, cuori nuovi e intelligenze rinnovate possono fare molto in questo tempo di crisi economica e di valori. Non sono certamente le tecniche finanziarie e legislative che possono costruire un mondo diverso e migliore ma le persone”.

(a cura di Daniele Rocchi e Simona Mengascini su www.agensir.it)

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