Giovedì della Settimana Santa

Coena Domini (Cena del Signore)

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In questo giorno, che è l’ultimo della Quaresima, la Chiesa celebra il Giovedì della Cena del Signore e ricorda sia l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio, sia la consegna ai discepoli del “comandamento dell’amore”. Esso è caratterizzato dalla messa del Crisma e dalla messa nella Cena del Signore. La messa del crisma è la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo nella cattedrale della diocesi e vuole significare l’unità della Chiesa locale raccolta intorno al proprio vescovo. Papa Francesco, che nel giorno del suo insediamento, come prima cosa ricordò il suo ruolo come Vescovo di Roma, dà particolare importanza a questo rito, con una celebrazione ad hoc in Vaticano. La Messa nella Cena del Signore si celebra invece in tutte le parrocchie ricordando l’Ultima Cena di Gesù, e includendo anche il rito della lavanda dei piedi, nel corso del quale il sacerdote in persona lava i piedi a un gruppo di 12 fedeli.

Le letture liturgiche del Giovedì santo sottolineano l’antica alleanza, l’Eucaristia e la carità. Partendo dal passo di Paolo (1Cor 11,23-26), ma allargando lo sguardo a tutta la catechesi eucaristica neotestamentaria, crediamo opportuno elencare qui brevemente i tratti fondamentali che definiscono -secondo il Nuovo Testamento- il gesto compiuto da Gesù la sera del Giovedì santo. Sono tratti essenziali e costanti, che si trovano in tutti i testi neotestamentari che parlano dell’Eucaristia. Sono cinque. Questi tratti svelano la verità di Gesù: la logica che ha guidato la sua vita, la carità che l’ha animata, il significato della Croce.

1. I gesti compiuti da Gesù (il pane spezzato, il vino rosso, il pane e il vino distribuiti) e le parole, che ne commentano e ne esplicitano il significato, sono il primo e fondamentale tratto comune. Naturalmente tra i testi ci sono delle varianti, ma la sostanza dei gesti e delle parole di Gesù è presente in tutte le tradizioni.

2. Le parole sul pane e sul vino si riferiscono a un triplice sfondo comune. Anzitutto all’antica alleanza, di cui parla Esodo 24,8: “Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: ecco, questo è il sangue del patto”. In secondo luogo, le parole dl Gesù (“versato per le moltitudini”) richiamano Isaia 53, dove il Servo di Dio dona la sua vita per i molti che lo rifiutano: Infine, il pane “spezzato” e il sangue “versato” prefigurano con chiarezza la Croce.

3. Il terzo tratto costante è dato dalla cornice di tradimento e di abbandono entro la quale il gesto eucaristico si svolge e viene ricordato. Nella sua lettera ai Corinti Paolo dice: “Nella notte in cui fu tradito…”. Questo ricordo del tradimento é presente anche in tutti gli altri testi, compreso il capitolo 6 di Giovanni.

4. Il quarto tratto è il senso che risulta dai primi tre. Il gesto del pane e del vino, le parole di commento, il triplice sfondo, tutto converge nell’indicare l’esistenza di Gesù come un’esistenza donata. Il gesto eucaristico svela la verità del Cristo, cioé quella tensione interiore che ha guidato la sua vita dall’inizio alla morte. Ma si richiedono due precisazioni. Quello di Gesù é un donarsi pei tutti, non solo per alcuni. Inoltre, comprendiamo la verità del Cristo in tutta la sua profondità unicamente se la collochiamo in quel contesto di tradimento a cui sopra abbiamo accennato: rifiutato da noi egli muore per noi. Quella di Gesù è, dunque, una carità radicale e gratuita. Tutto questo costituisce la verità di Gesù, ed è questo il primo elemento che le comunità cristiane scorgevano nel gesto eucaristico.

5. C’è un quinto tratto presente in tutti i testi, e cioè la sequela: “prendete”, “mangiate”, “bevete”. Il vino deve essere bevuto e il pane deve essere mangiato. La via del Maestro deve essere condivisa dai discepoli. L’Eucaristia è insieme presenza di Gesù fra di noi e progetto di vita.

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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