I Vangeli e la Storia

L'attendibilità storica del nuovo testamento

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Da Educat.it una riflessione sul rapporto tra i Vangeli e Storia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci spiega l’attendibilità storica degli scritti degli evangelisti. Le cose scritte sui Vangeli sono accadute realmente?

Per verificare l’attendibilità storica dei Vangeli, bisogna tenere presente il processo della loro formazione, che. come abbiamo visto, si è sviluppato in tre tappe: l’esperienza comunitaria di Gesù con i suoi discepoli; la predicazione degli apostoli e la vita delle prime comunità cristiane; la redazione scritta da parte degli evangelisti. Proviamo a ripercorrere questo itinerario incominciando dalla terza tappa, per verificare come, in base a un esame rigorosamente storiografico, attraverso i Vangeli noi possiamo avere un sicuro accesso alla storia di Gesù.

Gli evangelisti si dimostrano ben informati sui fatti e fedeli alle fonti da cui dipendono. I loro scritti “sono di origine apostolica”: con questa espressione il Concilio Vaticano II intende affermare che i Vangeli furono scritti da apostoli e da “uomini della loro cerchia” (Dei Verbum, 18), quindi da persone che potevano attingere sia ai propri ricordi sia alle testimonianze dirette dei testimoni oculari. Da un’accurata analisi di critica letteraria si ricava la conclusione che gli evangelisti hanno fatto ricorso a vari procedimenti redazionali (come trasposizioni di brani, inquadrature di episodi, cuciture o raggruppamenti di vari detti di Gesù), ma sempre per interpretare meglio e attualizzare il messaggio evangelico o per sottolinearne aspetti particolari, mai per inventare o falsificare. Un riscontro si ha nel fatto che i vari profili di Gesù, tracciati dai singoli evangelisti, risultano distinti, ma non contrastanti tra loro.

Abbiamo diversi argomenti per documentare come anche nella fase precedente la tradizione su Gesù sia stata fedele. in quanto trasmessa da persone ben informate e credibili. E da ricordare anzitutto che la predicazione orale avviene per opera degli apostoli o sotto il loro controllo. (osi, ad esempio, quando bisogna reintegrare il gruppo dei Dodici per la sostituzione di Giuda, Pietro propone all’assemblea dei primi credenti di scegliere uno “tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi” (At 1,21). E Paolo testimonia che, dopo la conversione, salì a Gerusalemme per consultare Pietro e che rimase presso di lui quindici giorni (Gal 1,18); quattordici anni dopo si recò di nuovo a Gerusalemme per confrontare il suo vangelo con le “persone più ragguardevoli” di quella comunità (Gal 2,2). Il pericolo di una deformazione dell’unico vangelo era dunque chiaramente avvertito e accuratamente evitato dagli incaricati ufficiali per la trasmissione del messaggio di Gesù.

Una solida garanzia a favore della credibilità del materiale tramandato si ricava anche dalla sua non inventabilità: vengono infatti trasmessi dati relativi alla vita di Gesù che non possono essere stati inventati. Ad esempio, nessun gruppo religioso del tempo si aspettava che il Messia venisse da Nazareth, si facesse battezzare da Giovanni mescolandosi tra i peccatori, frequentasse le ambigue compagnie dei pubblicani e accogliesse donne adultere e prostitute; soprattutto era inimmaginabile che colui il quale doveva portare il perdono di Dio, andasse a finire sulla croce, come un maledetto e uno scomunicato, e che poi risorgesse al terzo giorno.

Tutti i Vangeli stanno a dire lo sconcerto degli stessi discepoli davanti a questi eventi; nonostante che Gesù li avesse preparati, i fatti di Pasqua li colgono del tutto di sorpresa. L’assoluta sincerità dei predicatori è dimostrata inoltre dal fatto che essi trasmettono anche quei dati che potevano offrire il destro agli attacchi degli avversari o costituire una seria difficoltà per l’adesione alla nuova fede: predicano un Gesù Figlio di Dio, ma non ne nascondono i tratti umilianti, come la sua paura di fronte alla morte o l’ignoranza del giorno del giudizio di Dio; presiedono a una Chiesa che credono fondata sulla fede degli apostoli, ma non tacciono mai che uno di loro ha tradito il Maestro, che Pietro, la “roccia”, lo ha rinnegato, che gli altri hanno spesso dimostrato di essere persone grette, paurose e del tutto inadeguate alla futura missione. Una volta ricostruita la storia di Gesù nelle sue linee fondamentali, è possibile accogliere come autentici tutti i dati che si integrano in modo armonico in quel nucleo di base: così, ad esempio, i miracoli operati da Gesù chiariscono ulteriormente elementi del tutto certi, come l’esaltazione delle folle, il fascino esercitato sui discepoli, l’avversione degli scribi e dei farisei fino alla condanna a morte.

Una riprova della veridicità della tradizione evangelica si ottiene confrontando i quattro libretti riconosciuti dalla Chiesa come ispirati da Dio e canonici , cioè facenti parte della Bibbia, con i Vangeli cosiddetti “apocrifi”, quelli che la Chiesa non ha inserito nell’elenco dei libri ispirati. A differenza dei primi, gli apocrifi tradiscono spesso l’intenzione di diffondere eresie e il desiderio di soddisfare la curiosità dei lettori: così, mentre i miracoli che vengono narrati nei quattro Vangeli canonici sono descritti con grande sobrietà e vengono operati da Gesù in modo del tutto disinteressato e con estrema modestia, secondo i Vangeli apocrifi i miracoli verrebbero operati dal Signore più per esibire la sua potenza o per punire gli avversari, che non per testimoniare ai poveri e ai perduti la misericordia del Padre.

Il Cristiano, oggi, nel leggere i Vangeli non si affida soltanto alla tradizione della fede o al discernimento spirituale, che la sua personale esperienza religiosa gli consente, ma fa anche ricorso ai criteri delle scienze storiche e della critica letteraria. Tali criteri scientifici non condannano in alcun modo Gesù a svanire nelle nebbie di un lontano mondo, fatto di primitive fantasie popolari. Al contrario, avvicinano a noi il Gesù della storia e ci consentono di rivivere lo stupore, gli interrogativi, le scelte compromettenti, che già duemila anni fa la sua presenza provocò presso coloro che si incontrarono con lui.

“La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù, Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui fu assunto in cielo” (Dei Verbum, 19).

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