Il caro piccolo Bambino di Betlemme

Il Settimanale di Padre Pio

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Il Celeste Bambino che vagisce e soffre per amore dell’uomo nella fredda mangiatoia di una grotta di Betlemme occupò sempre un posto specialissimo nel cuore di Padre Pio, quelle manine aperte, piene di grazie e di benedizioni, tese verso di lui, gli facevano vieppiù comprendere l’amore sviscerato del Figlio di Dio, facendolo piangere di profonda commozione. Con l’approssimarsi del Santo Natale, Padre Pio ritornava quasi bambino, illuminandosi di una gioia quasi infantile che avvolgeva inesorabilmente tutti coloro che lo avvicinavano.

Il grande amore al divin Pargoletto nacque nel cuore di Padre Pio fin dalla sua fanciullezza e l’atmosfera del Santo Natale che avvolgeva Pietrelcina lo portava a vivere quasi estatico ed estraniato da tutto ciò che lo circondava. In tutto il periodo prenatalizio, risuonava per il paese la dolce nenia della Novena e i bambini accorrevano da tutte le parti quando sentivano gli zampognari che fermi davanti ad un’edicola sacra o ad una casa, in un crocicchio o dinanzi ad una chiesa suonavano i loro strumenti.

Durante la Novena di Natale, il piccolo Francesco Forgione, incurante del sonno o del freddo, si svegliava presto e ogni mattina andava con la mamma in chiesa per partecipare alla Santa Messa e per cantare le dolci nenie a Gesù Bambino. Grande gioia costituiva per lui la costruzione del Presepe di cui si occupava personalmente con grande impegno perché lo voleva oltremodo bello per accogliere il Bimbo Gesù nella Santa Notte. Egli si industriava modellando con l’argilla le statuine dei pastori, della Madonna, di san Giuseppe e del Bambinello che faceva e rifaceva tante volte, come ricorda un suo amico d’infanzia Mercurio Scocca, fin quando non gli riusciva bella come la voleva lui.

Il Presepe, poi, lo preparava a casa in una piccola grotta dove disponeva con grande attenzione san Giuseppe, la Madonna, il bue e l’asinello, i pastori con le pecorelle e il cane da guardia, ed altri personaggi come il calzolaio, la lavandaia, il fornaio e i Magi con i loro cammelli, gli angeli, invece, spiccavano osannanti in alto sulla grotta, circondata da pezzi di muschio che con un temperino staccava dal tronco degli alberi. La mangiatoia, poi, era preparata con ancora più cura, la riempiva di paglia fresca e pulita e la lasciava vuota fino alla notte della vigilia, quando allo scoccare della mezzanotte vi adagiava lui stesso Gesù Bambino.

Non mancavano in questo Presepe nemmeno i lumicini per i quali Francesco utilizzava le conchiglie vuote delle chiocciole, scegliendo le più belle e, fattele svuotare da un altro amico, Luigino Orlando, giacché lui non ne aveva il coraggio, vi metteva dentro alcune gocce d’olio e un piccolo stoppino. La gioia di Francesco era al culmine quando gli zampognari, chiamati da mamma Peppa, venivano a suonare la Novena in casa; egli allora accendeva tutti i ceri davanti al suo Presepe e lì rimaneva immobile ad ascoltare incantato le nenie natalizie e a sognare il suo piccolo Gesù. Questa era l’atmosfera magica e celestiale in cui il piccolo Francesco viveva la preparazione alla nascita di Gesù, atmosfera che forse oggi, in una società incentrata sulla materia, nemmeno i nostri bambini sanno più ritrovare.

Questa stessa atmosfera la ritroviamo anche quando, Cappuccino stigmatizzato, all’approssimarsi del Natale si mostrava fuori di sé dalla gioia, tanto che fin dal 26 dicembre ricominciava a contare i giorni che lo separavano dal prossimo Natale. In una lettera a Raffaelina Cerase inviatale in prossimità del Natale egli descriveva commosso i sentimenti che gli affollavano il cuore al pensiero che il Bimbo Gesù stava per nascere: «Al cominciarsi della sacra novena in onore del santo Bambino Gesù il mio spirito si è sentito come rinascere a novella vita: il cuore si sente come abbastanza piccino per contenere i beni celesti; l’anima sente tutta disfarsi alla presenza di questo nostro Dio per noi fatto carne. Come fare a resistere a non amarlo sempre con novello ardore?!» (Epistolario II, p. 272).

Esortava anche le sue figlie spirituali ad allestire il Presepe nelle loro case e a rimanervi a lungo davanti in silenziosa e gioiosa preghiera e in una lettera il Padre dà anche dei consigli per ben accogliere «il caro piccolo Bambino di Betlemme che, umile, dolce e amabile, viene per morire affine di salvare: “Per ricevere questo Bambino – scriveva ad Assunta di Tommaso –, basta essere di buona volontà […], perché egli è venuto a benedire le buone volontà, le quali poco a poco renderà fruttuose e di buono effetto, purché si lascino governare da esso, come spero che noi, carissima figliuola, faremo della nostra» (Ep. III, p. 466).

Anche noi come Padre Pio prepariamoci bene ad accogliere Gesù facendolo regnare nella nostra vita e «appressiamoci – come ci esorta il Padre – al Bambino Gesù con cuore immacolato di colpa, che ne gusteremo quanto sia dolce e soave l’amarlo” (Ep. II, p. 272).

Se il Bimbo Gesù era per Padre Pio il Re del suo cuore, che cosa era Padre Pio per Gesù Bambino? Egli stesso ce lo dice in una lettera a Padre Agostino: «Io sono il trastullo di Gesù Bambino, come lui spesso mi ripete ma quello che è peggio, Gesù ha scelto un balocco di nessun valore. Mi dispiace solo che questo balocco da lui prescelto imbratta le sue divine manine. Mi dice il pensiero che qualche giorno mi butterà in un fosso per non più scherzarvi. Ne godrò, non merito altro che questo» (Ep. I, p. 331). Meravigliosa umiltà che lo rese degno di sì grandi e tanti favori da parte del celeste divin Pargoletto!

di Suor M. Eucaristica Lopez, FI

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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