Il nostro pastore

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Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore

Commento
In questa domenica del “Buon Pastore”, la Parola di Dio ci insegna ad avere gli stessi sentimenti e atteggiamenti di Gesù nell’evangelizzazione. Durante la sua vita terrena, Gesù sperimentò accoglienza e rifiuto, benevolenza e invidia, stima e disprezzo. Per amore delle pecore a lui affidate ha dato la vita (Gv 10,11). Gesù è un pastore che protegge le sue pecore, dà loro la vita eterna e per amore di esse affronta la contrapposizione di chi non fa parte del suo gregge. La seconda lettura, attraverso un linguaggio apocalittico, ci descrive in profondità la missione di Gesù che a noi può apparire paradossale, poiché Egli è al tempo stesso Agnello, in quanto offre la sua vita per il popolo e Pastore, in quanto guida il suo popolo alle fonti della vita. Gesù conduce le sue pecore permettendo che esse attraversino tribolazioni e sofferenza, perché possano purificarsi. Le pecore seguono il loro Pastore nel cammino che attraversa la morte per giungere alla vita vera, per questo come agnelli divengono martiri, testimoni della santità del nome di Dio. Durante il cammino sono consolate dalla presenza del Pastore, il quale insieme a loro attraversa l’ombra della morte. Esse giungono in fine alla meta della vita eterna, dove l’Agnello e Pastore regna insieme al Padre. Con un linguaggio molto diverso, troviamo descritta la stessa realtà nella prima lettura. Paolo insieme a Barnaba, viaggia e annuncia il Vangelo di Gesù Cristo, incontra accoglienza e rifiuto, benevolenza e invidia, stima e disprezzo. I due inviati ripercorrono le tappe del Maestro e sono modello per coloro che nella Chiesa hanno un ruolo di autorità nell’evangelizzazione. Sperimentano l’amarezza del rifiuto da parte di coloro ai quali per primi è destinato l’annuncio ma, sull’esempio del loro Maestro, non si scoraggiano perché di fronte a ogni porta che viene chiusa dalla durezza del cuore umano, Dio ne apre un’altra per coloro che cercano la verità: “I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo” (At 13,52). La sofferenza causata dal rifiuto viene ora colmata dalla gioia di coloro che accolgono il Vangelo! Continuiamo dunque il nostro cammino pasquale sulle orme del nostro Pastore, lasciamoci condurre sulla strada angusta ed entriamo attraverso la porta stretta (Mt 7,13-14) nella vita che Dio ha preparato per noi dall’eternità, a Lui la lode per sempre! Amen.

Fonte:» Dal Sussidio della Quaresima-Pasqua 2019

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