Il Papa incontra il mondo della scuola

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In piazza sono 300mila, ad ascoltare le parole del Papa. Francesco parla agli studenti insieme in un raduno promosso dalla Cei e a quei giovani dice: “Amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. L’educazione non può essere neutra”. Poi aggiunge: “Nell’educazione è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Questo ci farà bene per la vita. La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti ‘ingredienti'”.

Il Papa cita anche don Milani: “Nei primi anni si impara a 360 gradi, Poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani”.

“La scuola non è un parcheggio”

Papa Francesco poi racconta la sua esperienza con la scuola: “Mai ho potuto dimenticarla”, dice della sua maestra, “Sono andato a trovarla tutta la vita fino a quando e’ mancata a 98 anni. Amo la scuola perché quella donna mi ha insegnato ad amarla”, ha confidato Bergoglio. La scuola, per il Papa, è sinonimo di apertura alla realtà, è luogo di incontro e ci educa al vero, al bene, al bello”. Poi ha aggiunto: “La scuola non è un parcheggio, – ha detto il Papa – è un posto di incontro nel cammino”, “e oggi noi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, amarci, camminare insieme”.

Il proverbio africano

“La famiglia – ha detto poi il Papa – è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi ‘socializziamo’: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine… La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: ‘Per educare un figlio ci vuole un villaggio’. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente, famiglia, scuola, insegnanti, personale assistente, professori, tutti. Vi piace questo proverbio africano? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio”.

La scuola “affare di tutti”

Nel raduno si sono anche esibiti artisti italiani, come Francesco Renga. Il segretario della Cei, monsignor Pompili spiega l’obiettivo dell’evento: “incontrarsi, condividere e ascoltare il testimone più autorevole”. “La scuola – sottolinea poi monsignor Pompili – è affare di tutti, e dunque singoli ‘don Chisciotte’, per quanto generosi, non sono sufficienti. Ci vuole una passione convergente tra tutte le agenzie educative sparse sul territorio: scuola, famiglia, Chiesa. Da parte sua il sottosegretario Cei non fa distinzione “tra statale e paritaria”, anzi rilancia affermando che “alla Chiesa sta a cuore tutta la scuola” che è “per definizione un servizio pubblico che decide del bene di tutti, del livello di democrazia, dello sviluppo culturale e morale di un popolo”.

Il pensiero alle ragazze nigeriane rapite
All’evento presente anche il ministro dell’Istruzione. “Restituire alla scuola dignità e funzione perché insegnare è e deve tornare a essere un lavoro bello, qualificato e appassionante”, ha sottolineato Stefania Giannini, “perché studiare è la più efficace forma di addestramento alla vita adulta, la scuola è un bene comune, un diritto di ciascuno e un dovere dello Stato, e garantirlo a tutti senza pregiudizi è il segno più convincente del principio di libertà di scelta educativa”. Il ministro ha poi dedicato un pensiero, tra gli applausi della folla, “alle studentesse nigariane rapite e alle tante ragazze a cui viene impedita l’educazione”.

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