Il passaporto per il paradiso

Il Settimanale di Padre Pio

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Dice Anna Baroni: «Quando andavamo al suo confessionale, sembrava che facessimo gli esami, e non solo di un particolare della vita, ma dell’impostazione dell’intera nostra esistenza. Quale gioia quando si poteva dire: “Mi ha dato l’assoluzione!”. Era la certezza di essere in grazia di Dio».

Ebbe a dire una volta lo stesso Padre Pio: «In questi casi è come avere il passaporto per il Paradiso o visitarlo, anzi consegnare, ancora su questa terra, già il posto in Paradiso».

Perché poi a volte egli fosse “padre e medico” e altre volte “giudice” severo, non ci è dato comprendere: sarebbe come voler entrare nel mistero di Dio, nel quale egli si muoveva. Noi possiamo restare solo ai fatti.

«Mi ero prenotata – racconta la stessa Anna Baroni – per confessarmi da Padre Pio; mi precedeva una donna che aveva un figlio handicappato. Arrivato il giorno del nostro turno, lei prima di me si avvicinò al confessionale, ma appena mise piede dentro l’area delimitata dal cancelletto, si sentì il Padre gridare: “Via, vattene via!”. Io rimasi impietrita. Presi il suo posto e mi inginocchiai, per aspettare che il Santo finisse di confessare chi era dall’altro lato del confessionale: mi sentivo persa, come schiacciata contro la grata del confessionale. Questo mio stato durò fin quando il Padre, aprendo lo sportello, con voce dolcissima iniziò il rito del Sacramento. Mi ascoltò, mi diede l’assoluzione. E quando gli chiesi di starmi vicino, perché ero rimasta sola, senza papà e mamma, mi disse: “L’anima mia ti farà sempre compagnia”».

Padre Marcellino IasenzaNiro,
“Il Padre”. San Pio da Pietrelcina.
La missione di salvare le anime

Fonte: Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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