Il sogno giovane di Chiara Lubich

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“Eravamo alla fine degli anni Sessanta: i giovani esprimevano nuove mode, stili di vita, il desiderio di cambiare tutto e subito. Anche Chiara ci parlò di rivoluzione, ma quella dell’amore. E convinse me, come tanti altri giovani“ .

Uno dei primi gen, Diego Goller, trentino come lei, racconta così il fascino spirituale esercitato via via da Chiara Lubich sulle giovani generazioni, alle quali volle consegnare il suo sogno di unità.

Quest’impatto sempre personale, tradotto poi nella fraternità, è il filo conduttore degli incontri che in tutto il mondo accompagnano la giornata di oggi, quarto anniversario della morte della fondatrice del Movimento dei Focolari.

«Più che celebrare, vogliamo lasciarsi coinvolgere dalla grazia del suo carisma» è il tam tam focolarino che riecheggerà oggi nelle Messe in tante diocesi del mondo (a Roma alle 19 in San Pancrazio con il cardinale João Braz de Aviz , a Firenze alle 18.30 in San Marco con il cardinale Giuseppe Betori, a Milano in Sant’Ambrogio alle 21 con il cardinale Angelo Scola, a Trento alle 18 al Santissimo, a Udine alle 19 in Sant’Andrea con l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, ad Agrigento alle 19 in Seminario, soltanto per ricordane alcune) e in momenti pubblici di confronto sul suo radicale stile di vita: ad esempio in Ungheria, dove si terrà quest’anno il Genfest, in Argentina dove parte un corso per i giovani sulla cultura dell’unità, in Kenya dove si ricorda pure il ventennale della storica visita di Chiara. Ma già domenica scorsa tanti giovani, e non solo cattolici, si sono collegati via Internet con il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo per unirsi ai 2500 partecipanti all’incontro su «Chiara e le nuove generazioni».

L’impeccabile e gioioso ritmo degli eventi focolarini è stato aperto da Silvana Veronesi, la più giovane delle «pope», le prime compagne che sotto le bombe della guerra lanciarono a Trento la spiritualità dell’unità: «Avevo 15 anni. Fu il mio professore del liceo, padre Casimiro, a farmi incontrare Gesù attraverso Chiara – ha raccontato – ricordo che lei mi disse accogliendomi in piazza Cappuccini, 2: “vieni, Silvanella, abbiamo una vita sola e dobbiamo spenderla bene, per qualcosa che non passa. E noi abbiamo capito che Dio solo non passa. Vedi, le nostre anime possono brillare come le stelle. Noi vorremmo fare una costellazione dove ogni stella è più bella perché sta insieme alle altre”».

Sul palco, introdotti dalle coreografie e dalle musiche dei complessi Gen Verde e Gen Rosso, hanno offerto brani di vita giovani come Angela e Stefano, «angeli del fango» nella Liguria alluvionata lo scorso anno o Beppe Porqueddu, paraplegico, terapista della riabilitazione: «Ho capito grazie a Chiara – ha detto – come la condizione di una persona con disabilità, ritenuta da tanti un dramma degno solo di pietismo, può essere illuminata in una nuova visione sapienziale. Questa situazione allora non solo è vivibile, piedistallo di santità, ma diventa anche occasione di trasformazione della società».

Altre voci di ex gen, come il diplomatico Pasquale Ferrara («Ho imparato ad amare la patria altrui come la mia») o il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, sono state raccolte al termine dalla presidente del Movimento dei Focolari, Maria Emmaus Voce: «Oggi siamo stati coinvolti interiormente dalla reciprocità che il modo di amare di Chiara ha generato nei giovani, suscitando in loro altrettanto amore, fiducia, speranza, concretezza. Sentiamoci investiti nuovamente della sua fiducia. Così potremo testimoniare la rivoluzione del Vangelo in atto, potremo essere seme di Paradiso sparso ovunque nel mondo».

 

Diego Andreatta
(fonte: avvenire.it)

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