La Chiesa divisa

L'unità perduta della Chiesa

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Il Signore Gesù ha fondato la sua Chiesa una ed unica, ma numerose divisioni tra i cristiani contraddicono apertamente la volontà di Cristo e sono di scandalo per il mondo.

La vita della Chiesa è purtroppo segnata, fin dalle sue origini, da tensioni, eresie, scismi (separazioni). Una divisione profonda ha inizio nel 1054 e separa dalla comunione con la Chiesa cattolica le Chiese ortodosse in Oriente. Diversi tentativi fatti in passato per sanare le ferite, non hanno portato risultati positivi: così è accaduto ai Concili di Lione nel sec. XIII e soprattutto al Concilio di Firenze nel sec. XV. Anche la costituzione di Chiese cattoliche orientali (conosciute anche col nome di “uniate”), fra il XVI e il XVIII secolo, in territori slavi e nel Medio Oriente, non ha raggiunto lo scopo. La divisione è ancora una eredità pesante, in cui non è facile distinguere tra motivazioni teologiche, differenze dottrinali, identità nazionali. Le Chiese ortodosse in particolare non riconoscono il primato del vescovo di Roma nei termini definiti dalla Chiesa cattolica. Il dialogo promosso a partire dal Concilio Vaticano II ha portato però ad un’epoca nuova nei rapporti e ha segnato alcuni punti di non ritorno: la revoca delle reciproche scomuniche, il riconoscimento reciproco tra le Chiese locali cattoliche ed ortodosse come “Chiese sorelle”, l’abbraccio fra il papa Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora.

Nel sec. XVI molte popolazioni dell’Europa centro-settentrionale aderirono alla Riforma predicata da Lutero in Germania, da Calvino e Zwingli in Svizzera. Sono nate così le Chiese e le comunità ecclesiali della Riforma che, a differenza della Chiesa cattolica, non riconoscono un’autorità centrale e si diversificano da essa su altre verità essenziali. Alloro interno si sono date organismi di dialogo e comunione, come, per le Chiese ispirate a Lutero, la Federazione luterana mondiale e, per le Chiese ispirate a Calvino, l’Alleanza riformata mondiale. Al movimento delle chiese protestanti (o “evangeliche”) ha aderito anche la comunità valdese, che tra le Chiese riformate è la più significativa storicamente in Italia. La riforma valdese precede di circa 350 anni quella luterana, ma ha molti aspetti in comune con essa, fra cui il desiderio d’un recupero della purezza evangelica, un atteggiamento critico verso la dimensione istituzionale della Chiesa, la volontà di mantenere la Chiesa in uno stato di perenne riforma.
Sempre nel XVI secolo si interrompe la comunione dottrinale e disciplinare con la Chiesa d’Inghilterra (anglicana), la quale, avvicinandosi alle tesi protestanti, finisce per non riconoscere più il ministero di unità del papa e dichiara la propria autonomia. Sono però numerosi e consistenti i punti di contatto con la Chiesa cattolica, anche nella celebrazione sacramentale della fede. Oggi le Chiese anglicane sono raccolte nella Comunione anglicana. La loro collegialità trova espressione nella Conferenza di Lambeth, presieduta dal vescovo di Canterbury, che è sempre stata considerata una interprete autorevole della stessa comunione.

Agli inizi del XX secolo, dopo secoli di conflittualità si sente l’esigenza di un cammino di incontro e di riconoscimento e prendono vita le prime forme organizzate del movimento ecumenico. L’organismo più consistente al servizio ditale movimento tra le Chiese non cattoliche è il Consiglio ecumenico delle chiese (KEK), al quale aderiscono a pieno titolo le Chiese ortodosse, anglicane e protestanti, nonché molte altre confessioni cristiane. La Chiesa cattolica è presente solo negli organismi di dialogo teologico.
Il cammino ecumenico della Chiesa cattolica romana ha conosciuto grande impulso dal Concilio Vaticano II. Il decreto Unitatis redintegratio ne traccia le coordinate. Ad animare questo cammino è stato costituito il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Nel 1995 il papa Giovanni Paolo II ha pubblicato la lettera enciclica Ut unum sint, con la quale impegna fortemente la Chiesa cattolica a proseguire il cammino ecumenico e sollecita il contributo delle altre chiese cristiane al dialogo attorno ai temi dai quali sono nate divisioni, ivi compresa l’interpretazione del ministero del successore di Pietro.

Il dialogo bilaterale tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e comunità cristiane continua nella carità e nella verità, pur tra non poche difficoltà. Le convergenze teologiche sulla Chiesa intesa come comunione, sulla professione comune della fede, così come gli accordi per la collaborazione a favore della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato animano la speranza che, superando le divisioni che ancora rimangono, con la grazia dello Spirito possa realizzarsi presto, anche visibilmente, l’unità di tutti i cristiani.
“L’unità è dono dello Spirito e per questo va invocata con la preghiera, per ottenere il rinnovamento permanente della Chiesa e la conversione del cuore. È frutto della carità e per questo si esprime nella conoscenza e nel rispetto reciproco, nell’accoglienza e nel dialogo, nel servizio comune all’umanità. E cammino verso la verità tutta intera e per questo è ricerca, maturazione, crescita nella fede. Questo cammino ha “due punti di riferimento essenziali: la Sacra Scrittura e la grande Tradizione della Chiesa. Ai cattolici viene in aiuto il Magistero sempre vitale della Chiesa” (Giovanni Paolo II, Ut unum sint, 39).

Fonte: Educat.it

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