La condanna a morte

il quarto mistero doloroso

0 87

«Rimiriamo sempre con l’occhio della fede, quale nostro angelo pio e benefico, Gesù Cristo che, carico della sua croce, ascende il Calvario, e come egli va a grande stento guadagnando l’erta pendice del Golgota, noi lo vediamo seguito da un immenso stuolo di anime che appresso a lui portano la propria croce e battono la stessa strada. Oh come è bella questa vista!» (Padre Pio, Epistolario I, 24 VI 1915 a P Agostino)

Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio». Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. (Mt, 27-32)

In Gesù si continua a condannare a morte l’uomo e la sua storia. Questi ha bisogno di un Cireneo, che l’aiuti nella sua solitudine e disperazione. Il sollievo non giunge dalla vittoria momentanea, ma dal sapere che si fa la volontà di Dio, aiutando gli altri a uscire dalla loro disperazione.

Gesù, condannato a morte, porta a Calvario la croce su cui sarà inchiodato. È la realtà di ogni giorno: l’uomo che non ama e non si lascia amare sale verso la sua nullificazione. Dio ha creato ogni cosa buona e bella, però
l’uomo si serve della sua opera per peccare e andare contro di Lui assuefatto, non si meraviglia più della creazione e non sorge il suo amore per tutti. Sospinto dall’orgoglio, l’uomo rifiuta di guardare il volto di Dio e il suo progetto di provvidenza, ritenendo che tutto gli sia dovuto; dileggia la Chiesa ritenendola implicata in ogni male presente nel mondo e non immagina che ora il Cristo è caricato della croce per amore dell’uomo. Ogni uomo deve farsi Cireneo per il prossimo che soffre non solo per i propri peccati ma anche per i peccati degli altri. Sforziamoci di accogliere il mondo divino, diventiamo aiuto a chi soffre per la prepotenza di alcuni, diamo una mano a Dio per sollevare la tristezza che tiene schiacciato l’uomo a terra.

Il Calvario è la storia dell’uomo. Questi tradisce la sua vocazione e non si volge verso l’altro con mano amica, ma fa pesare il suo orgoglio e il malumore del presente per condannare a morte il prossimo. La storia barcolla sotto il peso della Croce. Molti stanno a guardare come andrà a finire, solo pochi si danno da fare per sostenere i progetti, alcuni si offrono anche per farsi crocifiggere. I delitti appartengono a tutti, non esclusivamente a chi li fa. C’è un Grande Cireneo, Gesù, che si pone accanto a noi, ma anziché guardarlo con gratitudine e offrire il nostro
corpo per portarlo insieme, tentiamo in ogni modo di cacciarlo dalla vita sociale ritenendolo pericoloso o inutile La storia umana è una tragedia senza senso!

La vita dell’uomo si risolve essere una salita al Calvario. Il vivere quotidiano per chi è responsabile di sé e degli altri, è un salire sulla croce. Non è il bene ad essere esigente, ma è la scienza che reclama sempre di più, essendo insoddisfatta del poco amore dato e ricevuto e desiderosa di estasi per aderire al piano di Dio e così realizzarsi. Salire il Calvario è tendere alla propria realizzazione: il limite che mi sta di fronte è riconoscere che se non muoio alla terra non potrò possedere il cielo; se non vinco la paura di esistere non avrò il coraggio di donare; se il poco mi opprime non parteciperò al molto che mi solleva. Salire il Calvario è riconoscere che il quoti
diano è un letto di morte, ma la morte è l’anelito della vita senza fine

Sulla strada di Gesù c’è Simone di Cirene che, anche se a malincuore, aiuta il condannato a portare la croce. Ogni povero malato, emarginato, disadattato non ama la sua condizione, anzi per lo più è stanco, sfiduciato, incattivito, turbolento… più disposto a bestemmiare Dio, la vita e gli altri anziché accettare la sua croce. C’è bisogno del cireneo di turno, familiari, operatori sanitari, amici… perché la sofferenza sia meno atroce e la speranza più sicura. Il sofferente partecipa alla salvezza dell’umanità; mentre aiuta Cristo che muore, trasforma il presente e trascende la morte perché non vive per morire ma muore per vivere per sempre.

Potrebbe interessarti anche... Altro dello stesso autore

Fai un commento

La tua email non sarà pubblicata.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Rimani sempre aggiornato direttamente nella tua email!