La Flagellazione di Gesù

Il secondo mistero doloroso

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«Aiutate anche voi con la vostra preghiera questo Cireneo che porta la croce di molti, affinché in esso si compia il detto dell’apostolo: supplire e perfezionare ciò che manca ancora alla passione di Cristo» (Padre Pio, Epistolario i, 8 V- 1919 a P Agostino, pag. 1277)

Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba.Pilato disse loro di nuovo: “Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: “Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Ma essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. re dei Giudei?”. Ed essi di nuovo gridarono: “Crocifiggilo!”. Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Ma essi gridarono più forte: “Crocifiggilo!”. Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc 15,11-15)

La flagellazione è la determinazione di distruggere il condannato, affermazione di superiorità, desiderio di ridurre all’impotenza il malcapitato. Era un tormento per chi già era condannato alla pena capitale come per dire: «Prima che tu muoia, sappi chi è che qui comanda». Questa tortura mentre racconta la volontà di Gesù di dare la vita per amore, è anche segno della prepotenza dell’uomo sull’amore di Dio. La vittima prima di mangiarla bisogna ucciderla. Il corpo, dato in cibo sacramentalmente, ora viene flagellato per essere pronto alla morte. Gesù è disposto a scomparire sotto la sferza del dolore perché noi viviamo.

Quel corpo che racchiudeva la divinità che, ha fatto vedere Dio operare tra la gente, che, toccato, aveva fatto miracoli, ora viene disprezzato e diviene tutto una piaga. Gesù ci guarda tra i tormenti e sussurra: «Cosi si ama! Un corpo ben curato porta alla tentazione e al rifiuto di Dio; un corpo sofferente si piega come un giunco e riconosce che tutto viene da Dio. Attraverso le piaghe, Gesù ci parla: «Se questo accade nel legno verde, che ne sarà del legno secco?» (Lc 23, 31)

Dio ha vestito il suo Verbo di un corpo per fare e santificare la storia ed essere strumento di visibilità e di comunione. Se ha sacrificato Gesù è per dirci il suo amore e per mostrare la caparbietà dell’uomo incapace di conoscere e apprezzare la sollecitudine di Dio per l’uomo. Gesù ha fatto sempre la volontà del Padre, noi dobbiamo rendere disponibile la nostra esistenza per riscrivere la storia dell’uomo non si diventa se stesso disobbedendo, come Adamo ed Eva, ma accogliendo il progetto di Dio in noi. E se il corpo si ribella bisogna «ridurlo in servitù» (Mt 5, 30), mortificarlo. Vestirlo di grazia con i sacramenti della Chiesa. Solo per crucem ad lucem, attraverso la croce si sale alla luce.

Oggi i martiri, i poveri, i disprezzati sono il corpo flagellato di Gesù: «Quanto avete fatto a uno di questi miei fratelli piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 10, 42). Egli, obbediente alla volontà del Padre, sopporta in silenzio perché sa che dopo la morte c’è la vita. Chi flagella sprizza odio e desiderio di distruzione; chi soffre testimonia amore, non perché i colpi non facciano male, ma perché è l’amore che supera la cattiveria del persecutore. Chi ama vince ed è capace di accettare ogni dolore visto come offerta al Padre per la conversione dei peccatori e via maestra per comprendere la vita ed edificare la Chiesa, corpo mistico di Cristo.

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