La Quaresima e il simbolismo biblico del numero Quaranta

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Il numero 40 ha nella tradizione biblica un significato profondamente evocativo. Quaranta è il numero simbolico con cui sia l’Antico che il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza di fede del popolo di Dio o di singoli suoi membri. Ricordiamo al riguardo alcuni eventi narrati dalla Bibbia in cui emerge questo simbolismo.

Si legge nel libro della Genesi che Dio vide che la malvagità degli uomini era grande e decise di cancellare dalla faccia della terra l’uomo che aveva creato. Il Signore mandò il diluvio, risparmiando il giusto Noè insieme alla sua famiglia e agli animali che gli aveva detto di portare con sé nell’arca. Il flagello del diluvio durò quaranta giorni. Noè attese altri quaranta giorni prima di toccare la terra ferma. Poi, uscito dall’arca, Noè edificò un altare al Signore e gli offrì olocausti (Gen 6 – 9).

Per noi cristiani il diluvio, segno del giudizio di Dio su un mondo di peccato, è figura del battesimo: distrugge il peccato e ci rende cittadini della nuova creazione inaugurata da Cristo.

I libri dell’Esodo, dei Numeri e del Deuteronomio ci raccontano che dopo l’uscita dalla schiavitù dell’Egitto l’antico Israele camminò per quarant’anni nel deserto verso il traguardo della terra promessa (Dt 8,1-5; Nm 14,33). Il battesimo ci fa diventare una nuova umanità, ci libera dalla schiavitù, non dell’Egitto, ma della morte e del peccato per farci diventare cittadini non della terra promessa ma di un Regno di Dio, Regno di giustizia e di libertà.

Il grande profeta Mosè, che guidò Israele nella traversata del deserto, trascorse quaranta giorni e quaranta notti sul monte Sinai (Es 24, 18) durante i quali poté intravedere la gloria di Dio e ricevette la Legge, le dieci parole o comandamenti, sigillo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. In tutto questo tempo digiunò. Mosè dovrà tornare ancora sul monte per quaranta giorni e quaranta notti per ricevere una Legge rinnovata e una nuova alleanza (Es 34,28). Nel battesimo i cristiani abbiamo la grazia di incontrare il Signore, di essere chiamati per nome e di ricevere il comandamento nuovo dell’amore.

Quando gli israeliti sono giunti ai limiti del deserto, Mosè inviò alcuni uomini in avanscoperta per esplorare la terra promessa, la terra di Canaan. Gli esploratori vi rimasero quaranta giorni (Nm 13,25). Ritornati dall’accampamento mostrarono al popolo i frutti di quella terra, i grappoli di uva. Per noi cristiani la Quaresima è tempo per esplorare, per guardare avanti, oltre la soglia di questa vita ed esperimentare nei sacramenti la gioia del perdono e del banchetto della Pasqua eterna.

E’ da tutti conosciuta la storia del filisteo Golia che sfida il giovane pastorale Davide. Quaranta giorni è il tempo di prova che Israele deve subire dal gigante Golia fino a quando Davide, nel nome del Signore, lo vince liberando il popolo dalla minaccia filistea (1 Sam 17,16).

L’Antico Testamento ci tramanda ancora la storia del profeta Elia, il quale perseguitato dalla perfida regina Gezabele, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb (il monte Sinai), dove il Signore gli rivolse la parola e gli manifestò la sua gloria nel mormorio di un vento leggero (1Re 19,1-13). La Quaresima è per noi cristiani tempo prezioso di preghiera nell’ascolto e meditazione della parola del Signore.

Uno dei libri più curiosi e più brevi dell’Antico Testamento è quello di Giona, considerato dagli studiosi un racconto didattico. In esso si parla di come il profeta rifiutando la missione che Dio gli aveva ordinato di compiere a Ninive, fuggiva imbarcatosi in una nave. Scatenatosi un forte vento e dinanzi alla paura dei marinai, Giona riconosce che è colpa sua se la nave si trova in pericolo. Gettato in mare, dopo esser stato per tre giorni e tre notti nel ventre di una balena, il grosso pesce lo rigettò sulla spiaggia. Allora Giona si decise a percorrere in lungo e in largo la città di Ninive predicando: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta” (Gn 3,4). I cittadini di Ninive credettero accolsero la predicazione di Giona e fecero penitenza evitando in questo modo il castigo divino. La Quaresima è tempo favorevole per la conversione, tempo per lasciarsi interpellare dalla parola di Dio.

Per insegnarci a fare Quaresima, il Vangelo ci dice che Cristo stesso dopo il battesimo nel Giordano si ritirò per quaranta giorni nel deserto dove ha pregato, ha digiunato e ha combattuto e vinto per noi le tentazioni del demonio. In seguito, gli angeli, dice san Matteo, gli si avvicinarono e lo servivano (Mt 4,1-11 e paralleli).

Infine quaranta sono i giorni durante i quali Cristo risorto istruì i suoi discepoli, prima di salire alla gloria del Padre ed inviare lo Spirito sulla Chiesa nascente (At 1,3).

L’insieme di questi avvenimenti costituisce ancora oggi per noi un “segno”. Si tratta di avvenimenti molto diversi gli uni dagli atri, ma hanno qualcosa in comune: Dio mette alla prova prima di concedere il suo dono di grazia. In questi avvenimenti è presente il dinamismo pasquale di morte e risurrezione. Infatti, il digiuno quaresimale si protrae per quaranta giorni, numero che, come abbiamo visto, la Bibbia associa a periodi di attesa, di umiliazione, di sforzo, di penitenza e lotta, solo al termine dei quali vi è l’incontro, il premio, il dono, la vittoria. Si configura quindi un itinerario che da un impegno e uno sforzo passa attraverso un evento risolutore ed è condotto così a una condizione nuova. La Quaresima è strutturata su questa simbologia biblica dei quaranta giorni, come ci ricorda la Liturgia delle ore nell’inno dell’Ufficio delle letture del Tempo quaresimale quando dice: “La legge e i profeti annunziarono / dei quaranta giorni il mistero; / Gesù consacrò nel deserto / questo tempo di grazia”.

 

Matias Augè

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