La tentazione nel deserto

Come Gesù c'insegna a superare le tentazioni.

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Con il battesimo al fiume Giordano Gesù compie il suo primo gesto profetico pubblico e si rivela come Messia-Servo.Del battesimo di Gesù parlano tutti e quattro gli evangelisti, ma lo fanno quasi con disagio: si tratta del Figlio di Dio confuso tra la folla dei peccatori, che accorrono da Giovanni Battista per sottomettersi a un rito di penitenza. Il senso di questa scelta si lascia comunque intravedere abbastanza chiaramente nei loro racconti intessuti di immagini simboliche. Gesù è il Figlio amato del Padre; ma l’intimità divina, invece di separarlo, lo congiunge ai peccatori: Dio è vicino a chi si riconosce povero e bisognoso di essere salvato. Il Padre si compiace del suo Figlio e gli affida la missione di salvezza; gli comunica la potenza dello Spirito per attuarla.
Gesù è il Messia, il Servo fedele del Signore, preannunciato da Isaia, che si fa carico dei peccati degli uomini, per ricondurli alla comunione con Dio. Rivelerà la vera natura del regno di Dio, il suo volto di misericordia, accogliendo i peccatori durante la vita pubblica e morendo in croce per loro.

Alla luce dei successivi avvenimenti della Pasqua, l’immersione nel fiume Giordano appare quasi un preludio del supremo “battesimo” nelle acque della morte per i nostri peccati, mentre la prima pubblica presentazione come Messia preannuncia l’intronizzazione nella gloria della risurrezione. Come il nostro battesimo ci configura al mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo, così il suo battesimo lo anticipa.

Tentato come noi

Il carattere proprio del regno di Dio e del messianismo di Gesù viene ribadito dal racconto della tentazione. Gesù si reca nel deserto. Là lo attende Satana, il tenebroso «principe di questo mondo» (Gv 12,31), che gli prospetta una strategia trionfalistica, un falso messianismo fatto di miracoli clamorosi, come trasformare le pietre in pane, gettarsi dall’alto del tempio con la certezza di essere salvato, conquistare il dominio politico di tutte le nazioni.
Gesù respinge decisamente la tentazione: no alla facile prosperità materiale, perché si deve cercare «prima il regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33); no all’ambigua popolarità ottenuta con il miracolo spettacolare, perché non si deve strumentalizzare Dio ai propri bisogni di sicurezza; no all’ambizione del potere temporale, perché la vera liberazione dell’uomo nasce dal cuore. Il suo essere Figlio di Dio si manifesterà non nel possesso, nell’esibizione di potenza e nel dominio, ma nell’umile servizio, nel dono di sé, nella croce. Si tratta di una scelta decisamente controcorrente. Le proposte di Satana sono anche le aspettative dell’ambiente; corrispondono anzi a ciò che gli uomini di ogni tempo spontaneamente desiderano per realizzarsi. Il regno di Dio è diverso, apparentemente debole; ma «ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,25).
La tentazione è stata reale per Gesù: fu «provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4,15). Anche più tardi sperimenterà la violenza della tentazione nell’ora della passione, quando sarà assalito dall’angoscia dell’uomo debole e solo di fronte alla morte, e sarà provocato a scendere dalla croce per esibire la propria potenza.
Gesù si consegna alla misteriosa fedeltà del Padre e aderisce costantemente alla sua volontà, senza alcuna esitazione; vince Satana con la forza dello Spirito Santo; e ritrova l’armonia originaria con tutta la creazione, dagli angeli agli animali, come Adamo nel giardino paradisiaco.

Tempo di Quaresima
Il cristiano è chiamato a condividere la scelta fondamentale di Gesù. Con le promesse battesimali si impegna a respingere le medesime tentazioni del benessere, del successo e del dominio.
La Chiesa glielo ricorda ogni anno con la celebrazione della Quaresima. È un cammino di essenzialità, in cui l’adesione a Dio scaturisce da scelte di sacrificio.
Gesù si fa battezzare da Giovanni Battista, per affermare la sua solidarietà con i peccatori e assumere la missione di Messia-Servo. Respingendo la triplice tentazione della ricchezza, del successo e del dominio sugli altri, conferma la scelta di un messianismo basato sul servizio e sul dono di sé.

Fonte: Educat.it

 

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