La Trasfigurazione

Il Quarto mistero della luce

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«Quando mi trovo alla presenza sua e a quella di Gesù sono costretto ad esclamare: “Dove sono, dove mi trovo? Chi è che mi sta vicino? Mi sento tutto bruciare senza fuoco; mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre, senza neanche vedere le catene che tanto stretto mi tengono, mille fiamme mi consumano; sento di mo rire continuamente e pur sempre vivo» (Padre Pio, Epistolario l, 6 1913 a P Agostino, pag. 357)

“Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».” (Mt 17, 1.2.5)

Nella Trasfigurazione “la gloria delle divinità sfolgora sul volto di Cristo mentre il padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere conLui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo» (Rosarium Virginis Mariae, n. 21)

Trasfigurandosi Gesù anticipa la sua Risurrezione. Ciò che conta è fare la volontà di Dio anche se ciò passa per la croce. Non bisogna aver paura: possono uccidere il corpo ma nessuno può toccare l’anima. La certezza di fare la volontà di Dio dà senso alla vita ed entusiasmo nelle scelte operative. La nostra vita non può essere piena di cose, ma bisogna metterci amore e interesse per gli altri. Nessuno è indifferente ma sempre in dialogo: si edifica con l’esempio e s’ipotizza una società nuova posta oltre il peccato

Sul Tabor il Primo Testamento si trasfigura e la storia della salvezza raggiunge il traguardo. Gesù ha vinto l’antica disobbedienza ed è pronto ad affrontare la morte per dare la vita. Il suo andare non è verso la croce ma verso la Risurrezione: il Padre accoglie il Figlio che gli uomini rifiutano. Dio accetta l’uomo al pari di Gesù: con l’obbedienza al quotidiano trasfigureremo una vita apparentemente senza senso, saremo trasformati nell’immagine del Figlio di Dio (2 Cor 3,18) e passeremo dalle tenebre alla luce. Gesù è la proposta, l’uomo la risposta: la fede trascende il quotidiano e incontra la volontà di Dio che accoglie chi era perduto e l’abbraccia come figlio.

La vita non è andare verso la morte, ma è incontro con Dio che chiama l’uomo ad essere suo figlio. Il vivere quotidiano è lottare per la vittoria dello spirito sulla materia, e un trasfigurare gli avvenimenti in una risposta di salvezza, è un incubazione per nascere alla vita eterna. Siamo un seme che vive nel nascosto del corpo per essere la visibilità sacramentale di Dio e testimoniare che Egli vive in noi e noi siamo di Lui. La speranza dell’incontro definitivo con la SS. Trinità non muore per le avversità, ma le supera e le trasforma in un’attesa fiduciosa e gioiosa

A Pietro che esclama: «È bello per noi stare qui» (Mt 17, 4) si contrappongono il grido del padre che chiede la guarigione del figlio che «soffre terribilmente» e l’andare di Gesù verso Gerusalemme dove l’attende la croce per la salvezza dell’umanità. Anche se la contemplazione del bello addolcisce il lavoro, l’entusiasmo non ne fa avvertire il peso, la preghiera fa diventare lieve l’impegno assunto. Tuttavia l’invito ad andare per compiere la volontà del Padre e accogliere le contraddizioni della vita che bisogna trasfigurare è impellente: non si è di e per la terra. Il presente è l’istante vivo di un passato che non c’è più ma che sospinge verso un futuro che riempie di speranza perché si deve incontrare un tempo senza tempo e una vita che non muore più.

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