La vita del cristiano

camminare nello spirito

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Come costruire oggi una figura di giovane credente? Un certo tipo di spiritualità, presente anche ai nostri giorni, vorrebbe far ruotare tutto attorno al desiderio umano di Dio. La vera spiritualità mette al centro l’amore di Dio per l’uomo. La spiritualità è la vita di Gesù in noi, dono dello Spirito: è lo Spirito che, mettendoci a contatto con l’amore di Dio, delinea l’immagine di Gesù in noi e ci dona forza e riferimenti per costruire una nuova umanità, che ha come elemento fondante e determinante la persona di Gesù, il suo pensiero, i suoi atteggiamenti, le sue scelte, il suo modo di vivere. Non possiamo affidare a una religiosità occasionale o abitudinaria il compito di offrire ragioni di vita e motivi di speranza, né accontentarci di una religiosità indefinita, di comodo, tanto per sopravvivere. Occorre fissare con coraggio e con umiltà alcuni passaggi obbligati per edificare un’autentica spiritualità cristiana.

La preghiera

La preghiera non è il tutto della spiritualità, ma ne è l’indice di consistenza. Essere cristiani non è solo pregare, ma un cristiano non può essere tale se non prega.
La preghiera cristiana non è un pregare qualunque, una qualsiasi invocazione del cuore, ma fa riferimento alla storia di Dio con gli uomini, il cui centro è Gesù. Il riferimento a Gesù è discriminante, perché da questo dipende sia la corretta visione dell’uomo che prega sia la corretta visione di Dio, origine e termine ultimo della preghiera.
In questa prospettiva si collocano tutte le espressioni della preghiera cristiana: la fedele partecipazione domenicale (se possibile più frequente, quotidiana) alla celebrazione eucaristica, sorgente e vertice di una vita accolta da Dio e donata a lui; la preghiera personale nei vari momenti della giornata, quella che si esprime nella liturgia delle ore e quella che attinge alla ricca tradizione popolare; la meditazione quotidiana della parola di Dio, da curare soprattutto in Avvento e Quaresima; la recita del rosario, spazio di riflessione sui misteri della fede, ritmato dalla lode, dall’invocazione e dall’intercessione della Vergine Maria; la “via crucis”, cammino sulle orme di Cristo che si offre fino alla morte; la “preghiera del cuore”, mediante la ripetizione al ritmo del respiro di una parola del Signore, di una lode o invocazione.
Per educarsi alla preghiera quotidiana sono utili esperienze più intense: spazi di “deserto”, esercizi spirituali, momenti prolungati di silenzio e di contemplazione, ricerca della volontà di Dio a riguardo delle scelte e dei progetti in una revisione di vita. Sono occasioni con cui i giovani, guidati da uomini e donne di Dio, imparano a dialogare con Lui, ad abituare il loro orecchio alla consapevolezza di sé e all’ascolto della sua Parola.

Una guida

La vita di fede non ammette controfigure: nessuno può sostituirci nel cammino personale di comunione con Dio. Ma per vivere in modo coerente ed ordinato non si può essere da soli: non si può sapere di essere amati fino allo spasimo da Dio senza vederne il volto concreto in qualcuno che ci accoglie. La solitudine, che sembra oggi caratterizzare il mondo giovanile, non la si supera nel chiasso o nelle “lettere al direttore” o lanciando messaggi nell’anonimato delle onde telematiche, ma cercando un incontro personale, una guida che possieda insieme l’amore e la forza dell’amico, capace di aiutarci a capire il progetto originale e libero di ciascuno e di raggiungere la massima accoglienza della volontà di Dio. La direzione spirituale, illuminata dalle scienze dell’educazione e riportata alla sua funzione di esercizio del discernimento alla luce della Parola, è importante per educare i giovani alla maturità della fede. Lo Spirito Santo dà ad alcune persone (sacerdoti, religiosi, laici) doni di saggezza e di fede particolari e li rende capaci di offrire un aiuto al cammino spirituale, tenendo sempre alta l’esigenza radicale della parola di Dio.

Uno stile

La ricerca di facili regole può ingannare. E necessario assumere uno stile nuovo, quello di Gesù, dentro il quale provare a riscrivere nella concreta individualità della propria vita i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, che trovano in lui la loro ragione d’essere e il loro valore decisivo. È perché vogliamo imitare, amare Gesù, unirci strettamente a lui che scegliamo di essere poveri, casti e obbedienti. I consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza indirizzano i dinamismi della persona a Dio e al suo regno con una intensità particolare, poiché rigenerano il rapporto positivo con Dio, con se stessi, con gli altri e con le cose. Non c’è cristiano che non debba trovare equilibrio in queste relazioni e i consigli evangelici gli si offrono come segni e strumenti di educazione: la castità educa al vero senso dell’amore; la scelta volontaria della povertà all’uso giusto dei beni; l’obbedienza all’uso della libertà personale. Per plasmare gli atteggiamenti del proprio cuore occorre raggiungere la concretezza, aprendo la vita quotidiana ad alcune esperienze forti in maniera non saltuaria: la ricerca di spazi per la preghiera, l’offerta della propria disponibilità, il distacco dai luoghi delle proprie sicurezze, l’impegno nel servizio verso i poveri e gli ammalati, la condivisione dell’esperienza missionaria per portare a tutti il vangelo anche oltre i confini del proprio mondo immediato… Soprattutto, a nessun giovane credente deve mancare la possibilità di partecipare a percorsi formativi, che aiutano a sviluppare e consolidare una coscienza retta, capace di riscrivere la vita cristiana con originalità, dentro ogni nuova situazione.

Essere una comunità non solo un gruppo

Esiste un tempo in cui si deve camminare con le proprie gambe, in cui la vita ci butta nelle strade del mondo a causa del lavoro, dello studio o di altre scelte. Allora occorre affrontare la solitudine della diaspora, vivendo la fede non necessariamente sostenuti da un gruppo o dal calore di un riconoscimento reciproco tra credenti. In quei momenti ci accorgiamo di quanto è bello poter condividere con altri la nostra vita di fede, ma non è sempre possibile. Oggi si sviluppano forme di vita comune, in cui i giovani si mettono assieme per sperimentare la condivisione della fede e per attrezzarsi in vista delle grandi scelte per il futuro. Vengono vissute dentro gli abituali ambienti associativi, di movimento o parrocchiali, oppure fuori da essi, come nelle esperienze di servizio caritativo continuato, anche lontano da casa. Dobbiamo imparare però ad allargare sempre di più l’orizzonte e a sentirci parte di una comunione, quella ecclesiale, che è viva e pulsante in ogni angolo della terra. Si tratta di un riferimento, visibile o meno, che rimane sempre attivo, anche quando non arriviamo a sperimentarlo immediatamente.

Professione e dono di sé

Vivere una professione ricercata e apprezzata, giustamente remunerata e personalmente gratificante è il sogno di ogni giovane. Oggi succede a pochi di poter scegliere il lavoro che piace. Chi lo può fare viene considerato un fortunato. I più sono costretti ad accontentarsi di quello che la società passa. Gli ideali vengono subito ritoccati e ridotti, e con essi spesso anche l’entusiasmo. Questo stato di cose fa dimenticare, agli uni e agli altri, che in ogni situazione, il lavoro deve essere vissuto come missione, va cioè compreso dentro l’orizzonte della fede: “Gli uomini e le donne… possono a buon diritto ritenere che col loro lavoro essi prolungano l’opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e danno un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia” (Gaudium et spes, 34). La spiritualità cristiana non è relegata alla sfera dell’interiorità. Tutta la persona ne rimane coinvolta, in una prospettiva vocazionale della vita che è garanzia per salvarsi dalla frammentazione e, alla fine, dalla perdita di senso. Ci si allena alla ricerca dell’unità della vita non solo nella preghiera, ma anche nell’esercizio semplice, umile e concreto di esperienze di servizio sotto le diverse forme di volontariato, di compagnia alla sofferenza dei fratelli ammalati, di disponibilità all’educare i più piccoli, di partecipazione alla vita sociale e politica…

Una consacrazione

Maria, la madre di Gesù, indica la strada per giungere al suo Figlio: la docilità allo Spirito mostra come accogliere la volontà di Dio; la decisione di mettersi a disposizione del Signore mostra come scegliere consapevolmente nella vita. Maria è provvidenziale compagna di viaggio per i giovani chiamati a crescere in responsabilità, per non subire scelte di vita imposte dalla società o dalla consuetudine. La sua vicenda di giovane donna, capace di ascoltare e riflettere, ma anche di parlare e prendere decisioni coraggiose, attira i giovani, che nutrono per lei più che una devozione sentimentale, una vera ammirazione. Molti giovani ne hanno riscoperto il fascino mediante i pellegrinaggi religiosi, rivolti in larga parte a luoghi e a santuari mariani. In questi cammini di fede, come pure nei grandi raduni legati alle “giornate mondiali della gioventù” o ad altre esperienze forti di incontro si esprime l’impegno di percorrere le strade del mondo e i sentieri della storia per arrivare al cuore della vita, dove sarà possibile accogliere ciò che Gesù indica come meta essenziale di ogni ricerca umana: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). La ricerca della verità e del significato della vita, il desiderio dei beni veri, il bisogno di cambiare, solo in Gesù trovano la risposta e la proposta per una esistenza rinnovata. Maria ci rimanda sempre a lui.

Fonte: Educat.it

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