L’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani

Il primo mistero doloroso

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«La più certa prova dell’amore consiste nel patire per l’amato, e dopo che il Figliolo di Dio pati per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce portata per lui diviene amabile quanto l’amore (Padre Pio, Epistolario I, 1 VII-1915 a P Agostino, pag. 602)

Allora Gesù andò con loro in un luogo, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». Allora egli disse loro: «L’anima mia è profondamente triste, fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E, andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: «Così non avete potuto vegliare neppure un’ora con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione; poiché lo spirito è pronto, ma la carne è debole». (Mt 26, 36. 38-41)

Nel Getsemani Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà delPadre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Li Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell’umanità, e di fronte a tutti i peccati dell’umanità, per dire al Padre: “Non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22, 42 e par) Questo suo “si” ribalta il “no” dei progenitori nell’Eden» (Rosarium Virginis Mariae, n. 22)

Gesù, che è la vita del mondo, va incontro alla morte. Ciò lo terrorizza e si sente profondamente triste: lo spavento è così forte da sudare sangue. L’umanità di Gesù si sente schiacciata e incapace di dire si, allora prega il Padre perché quest’esperienza gli sia risparmiata, però è sempre sottomesso alla volontà divina. È un momento di grande umanità: Gesù non è un super-eroe, porta un corpo attaccato alla vita, ha una sensibilità più pronta alla gioia anziché al dolore, però «Non la mia volontà si faccia, ma la tua» (Mt 26, 42)

Pur essendo Dio, in questa prova Gesù mostra la sua umanità: ha paura, supplica che l’ora non giunga, prega per trovare conforto. Il credente non è un miracolista che spacca le montagne, è un uomo con la fiducia in Dio. La sofferenza ha provato il Figlio di Dio e ogni altra creatura, essa accomuna e fa diventare vicini e umani.
Gesù chiede conforto agli Apostoli, ma questi dormono, allora chiede aiuto al Padre e questi è inflessibile.
Si piega e accetta di fare la volontà di Dio. L’amore è credibile se sa dare la vita per le persone amate.

L’ora della prova è dura per chi è ben disposto ad andare fino in fondo. Non è la mancanza di sofferenza che avrebbe reso Gesù più accettabile. Gesù, pur potendo evitare la croce, non ha avuto tentennamenti nell’accoglierla. Così ha testimoniato l’amore verso il Padre e l’amore
verso l’uomo. Gesù è una persona determinata, la sua agonia rende accettabile il dolore umano. Egli permette di leggere in chiave salvifica ed educativa la sofferenza che accompagna il vivere quotidiano. Se Gesù ha subito la morte per essere fedele al Padre, non deve l’uomo accogliere il dolore inevitabile, motivo del suo limite, per costruire la sua vita?

Il sudore di sangue di Gesù nel Getsemani è segno della paura enorme provata durante la preghiera nell’orto, ma pure segno della ferma volontà di dare la vita per le persone amate. Se «amor con amor si paga», ora sappiamo come Gesù ha amato, quindi adesso egli attende la nostra risposta per ricambiare un simile amore. Amare non è dire parole dolci o assumere atteggiamenti languidi; è credere fino in fondo alla persona amata ed essere disposti anche a dare la vita per essa.

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