Le nozze di Cana

Il secondo mistero della luce

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E se la nostra miseria ci atterrisce, se la nostra ingratitudine verso Dio ci terrorizza, se la memoria delle nostre colpe si arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, di cui abbiamo provocato lo sdegno verso di noi, ricorriamo allora alla madre nostra Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi perché ci è madre.In tutte le tue azioni, anche le più indifferenti, sii gelosa di eseguirle con retta intenzione di piacere a Dio, gittando indietro ogni benchè minima sollecitudine dell’utile proprio. E’ quale più ricco guadagno per l’anima è quello di dare gusto al Signore? “Fate quello che Egli vi dirà” (Padre Pio, Epistolario III 12- IX- 1915 ad Annita rodote, pag.100) 

Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli. Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Checosa c’è tra te e me, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà». Or c’erano là sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno. Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono. E, come il maestro della festa assaggiò l’acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venissequel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), il maestro della festa chiamò lo sposo, e gli disse: «Ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora». Gesù fece questo inizio dei segni in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.” (Gv 2, 1-11)

«A Cana (cfr Gv 2, 1-12), Cristo, cambiando l’acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all’intervento di Maria, la prima dei credenti (Rosarium Virginis Mariae, n. 21).

Gesù, Maria e gli apostoli sono presenti a Cana. Cristo, con la sua parola, cambia l’acqua delle giare (antico Patto) nel vino buono (nuovo patto). L’intervento di Maria evita che la festa si tramuti in imbarazzo e vergogna per gli sposi. La sua premura anticipa l’ora di Gesù perché il suo sangue riporti la gioia sulla terra e unisca gli uomini nella carità che è il banchetto della nuova legge.

Dio è stato sempre presente nella vita dei popoli, ora però è diventato amico e ha trasformato l’uomo dandogli la libertà vera e chiamandolo alla libertà. È Gesù che dà senso alle scelte umane perché vanno oltre il senso immediato e costruiscono la salvezza. L’umano non è disprezzabile, ma manca di una marcia: solo con la grazia di Dio la vita si veste a festa e il futuro diventa attesa dell’incontro con Dio. Gli uomini sono invitati al banchetto celeste.

Gesù è il nuovo sposo dell’umanità. Se c’è lui, il vino non manca e la gioia non si spegne sul volto degli invitati e la festa continua. Al banchetto della storia e della politica bisogna invitare Gesù se si vuole conservare la gioia e condividere la giustizia. La pace non è produzione tecnologica, ma la crescita umana e incontro d’amicizia.

La Chiesa legge i segni dei tempi e diventa credibile se porta Gesù. E la sua Parola a giudicare la storia: «O con me o contro di me» (Mt 12, 30). Sedersi al banchetto nuziale del Figlio di Dio è sentirsi Comunità che ascolta e mangia il Verbo; Comunità presente nel territorio come donatrice di gioia e di interesse: Comunità sacramento, che congiunge Dio alla società civile, all’impegno mondano, politico e sociale.

Fonte:” Il Santo Rosario – Il credo fatto preghiera” di Don Giovanni Ercolino

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