Morte di Gesù

Il quinto mistero doloroso

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«Quanto è dolce l…] il nome croce! Qui appiè della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, si infiammano di amore, qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi» (Padre Pio, Epistolario I, 1 VII 1915 a P Agostino, pag. 601-2).

Or presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria Maddalena.  Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l’accolse in casa sua.

È veramente uomo chi è disposto a morire come ogni altro uomo! La croce è il fallimento di una missione se è vista nella sua distruttività, per Gesù invece è stata la testimonianza che «non c’è amore più grande di dare la vita per le persone amate» (Gv 15, 13) e che pur essendo Dio si è abbassato per amore «fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 8)

Al contrario del primo Adamo, che sotto l’albero ha preferito il suo progetto a quello di Dio, Gesù, sulla croce accetta il piano di Dio. Questa fedeltà fino in fondo, gli costa la vita che non è un compromesso «ragionevole» con lo spirito del mondo, ma una scelta «consapevole» di Dio, grande ed unico Signore (Sal 70, 5; Est 8, 12t).
L’amore crea la fedeltà e questa a volte è dura perché si guarda al percorso o al costo e non all’esito finale. La fedeltà di Gesù al piano di Dio è il riconoscimento della dignità dell’uomo e quindi la sua salvezza, è la restaurazione del mondo tradito dal peccato della creatura, è apertura del Cielo per quanti rispondono di si a Dio. Ormai la pace è fatta, l’Alleanza s’è ricompattata, l’amore purificato è tornato a circolare nella vita, non c’è più dualità tra Dio e l’uomo, ma unità.

Gesù non è morto perché peccatore o sconfitto. Egli ha dato la vita per riprendersela di nuovo (Gv 10, 17): la sua morte è stata una risposta d’amore al Padre per riconquistare la creazione ribelle per opera dell’uomo.  Ora la morte non regna più perché sconfitta dal Crocifisso del Golgota e ogni morte è diventata un seme per la vita (Gv
12, 24). «Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1 Cor 15, 43). Chi si fa amare da Dio costruisce un mondo di speranza e attende un’estate che non conosce tempesta. La vita è un dono che Dio ha nascosto in un corpo che una volta disfatto restituisce lo splendore divino e si unisce alla Luce che non conosce tramonto

Neanche in croce Gesù viene lasciato in pace: i due ladroni crocifissi con lui e la gente che s’era radunata per lo «spettacolo» l’insultano (Mt 27, 34-39) Ancora una volta Gesù ha il sopravvento chi l’accoglie viene salvato. Al ladrone che gli chiede di ricordarsi di lui quando sarà nel suo regno, Gesù promette che sarà con lui in paradiso (Lc 23, 42-43). Guardare al Crocifisso e condividere l’amore per il Padre e per l’uomo è cambiare la faccia della storia e assicurarsi il Cielo. Dio non è un ragioniere che conta i peccati ma un amante che si lascia conquistare dall’amore.

Il sangue che fuoriesce dal costato di Cristo è la prova estrema che Gesù ha dato tutto se stesso fino all’ultima goccia di sangue. Il corpo che accoglieva il Verbo è pronto per la definitiva trasfigurazione. Non ha più nulla che appartiene alla terra, perciò viene seppellito per scomparire, ma diventa spirito datore di vita (2 Cor 15, 45) vestito d’immortalità. Sulla croce è stata posta la creazione che aspirava alla sua dignità originale, la speranza di
ogni creatura che vuole la vita, l’anelito che aspira all’eterno, ogni bruttura che vuole essere lavata. Qui la «morte è stata ingoiata per la vittoria» (1 or 15, 54) e noi abbiamo riconquistato la capacità di essere figli, chiamati a seppellire ogni giorno il nostro corpo di peccato e di morte per impossessarci di quello spirituale che è luce seminatrice di speranza.

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