Nascita di Gesù a Betlemme

Il terzo mistero della gioia

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«Quale felicità servire Iddio nel deserto senza manna, senz’acqua e senza altre consolazioni che quella di essere sotto la sua condotta, e di soffrire per lui! La Vergine santissima possa nascere nel tuo cuore, e portarti le sue benedizioni» ( Padre Pio, Epistolario III, 11 I-1917 a M. Gargani, pag. 264)

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Lc (2, 8-12)

Sofusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, e cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come una grande gioia” (Rosarium Virginis Mariae, n.20)

Dio eterno nasce uomo per portarsi vicino a noi e condividere la nostra sorte di servi. Assumendo la nostra natura, egli trasforma la storia, che ora è anche sua, in evento, il peccato in grazia, la lontananza in vicinanza, la materialità in spiritualità. Gesù, però, non fa chiasso alla sua nascita: egli pur essendo il Signore, viene in silenzio, con discrezione, in povertà, come ospite, e chiede all’uomo di essere accolto, come uno tra i tanti.

Gloria a Dio nei cieli e pace agli uomini sulla terra. L’inimicizia è stata tolta, ora l’uomo, che ha il Cielo per amico, può lavorare perché tutta la terra torni rappacificata a Dio, non ci devono più essere competizioni, ma spirito di fratellanza e condivisione. La pace, la gioia, lo star bene, la condivisione di tutto sono doni di Dio, non frutto dell’agire dell’uomo. A questi spetta riceverli come dono dal Cielo e adoperarsi per coltivarli, diffonderli e
farli diventare opere della giustizia.

Gesù nasce in una grotta per sua scelta. Egli ha voluto la povertà per non essere condizionato dal mondo degli uomini e delle cose, per testimoniare una vocazione radicale: solo Dio. Egli non è debitore ad alcuno, ma tutti lo sono a lui: ha assunto una natura umana per santificarla, un’intelligenza umana per dirigerla, una storia umana per condividerla, una povertà estrema per arricchire il mondo non di cose, ma d’amore divino. Si è fatto uomo perché questi sul serio si faccia pellegrino verso il Cielo e costruttore di una storia che salva.

Dio si è fatto uomo! Mistero incomprensibile alla mente, ma dolcissimo al cuore: Gesù è diventato nostro fratello nella carne, per assumerci nella sua Santità, invitarci a sedere a mensa col Padre e darci la caparra di salvezza. Ormai l’uomo non appartiene solo alla terra, ma è anche sociale con Dio. È il mistero che ci spiega, più con i fatti che con le parole, qual è la sorte dell’uomo: essere partecipe della natura di Dio. Ormai egli non deve solo guardare l’orizzonte della storia e interessarsi dei fatti che accadono, ma volgere lo sguardo verso il Cielo, sua patria.

Fonte: “Il Santo Rosario- Il Credo fatto preghiera” scritto da Don Giovanni Ercolino

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