Nigeria, ultimatum ai cristiani: via dal Paese entro tre giorni

0 140

 

 

 

 

 

Tre giorni per lasciare il Nord della Nigeria. Un ultimatum diretto alla comunità cristiana e lanciato da un presunto portavoce di Boko Haram, la setta islamica responsabile degli attentati che hanno ucciso oltre quaranta persone a Natale. «Diamo tre giorni di tempo ai nigeriani (cristiani) del Sud per andarsene dal Nord», ha detto domenica ai giornalisti Abul Qaqa. Un avviso che, dopo la serie di attacchi contro i civili cristiani e le loro proprietà, è stato preso molto sul serio dai cittadini.

Lo spettro della pulizia etnica e religiosa aleggia sul Paese più popolato del continente africano, mantenendo la tensione altissima. Le violenze degli ultimi giorni hanno costretto il presidente nigeriano Goodluck Jonathan a dichiarare lo stato d’emergenza. I confini con Camerun, Niger e Ciad sono stati blindati e i posti di blocco sono aumentati radicalmente. «La crisi ha assunto una dimensione terroristica – ha detto sabato scorso Jonathan –. Propongo quindi ai leader politici del Nord di darci la loro massima collaborazione affinché la situazione ritorni sotto controllo. La temporanea chiusura delle nostre frontiere nelle aree a rischio è soltanto una misura transitoria per affrontare le attuali sfide di sicurezza».

Soldati e carri armati ora occupano le strade di diverse città del Nord come Jos, nello Stato di Plateu, Maiduguri, nel Borno, ma anche località negli Stati di Niger e Yobe. La capitale Abuja è stata “blindata” con il dispiegamento di migliaia di poliziotti che pattugliano i punti più sensibili. Una squadra speciale adibita alla sicurezza nel Paese, inoltre, sta collaborando con i servizi segreti nigeriani per contrastare le minacce del gruppo estremista. «I soldati uccideranno solo musulmani innocenti, residenti nelle aree in cui il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza – ha precisato durante la telefonata il portavoce Qaqa –, quindi affronteremo di petto l’esercito per proteggere i nostri fratelli». I membri di Boko Haram, soprannominati i “taleban nigeriani”, continuano a seminare terrore con l’intenzione di far esasperare le divisioni e causare conflitti anche in altre aree del Paese. Sabato ci sono stati feroci scontri tra due etnie rivali, quelle di Ezza e Zilo, che hanno provocato sessanta morti Ishielu, un distretto nello Stato di Ebonyi. «Sebbene sia difficile dare delle stime certe, siamo convinti che siano state almeno sessanta le vittime delle violenze – aveva confermato domenica per telefono Onyekachi Eni, portavoce dell’amministrazione di Ebonyi –. Abbiamo contato cinquanta cadaveri, ma i residenti stanno continuando a portarcene altri».

La gestione della crisi del presidente Jonathan, originario del Sud – zona popolata principalmente da cristiani – è stata criticata non solo da una sempre più agguerrita opposizione, ma anche dai leader della comunità cristiana che hanno definito «molto lenta la risposta del governo».

Secondo gli analisti, il presidente si trova accerchiato da una schiera di elementi che probabilmente stanno già pianificando un prossimo cambio di potere. «Ci sono delle forze interne ed esterne che hanno tutto l’interesse a far cadere il governo – spiega Stanley Ukeny, attivista nigeriano –, per questo stanno creando delle condizioni con l’intento di indebolire la nazione». Lo stesso Jonathan ha giudicato gli attacchi perpetrati da Boko Haram come «una minaccia alle fondamenta della nostra esistenza come nazione». La setta rappresenta uno degli elementi più efficaci usati dai politici dell’opposizione per recuperare il potere perso durante le elezioni presidenziali di aprile.

Nonostante i conflitti scoppiati in Nigeria appaiano spesso motivati da divergenze religiose e nazionali, gli esperti affermano che dietro si nascondano dinamiche politiche a livello internazionale. La Nigeria è il primo produttore di petrolio nel continente, un ruolo che da tempo fa gola non solo agli interessi dei Paesi occidentali, ma anche ai regimi del Medio Oriente. Oltre alle violenze provocate da Boko Haram, si prevedono disordini per via della fine posta ai sussidi statali sulla benzina che da ieri ha fatto aumentare il prezzo del carburante del 116 per cento. La Nigeria sembra arrivata a un bivio. E la scelta potrebbe risultarle quanto mai fatale. ​

 

 

Matteo Fraschini Koffi
 
(fonte: Avvenire.it)

 

Potrebbe interessarti anche... Altro dello stesso autore

Fai un commento

La tua email non sarà pubblicata.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Rimani sempre aggiornato direttamente nella tua email!