O Oriens…

0 86

O astro che sorgi, splendore di luce eterna, e sole di giustizia: vieni ed illumina coloro che siedono nelle tenebre, e nell’ombra della morte. (O Oriens, splendor lucis aeternae, et sol justitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris,et umbra mortis).

“O Oriens…” Nelle antifone precedenti, il nome dei personaggi che nell’Antico Testamento sono stati figure del Messia ci hanno guidato alla conoscenza di Cristo. Ora, nelle ultime antifone, non si usa più questa strategia tipologica e si invoca il Cristo con nomi, che pur sempre nell’ambito simbolico, si possono applicare a lui direttamente.

Questa antifona ci invita a invocare Cristo col nome di “Oriente”. E’ il nome che troviamo nel profeta Zaccaria: “Ecco un uomo che si chiama Germoglio (Oriens nomen eius nell’antica Volgata): fiorirà dove si trova e ricostruirà il tempio del Signore” (Zac 6,12). Il nome Oriente è accompagnato da due espressioni giustapposte, che allargano e spiegano il termine Oriente. La prima di esse dice “splendore della luce eterna”, la cui origine biblica potrebbe essere nell’Antico Testamento un testo del profeta Abacuc: “Il tuo splendore è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sue mani” (Ab 3,4). La seconda espressione aggiunge: “sole di giustizia”, che procede dal profeta Malachia: “Per voi […] sorgerà il sole di giustizia” (Mal 3,20).Ecco quindi che Cristo è invocato come la luce che fa nascere il giorno o come il luogo per cui nasce un nuovo giorno, un nuovo giorno che nasce sotto la luce di Dio ed i raggi della salvezza.

La supplica che conclude l’antifona è coerente con l’invocazione iniziale. Si chiede che la venuta di Cristo “illumini” coloro che sono sommersi nell’oscurità e nell’ombra della morte. Si chiede che coloro che hanno ottenuto per Cristo la libertà e la redenzione siano anche illuminati dalla sua luce, che è la vita, la partecipazione alla Vita di colui che era presso Dio dal principio (cf. Gv 1,1-4).

Anche se è vero che questa antifona, come le anteriori, è composta con testi dell’Antico Testamento,è pur vero che in essa, presa nel suo insieme echeggiano gli ultimi versetti del cantico di Zaccaria: “Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1,78-79).

Se consideriamo il contesto, emerge anche la figura del Precursore, di colui che è venuto “innanzi al Signore a preparargli le strade” (Lc 1,76), di colui che “venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce” (Gv 1,7-8).
Un ultimo elemento da tener presente. L’invocazione a Cristo come “Oriente” ci ricorda anche che, nella sua seconda venuta, Cristo, secondo la tradizione primitiva, verrà dall’Oriente: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”, dice Matteo nel discorso escatologico (Mt 24,27). In questo modo, l’antifona ci prepara non soltanto ad accogliere la luce di Cristo nel mistero della sua natività secondo la carne, ma ci invita a levare il nostro sguardo, la nostra speranza e la nostra preghiera perché siamo pronti all’incontro del Signore nella sua venuta alla fine dei tempi.

Potrebbe interessarti anche... Altro dello stesso autore

Fai un commento

La tua email non sarà pubblicata.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Rimani sempre aggiornato direttamente nella tua email!