O Radix…

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O Radice di Iesse, che t’innalzi come segno per i popoli: tacciono davanti a te i re della terra, e le nazioni t’invocano: vieni a liberarci non tardare.(O Radix Jesse, qui stas in signum populorum, super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur: veni ad liberandum nos jam, noli tardare).

O radix Iesse…” Dopo le tappe dell’esodo, le antifone ci conducono alla vita di Israele nella terra promessa. Senza dimenticarsi però di sottolineare un elemento importante. La costituzione del popolo eletto non può farci dimenticare  che questo stesso popolo è prototipo del nuovo Israele che inizierà ad avere vita con la venuta del Salvatore. Questo è il filo conduttore dell’antifona.

Anche in questo caso, come nell’antifona anteriore, abbiamo il nome di un personaggio dell’Antico Testamento, Iesse, che sembra attirare la nostra attenzione. In realtà la sua presenza qui è funzionale, è per preparare l’antifona che segue. Iesse è menzionato diverse volte nella Scrittura; in tutti i casi è citato come padre di Davide: In un solo caso è lo stesso Davide che risponde a Saul sulla sua filiazione: “Saul gli disse: Di chi sei figlio, giovane?. Rispose Davide: Di Iesse, il Betlemmita, tuo servo” (1Sam 17,57).

Però la presenza di Iese in quest’antifona non è per ricordarci che è stato il padre di Davide, ma per poter accedere al profeta Isaia e così parlarci di Cristo: “Il quel giorno avverrà che a radice di Iese sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa” (Is 11,10). L’espressione “radice di Iese”, oltre a ricordarci che il Messia era della stirpe di Davide, ci ricorda che il Messia si trova già nella radice stessa di questa dinastia, e più ancora, dato che il Messia, il Figlio di Dio, esiste prima di tutti i secoli.

D’altra parte, conservare il termine “radice” fa sì che possiamo mettere in luce il contrasto che suppone che la radice si innalzi come vessillo che tutti possono vedere, a cui tutti i popoli possono indirizzare il loro sguardo e la loro supplica. Il testo di Isaia inoltre troverà eco nelle parole dell’anziano Simeone, quando egli dice a Maria e Giuseppe: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione” (Lc 2,34). E’ la contraddizione che in qualche modo viene indicata già dallo stesso profeta Isaia: “così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito” (Is 52,15).

Il vessillo innalzato dinanzi a tutti i popoli, non è da tutti accettato. Però coloro che lo accettano, coloro che riconoscono in lui la radice di Iese, essi, venuti da tutti i popoli, sono coloro che lo invocano e supplicano. “Vieni a liberarci, non tardare”. Verrà per salvare le genti di tutte le nazioni. Il Salvatore lo sarà di tutti, perché “tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio” (Sal 97,3). Questa vittoria totale del Salvatore è quella che attendiamo di contemplare e a cui speriamo partecipare quando egli ritornerà con tutti i santi, con tutti i redenti “di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (cf. Ap 7,9).

Clicca qui per ascoltare l’antifona

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