O Sapientia…

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Da oggi, 17 dicembre, fino al 24 dicembre la liturgia prepara alla prima venuta del Signore con il canto delle “Antifone Maggiori”, riassumenti, in grossa parte, le profezie della venuta di Cristo. Pubblichiamo la spiegazione, a cura del prof. Augè, della prima antifona.

“O Sapientia…” Questa prima antifona ha un inizio singolare. Dando a Cristo il nome di “Sapienza” si distingue dalle altre che si muovono nell’ambito di una tipologia in cui, fondamentalmente, i personaggi o le missioni o funzioni di determinati personaggi attuano come profezia del Salvatore.

Sia il termine “Sapienza” come la descrizione che si fa di essa, ci conducono ai testi biblici sapienziali: “Io (la sapienza) sono uscita dalla bocca dell’Altissimo” (Sir 24,3). “La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa e meraviglia l’universo” (Sap 8,1). Attraverso queste parole noi non soltanto contempliamo la sapienza, che ha in Dio la sua origine, che riempie ogni cosa e che tutto dispone con soave delicatezza, ma ci trasferiamo al momento della creazione. Contempliamo le origini del mondo e lo contempliamo come opera di Dio. L’antifona ci conduce agli inizi.

L’espressione ripresa dal Siracide, affermando che la Sapienza è uscita dalla bocca dell’Altissimo, ci trasferisce all’inizio della Genesi, quando tutte le cose sono create dalla parola efficace e creatrice che esce dalla bocca di Dio: “Dio disse…” (Gen 1,3). L’espressione in questione ci avvicina anche al Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo (la Parola) e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio […]: tutto è stato fatto per mezzo di lui” (Gv 1,1-3). Il Verbo di Dio è questa Sapienza confessata come divina, per il fatto di procedere dall’Altissimo, è quella che si estende da un’estremità all’altra.

Dopo aver ricordato l’opera della creazione, subentra il momento della supplica. Di fatto, la supplica è una sola: “Vieni per…”  Non chiediamo ci sia data la sapienza o la prudenza, ma che si sia mostrato il cammino della prudenza. Qui c’è la risonanza del Sal 24,4 con cui possiamo dire che abbiamo iniziato l’Avvento: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”. Chiediamo al Signore che ci mostri il cammino che ci conduce a lui, che ci mostri il cammino attraverso cui Egli viene a noi, che ci mostri, insomma, il cammino in cui Egli e noi ci possiamo incontrare. La richiesta della prudenza può far riferimento anche a Prov 9,6: “Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”.

Nei libri sapienziali, prudenza e sapienza appaiono frequentemente come due realtà interscambiabili. Se qualche differenza possiamo stabilire tra di esse, tale differenza sta nel fatto che la prudenza è la sapienza messa in opera. La prudenza e l’atteggiamento o la virtù del cristiano al quale il padrone affida la sua casa e i suoi beni (cf. Mt 24,25). La prudenza definisce il comportamento dei cristiani secondo l’esortazione dell’Apostolo: “La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque prudenti e sobri , per dedicarvi alla preghiera” (1Pt 4,7). Dove ci si parla chiaramente della prudenza è nella parabole delle dieci vergini in attesa dello sposo (Mt 25,1-13). Le vergini appunto “prudenti” o “sagge”non solo sono rimaste sveglie ma hanno provveduto a tutto ciò che era necessario per poter ricevere lo sposo nel momento del suo arrivo.

Clicca qui per ascoltare l’antifona

 

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