Oggi Catechismo: “I Dieci Comandamenti” 9° Comandamento: Non Desiderare la Donna d’Altri

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Sulla modestia hanno avuto di parlare (e non poco) anche innumerevoli santi. Lo scorso secolo è stato, sciaguratamente, quello che ha visto progressivamente scatenarsi un vero e proprio degrado dei costumi, che ci ha portato a vivere in una sorta di condizione di scandalo pubblico e perpetuo in una condizione generale di presa d’atto della “mutazione dei tempi”. Non sarà un caso che proprio nello stesso secolo tre “santi” sacerdoti (uno dei quali ufficialmente elevato agli onori degli altari e non solo, come gli altri due, morto in concetto di santità), hanno tuonato contro le mode invereconde. Si tratta di san Pio da Pietrelcina, don Dolindo Ruotolo e don Giuseppe Tomaselli. Su san Pio, per la verità, questa rivista ha già pubblicato non pochi aneddoti e fioretti, molti dei quali raccontati a viva voce dai suoi figli spirituali, per cui quello che segue è una sorta di “raccolta – collage” che spero sia utile al lettore. Una volta fu detto al santo: “Padre, Lei sta esagerando con le donne… le manda via anche con la gonna fino alle ginocchia! Niente confessione per loro!” – “Fino alle ginocchia?” – rispose Padre Pio – “Vedrete, vedrete, si spoglieranno anche per la strada!”. Una volta le suore di Foggia gli condussero delle giovanette del loro collegio, che avevano la gonna troppo corta. Le suore le fecero mettere in ginocchio perché il Padre non le vedesse. Padre Pio passò oltre senza salutarne nessuna e prima di uscire, voltandosi, disse: “Non vi vergognate? Andate a vestirvi”. A una donna che portava una maglia con le maniche corte (fino all’avambraccio…) disse: “Ti segherei le braccia… perché soffriresti di meno di quello che soffrirai in Purgatorio… le carni nude bruceranno”. Si rifiutava di confessare un uomo, che gli mandò a chiedere da un suo amico il perché. Il Padre rispose: “Digli che o si taglia le braccia, o si allunga le maniche della camicia”. Una mattina un bimbo di 11 anni si recò da Padre Pio dicendogli: “Padre, il mio papà vi ricorda quella grazia, non dimenticate!”. Rispose: “Chiama tuo padre, fammelo venire”. “Papà, ti vuole padre Pio!”. Il papà si avvicina e Padre Pio gli grida: “Maiale, non ti vergogni di far vestire tuo figlio in quel modo? Calzoncini corti, e se lo vedesse qualche ragazzina? Ricordati, noi pagheremo anche i peccati di pensiero fatti fare da altri. Maiale che sei!”. Padre Pio, tuttavia, era praticamente solo in questa battaglia, tant’è che un suo figlio spirituale scrisse: “La voce di protesta contro la moda si leva solo dalla bocca di padre Pio. A Roma tutti i sacerdoti chiudono gli occhi e passano avanti”. Al che il Padre rispondeva ironicamente: “Il pesce puzza dalla testa!…”. Penso sia inutile chiosare quanto questa amara constatazione del Padre sia dolorosamente attuale, stante l’indifferenza con cui si sopportano, anche nei luoghi sacri, immodestie ben più gravi di quelle che dovettero vedere gli occhi dello stigmatizzato del Gargano.

Non meno severo fu il servo di Dio, don Dolindo Ruotolo, che non esitava ad alzare una voce forte e chiara contro le mode invereconde. Nei suoi scritti si legge testualmente: “Donna, tu sei creatura di Dio, creatura nobilissima, anima unita al corpo per glorificare Dio e non lo zimbello o il trastullo di uomini corrotti. Ogni moda, ogni ornamento immodesto, tu li usi per mostrare la bellezza artificiale che riesci a imbastire col trucco; e così, invece di glorificare Dio, lo offendi con le tue colpe. Sei forse sulla terra per avvilirti così? Pensa che il giudizio di Dio è prossimo e che mentre al corpo si apre la tomba, all’anima deve aprirsi il cielo. ‘Quando pensate al vostro abbigliamento – scrisse Papa Pio XI – pensate anche, o donne, a come vi ridurrà la morte!’. Dopo il peccato originale lo sguardo dell’uomo sarebbe stato sconvolto dalla visione del corpo, per cui Dio ha voluto che il corpo fosse coperto. Tu dunque ti devi vestire per nascondere la carne, non per mostrarla, ti devi vestire per ricordarti che sei di Dio e che sei tempio dello Spirito Santo. Dio veste la sua creatura, Satana la spoglia, perché essendo spirito immondo prova gioia in tutto ciò che è degradante. Una donna immodesta è, per le strade, un trofeo che il diavolo sbandiera contro la Redenzione. Una donna scandalosa non obbedisce a Dio, al Papa e ai sacerdoti, ma solo a Satana e ai vili manovratori della moda, pronta a portare d’estate la pelliccia e ad andare scollacciata e con la gonna corta anche d’inverno. Non dire, o povera creatura di Dio, che non puoi portare gonne sufficientemente lunghe perché ti danno fastidio: se a importele fosse la moda, non esiteresti a farlo. Ricorda che la moda immodesta ti rende praticamente la donna di tutti e gli sguardi avidi degli uomini ti degradano tutte le volte che si posano su di te con desideri impuri, così che tu diventi come una donna di strada, offrendoti, per tua colpa, allo sguardo torbido di uomini viziosi e torni a casa carica di colpe e di iniquità. Tu dici: ‘io soffro molto il caldo, ho bisogno di andare vestita leggera, ho bisogno del fresco!’. Con questo ragionamento, però, potresti ridurti come gli zulù dell’Africa e crederti giustificata. Ma sappi che quando ti vesti in modo immodesto rinnovi gli obbrobri che ridussero Gesù alla sua tremenda nudità piagata. Avrai il coraggio di rinnovargli nel tuo corpo l’obbrobrio e la sofferenza della nudità? Copri il tuo corpo, rivestiti di purezza e lenirai le piaghe di Gesù; donagli, in unione alle sue sofferenze, il sacrificio di sopportare un po’ di caldo e la penitenza di una rinuncia, fallo per amore e collabora con Lui alla salvezza delle anime, per le quali ha versato il suo Sangue cercando almeno di non scandalizzarle”.

Don Giuseppe Tomaselli, infine, nello splendido opuscoletto “Moda femminile” scrive: “[Io, Gesù] trattai con dolcezza la donna samaritana e toccai il cuore a Maria Maddalena. Ma un giorno pronunziai queste parole di fuoco: ‘Guai a chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali!’ (Mt 18,6-7). Chi pronunzia queste parole è un Dio. Il Giudice Supremo dell’umanità che dovrà pronunziare la sentenza per ogni anima: Paradiso o Inferno. O donna che segui la moda, ricorda che tutti gli sguardi dati a te con malizia, in casa o fuori, sono peccati che si commettono imputabili più di tutti a te, che ne sei la causa volontaria. Un giorno, quando la morte ti strapperà al mondo e mi comparirai dinanzi per essere giudicata, vedrai le colpe commesse dagli uomini a vederti in abito indecente, e tu stessa ne resterai inorridita! Quale scusa presenterai a me? Guai a te, o donna, per i tuoi scandali. Inutilmente i miei Sacerdoti alzano la voce ed espongono i sacri avvisi nel Tempio […].

Vorrei richiamare all’attenzione anzitutto su queste parole di don Giuseppe Tomaselli, circa le gravissime responsabilità dei genitori in merito alle mancanze al pudore e alla modestia delle figlie, senza dimenticare l’episodio crudo e forse sconvolgente, dei severissimi rimproveri rivolti da padre Pio ad un papà che permetteva al figlioletto di andare in giro in pantaloncini corti. Vorrei anche spendere una parola sulle gravissime immoralità a cui ora si assiste sulle spiagge, dando anche qualche criterio concreto di orientamento alle donne e alle mamme che si trovassero in difficoltà dinanzi agli innumerevoli scandali a cui sempre più frequentemente si assiste. In un esorcismo satana, deridendo le “cristiane che era riuscito a spogliare”, gongolava nel vederle sulle spiagge (sue testuali parole…) “in bikini e monokini come tante vacche e vacchette”. Mi rendo perfettamente conto dell’estrema gravità di queste parole ed io stesso quando le lessi rimasi a dir poco sconcertato, perché, ahimé, anche io sono figlio della cultura postsessantottina per la quale, purtroppo, lo scandalo è divenuto la norma. Ho saputo, nella mia esperienza sacerdotale, che alcuni autorevoli e attendibili settori del mondo cattolico (evito volutamente di menzionarli, onde non creare malumori e per evitare inutili chiusure pregiudiziali) danno come indicazioni alle donne di andare al mare come minimo con un sobrio costume intero. Conosco personalmente più di qualche santa donna e mamma di famiglia che, non contenta di questo, preferisce indossare un pareo o comunque qualcosa per coprirsi un po’ di più. Concordo perfettamente con il fatto che non è bene (anzi è male) scoprirsi più di quanto lo consenta un sobrio costume intero e lodo di vero cuore chi, per amore di Gesù e della santa modestia, è capace di andare oltre questa soglia minimale di decenza. Inoltre, in presenza di bambini piccoli, è anche necessario individuare orari o tipi di spiaggia che preservino gli innocenti dal contatto con la pubblica oscenità. A poco giova una mamma modesta in mezzo a un mare di nudismi o indecenze. Della materia suggerisco infine di parlare apertamente e francamente con il padre spirituale, per fare le opportune scelte alla luce e nell’orizzonte della volontà di Dio. Non poche persone che aspirano alla santità e alla perfezione (sto parlando, ovviamente, di laici) hanno rinunciato completamente a frequentare le spiagge, offrendo tale sacrificio al Signore per il ritorno imminente di costumi e stili di vita che non offendano così gravemente Dio in questa materia.

Qualche parola infine sullo scabrosissimo e quanto mai odioso argomento della pornografia, sorella gemella del nudismo e delle mode invereconde, vera e autentica piaga purulenta, sbocciata da una società quanto mai corrotta e corruttrice. Il suo avvento ha seguito un’escalation lenta e continua, cominciata dalle prime pose procaci di qualche famosa attrice cinematografica fino a rompere ogni argine e limite ai nostri sciaguratissimi giorni. Un processo graduale che, a detta di qualcuno, non è stato del tutto casuale, ma studiato a tavolino. In un interessantissimo articolo reperibile nel web a cura dell’Associazione “Centro Culturale San Giorgio”[1], si leggono, fra le altre, queste parole. “Ecco un diktat estratto dal Manuale per i comunisti della Florida: «Corrompete la gioventù, alienatela dalla religione, fissate la loro attenzione sul sesso, lasciateli diventare superficiali, distruggete il loro idealismo, provocate con ogni mezzo il crollo delle virtù morali, dell’onestà, della purezza». Dalla Parola d’ordine del Partito Comunista Italiano: «Il nostro compito è di promuovere l’ondata della pornografia e di presentarla con simpatia come il fine supremo della libertà artistica». La parola al leader sovietico Lenin (1870-1924): «Se vogliamo distruggere una nazione, dobbiamo prima distruggere la sua morale; poi ci cadrà in grembo come un frutto maturo. Svegliate l’interesse della gioventù per il sesso e sarà vostra». Dalle Direttive date ai comunisti degli Stati Uniti: «Abrogare tutte le leggi contro l’oscenità. Distruggere il senso morale diffondendo la pornografia nei libri, nei periodici, nei film alla radio e in televisione. Presentare le degenerazioni sessuali come normali, naturali, favorevoli all’equilibrio psichico e igienico. Distruggere la famiglia, favorendo le unioni libere e il divorzio». Ecco un estratto dal libro Asiatici (1925), del romanziere Artur Landsberger (1876-1933): «Un Paese non è altro che un corpo gigantesco: chi regola le sue funzioni genitali influenza tutto il corpo e lo riduce in suo potere. Si prende un Paese attraverso il suo istinto più sviluppato, allora, quella generazione, senza più ritegno, perderà le sue forze e sarà in preda a un’ebbrezza di cui noi potremo regolarne la durata. Creando sempre nuovi stimoli, sapremo rendere permanente quell’ebbrezza e fare del Paese un’isola di ossessi». Ecco il pensiero di Michail Bakunin (1814-1876), rivoluzionario russo e iniziatore del movimento anarchico internazionale: «In questa rivoluzione dovremo risvegliare il diavolo nel popolo e in lui le passioni più vili». Jean Cau (1925-1933), scrittore e giornalista francese: «Quando l’uomo sarà divenuto un essere che striscia, che grugna e salta sulla femmina, e voi continuerete soltanto ad accarezzare il suo sesso e a scatenare la bestia che è in lui, allora il porcile diventerà un macello. La carne che offrite nelle vostre riviste illustrate è buona tutt’al più ad essere venduta, schernita, torturata, uccisa e bruciata». Direttiva massonica: «La prima conquista da fare è la conquista della donna. La donna deve esser liberata dalle catene della Chiesa e dalla legge […]. Per abbattere il cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna, la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine, la gente andrà in giro nuda, o quasi, senza più batter ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s’indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede»”. Il triste avverarsi di queste lugubri profezie (spegnimento del senso del sacro, indebolimento della morale, perdita della fede) è, disgraziatamente, sotto gli occhi di tutti…

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