Oggi Cinema: Ritorno sul grande schermo per Pieraccioni

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Sono passate tante corse a perdifiato, innumerevoli zingarate e quasi una decina di film da quell’ esordio malinconico, sincero eppure ironico che fu “I laureati”. Ed è lì, almeno idealmente, che oggi torna Leonardo Pieraccioni con “Un fantastico via vai”, in sala dal 12 dicembre in ben 500 copie per 01 Distribution. L’allora trentenne fuoricorso è diventato un cinquantenne che continua a correre ma con il fiato ormai corto, una ‘figuretta’ grottesca buttato fuori di casa dalla moglie e costretto ad affittare una camera in un appartamento di universitari…

Torni con una storia che in qualche modo ti riporta alle origini. È inevitabile ripensare a “I laureati”…

Leonardo Pieraccioni: Questo film nasce dai tanti incontri con ragazzi universitari tra i venti e i venticinque anni a cui voglio davvero molto bene, sono così belli per quella luce negli occhi e l’energia fantastica che emanano. Paolo iniziò a raccontarmi l’idea di un signore di cinquant’ anni buttato fuori di casa dalla moglie e che si ritrova a vivere con degli universitari; il suo andare in casa con gli studenti rappresenta un momento di grande tenerezza, Arnaldo è un po’ una macchina che torna indietro nel tempo. Il film nacque da quel pomeriggio quando Paolo mi raccontò questa storia e io gli raccontai le sensazioni di quegli incontri.

Quanto è contato l’intervento di Paolo Genovese?

L. P.: Tanto. Con Giovanni Veronesi avevamo tutto un altro metodo: prima scrivevamo e poi recuperavamo i personaggi. Con Paolo invece imbrigli subito la storia, la scrittura è stata più rigorosa mentre con Giovanni era un momento di grande carnevale, molto naif che ha dato comunque i suoi frutti gloriosi. Stando uno a Firenze e l’altro Roma, spesso comunicavamo a distanza; ci siamo scambiati molte mail notturne con idee che elaboravamo in seguito, è stato come montare con Avid: per la prima volta vedi il film da spettatore, al contrario di quando invece si era costretti a montare inquadratura per inquadratura e non si riusciva a vederlo mai nella sua interezza.

A un certo punto fai una citazione della famosa corsa de “I Laureati”, per non pagare il conto al ristorante. Nostalgia?

L. P.: In quella corsa c’è il riassunto di tutto il film: a 29 anni si scappava a piè veloci, ora l’età c’è, si corre con il fiato corto e c’è la figuretta, il cinquantenne con la macchina bassa e la ventenne al fianco, che fa anche tristezza.

Come sono cambiati gli universitari da “I laureati” ad oggi?

L. P.: Sono sempre gli stessi e sempre lo saranno, i social network hanno solo cambiato il loro modo di comunicare. Il ventenne è cuore, passione, energia, è uno tsunami di emozioni fortissimo; i ragazzi di questa storia vivono le stesse emozioni che io, Giorgio e Carlo Conti vivevamo a vent’anni, quando io sapevo che non avrei fatto a vita il magazziniere e lui sapeva che non avrebbe finito per fare il banchiere. Credo che le emozioni dai 20 ai 25 anni siano quelle che poi diventano tatuaggi.

 

Giorgio, che regista è Leonardo?

Giorgio Panariello: Non riesco a vederlo come il regista-attore, lo vedo sempre come Leonardo e lo affronto come tale. Ci si vede a casa sua e si comincia a lavorare sul personaggio. Sul testo c’è da fare poco quando Leonardo scrive, in genere aggiungo qualcosa al personaggio quando mi trovo già sul set dove spesso succedono molte cose.
L. P.: Sono molto fortunato come regista perché, come dice Woody Allen, i comici hanno una doppia valenza: saper fare il proprio mestiere di comico, e avere nello stesso tempo tutti i toni del dramma. Il comico può prestarsi al dramma, mentre non sempre gli attori drammatici possono fare altrettanto con la commedia.

Come mai hai scelto di usare vari dialetti? Per la prima volta li nomini tutti…

L. P.: Sin dai tempi de “I laureati” non mi è mai piaciuto fare dei film toscani solo per toscani; quelli usati in questo film sono tutti dialetti che mi fanno morire dal ridere, l’Italia ha le parlate più fantastiche applicate alla comicità.

Il ciclone Zalone, le prossime commedie natalizie in uscita: si torna a pensare al cinema come un palliativo contro la crisi. Questi film quindi possono aiutare?

C’è sempre voglia di ridere, c’è sempre stata dal dopoguerra in poi. Checco è un attore comico iper efficace, ho visto “Sole a catinelle” e lui è un attore che mi piacerebbe tantissimo avere. Lo avevo anche chiamato, ma era impegnato a girare il suo film.

Chi temi tra i film di prossima uscita con cui dovrai scontrarti?
“Lo Hobbit – La desolazione di Smaug”, che piace a bambini e grandi. Ma noi abbiamo Massimo Ceccherini!

E la canzone ripresa poi nei titoli coda?

Scrivo canzoni da quando ho iniziato a fare cabaret; questa mi è venuta particolarmente bene, era appena nata mia figlia. Quando ti nasce un figlio hai un arcobaleno in casa, una volta la mia bambina fece una risata sana di quelle che solo i bambini sanno fare. Non avevo mai sentito una risata così perfetta, così ho scritto il testo e l’ho fatto musicare. È la prima volta che una mia canzone finisce in un film.

fonte:oggialcinema.net

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