Oggi sport: Federer, 300 sfumature di genio

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Nella storia, 300 è associato alle sconfitte eroiche, dalle Termopili a Pisacane. Nel tennis è una soglia simbolica che rappresenta l’eccellenza, la ricerca della perfezione. Solo in tre hanno superato questa quota come numero di settimane al numero 1 del mondo: Martina Navratilova, Steffi Graf e Roger Federer.

Da numero 1, Federer ha vinto 417 partite su 469 (.889) e 46 dei suoi 76 titoli (.605). Nei periodi in cui non è stato numero 1, la percentuale di vittorie è scesa a 454-143 (.760). Nelle stagioni in cui è rimasto al numero 1, Federer non ha mai perso più di 10 partite l’anno ad eccezione del 2008, l’anno in cui Nadal lo detronizza prima a Wimbledon e poi,il 18 agosto, dopo i Giochi di Pechino, nel ranking, dopo 237 settimane consecutive (record assoluto).

Nelle sue 102 settimane totali da numero 1, Nadal ha vinto 11 titoli e mantenuto un bilancio di 140 vittorie e 22 sconfitte (.864). Djokovic, rimasto in testa per 53 settimane ma con grandi chance di tornarci da qui a fine stagione, ha vinto 63 partite e ne ha perse 13 (.829) e vinto quattro tornei.

La prima settimana
Il 2004 è un anno particolare per Roger Federer. È il primo senza Peter Lundgren, il primo senza coach. “Mi farà bene gestirmi da solo per un po’” commenta alla vigilia degli Australian Open. Dopo tre vittorie di routine, il 26 settembre, festa nazionale in Australia, ritrova Lleyton Hewitt. Quattro mesi prima, su quello stesso Centrale, si era fatto rimontare da “Rusty” in Coppa Davis: avanti di due set e al servizio sul 5-3 nel terzo aveva perso 57 26 76 75 61. Da quel giorno il suo rapporto con la Davis non è più stato lo stesso. Anche perché Svizzera e Australia avevano deciso di mettere in palio, per la nazione vincitrice, un trofeo dedicato a Peter Carter, il coach australiano, primo mentore di Federer, morto in un incidente in Sudafrica.

Hewitt era rimasto fermo dagli Us Open per il primo di quella che sarà una lunga lista di interventi chirurgici. Ma parte meglio e vince il primo set. Federer ha bisogno di un episodio fortunato. E arriva durante il sesto game del secondo set. Hewitt serve un ace ma gli viene chiamato fallo di piede. Basta un attimo e Federer trova il modo di breakare e di far girare il match. Non lo distrae il tradizionale spettacolo pirotecnico dell’Australia Day, e quando serve per il match cancella i ricordi negativi della Davis al terzo tentativo, dopo due match point salvati da Hewitt. Il 46 63 60 64 vale il quarto di finale contro David Nalbandian: è la settima volta che lo affronta, e nelle prime cinque ha sempre perso.

Ma l’argentino riesce a vincere solo un set. Federer chiude 75 64 57 63. Con Roddick eliminato nei quarti da Safin in cinque set, la semifinale contro Juan Carlos Ferrero vale anche un posto in vetta al ranking per chi vince. E Mosquito, frenato da un infortunio che ne limita i movimenti, non può arginare Federer che vince 64 61 64 e si assicura la certezza di diventare il 23mo giocatore a raggiungere la prima posizione della classifica dal 1973. “Solo una volta si diventa numero 1 uno per la prima volta” commenta prima della finale con Safin.

Marat ha giocato 27 set nelle sei partite disputate, dopo Roddick ha battuto al quinto anche Agassi. Arriva da un anno difficile in cui ha saltato tre Slam per un infortunio al polso che l’hanno fatto sivolare all’84mo posto nel ranking. Ma da dicembre si allena a Monte Carlo con Walt Landers che ha usato alcune delle tecniche di preparazione di Sebastian Coe, oro olimpico dei 1500 metri nel 1980 e 1984.

In finale, Safin regge per un set ma la sua partita finisce con il tiebreak del primo set, perso 7-3. Poco più di un’ora più in là, Federer completa il 76 64 62 che lo porta al secondo titolo dello Slam in carriera. Il 2 febbraio 2004, lo svizzero diventa per la prima volta numero 1 del mondo.

La terza cifra
Al termine della stagione 2005, Federer tocca le 100 settimane, per di più consecutive, da numero 1 del mondo. È la certificazione di un biennio di dominio praticamente assoluto. Nel 2004 non perde mai da un top-10 e vince tutte le finali giocate: dopo gli Australian Open, trionfa a Dubai, Indian Wells, Amburgo, Halle, Wimbledon, Gstaad, Toronto (primo giocatore dopo Borg, nel 1979, a vincere tre tornei consecutivi su tre superfici diverse), Us Open (prima finale dal 1884 con due 6-0 nella storia del torneo), Bangkok e Masters, in una finale contro Hewitt giocata a tarda notte per la pioggia e ridotta al meglio dei tre set in quella che resta l’ultima edizione del torneo disputata all’aperto.

L’ultimo a vincere tre Slam in un anno era stato Wilander, nel 1988. Ma dopo aver battuto Lendl agli Us Open ed essere diventato numero 1 non era più riuscito a mantenere le stesse motivazioni. A Federer non succede. Nel 2005 chiude la stagione con una percentuale di vittorie appena inferiore a quella di John McEnroe nel magico 1984. Federer annuncia l’accordo con Tony Roche, suo nuovo coach “part time”con la sconfitta in semifinale agli Australian Open contro Marat Safin, allenato da Lundgren. A due mesi dall’epico tiebreak, 20-18, nella semifinale del Masters, è un altro tiebreak, quello del quarto set, a racchiudere il momento chiave di questa semifinale: il tweener tentato da Federer che spreca così il suo unico match point sul 6-5. Safin vincerà 57 64 57 76 97. Nell’anno del centenario, gli Australian Open festeggiano con 4 ore e 24 minuti di tennis straordinario, con la più bella partita del 2005.

“Non mi interessa delle classifiche, lui è il numero 1” ha detto Safin di Federer ai giornali australiani prima di affrontare lo svizzero agli Australian Open del 2009 “ma quella volta qui a Melbourne Park ho vinto io perché lui ha avuto paura. Quel quinto set… pensavo lo vincesse lui. Ma improvvisamente rinunciò ad tutta una serie di colpi che per lui erano possibili. Questo mi diede il coraggio di essere più aggressivo”. Federer ha sempre detto di aver affrontato quella partita con qualche problema fisico nel finale (tanto da chiamare il medical time out nel quinto set), ma non ha mai recriminato.

Federer poi batte Ljubicic tre volte in tre finali di fila (Doha, Rotterdam e Dubai), trionfa a Indian Wells e Miami (primo titolo in Florida e prima vittoria in carriera contro Nadal, che pochi mesi dopo inizierà la sua personale serie di vittorie contro lo svizzero al Roland Garros), i aggiudica il terzo Wimbledon, il secondo di fila in finale contro Roddick, battuto anche a Cincinnati. Arriva anche il successo agli Us Open: 63 26 76 61 su Andre Agassi. Così l’ex numero 1 del mondo racconta quella finale nella sua autobiografia, Open:

Federer scende in campo che pare Cary Grant. Mi chiedo quasi se giocherà in ascot e giacca da smoking. Lui è perennemente pacato, io sono sempre frastornato, anche servendo sul 40-15. E poi è pericoloso da così tante parti del campo che non ho un posto dove nascondermi. (…) Federer vince il primo set. Divento frenetico, faccio tutto il possibile per sbilanciarlo. Sono avanti di un break nel secondo. Gli faccio di nuovo il break e vinco il set. Penso tra me e me: Mr Grant potrebbe avere un problema oggi.

Nel terzo set gli faccio il break e vado 4-2. Servo con un venticello alle spalle e Federer stecca. (…) Poi sul 30-0, tiro un servizio in kick sul suo rovescio, lui rotea il braccio e colpisce di nuovo male. La palla fa un brutto rumore lasciando la sua racchetta, come una delle steccate che tiravo apposta da bambino. Ma questo brutto tiro supera in qualche modo la rete e rimane dentro. Un vincente. Mi fa il break e siamo di nuovo in parità.

Al tiebreak va in un luogo che non riconosco. Trova una marcia che gli altri giocatori semplicemente non hanno. Vince 7-1. Ormai va tutto a catafascio (… Mi viene ricordato quanto possa essere ridotto il margine su un campo da tennis, quanto sia limitato lo spazio tra la grandezza e la mediocrità, tra la fama e l’anonimato, la felicità e la disperazione. Stavamo giocando un match serrato. Eravamo in perfetta parità. Adesso, per un tiebreak che mi ha lasciato a bocca aperta per l’ammirazione, è la disfatta. Avvicinandomi alla rete sono sicuro di aver perso con il migliore, con l’Everest della prossima generazione. (…) La maggioranza delle persone ha dei punti deboli. Federer non ne ha.

Come già aveva imparato Sampras, ci sono non sono solo le vittorie a costruire la leggenda di un campione. A volte si può guadagnare immenso credito da sconfitte di misura, in condizioni particolari. Pistol Pete l’ha capito nel 1994 quando nonostante le cattive condizioni fisiche si è arreso solo 7-5 a Yzaga agli Us Open. Federer impara questa stessa lezione al Masters di Shanghai. Per capire perché, bisogna tornare indietro di diverse settimane. Tornato a Basilea dopo aver aiutato la Svizzera a battere la Gran Bretagna nel playoff di Davis e aver vinto il torneo di Bangkok, Federer si sta allenando con l’amico Michael Lammer al Paradies Club, di proprietà del direttore del torneo di Basilea, Roger Brennwald. Al suo arrivo aveva trovato tutti i campi già prenotati, scrive Freddy Widmer, giornalista del Basler Zeitung. Ma l’ottantenne Ernst Schneider, patron della Davidoff, sponsor del torneo di Basilea, gli lascia il suo posto. Mentre sta eseguendo un dritto, Federer sente un dolore al piede destro. I raggi X rivelano una lesione al tendine. A meno di tre mesi dal Masters, lo svizzero cammina con le stampelle. Ma grazie all’intenso lavoro di riabilitazione con Paganini torna a giocare, firma in semifinale contro Gaudio la prima vittoria 60 60 della sua carriera e arriva in finale contro David Nalbandian.

Federer vince i primi due set, ma quando completa il punto del 13-11 che gli consegna il tiebreak del secondo, il cronometro segna 2 ore e 20 minuti di gioco. E le sei settimane senza allenamento iniziano a farsi sentire. Nalbandian vince 16 dei successivi 19 game e si ritrova in vantaggio 4-0 nel quinto set. Ma Federer non ci sta. Rimonta. Completa l’aggancio sul 4-4, breaka, va a servire per il terzo titolo di fila sul 6-5 e arriva a due punti dalla vittoria (30-0). “Non posso andare a casa così” pensa Nalbandian che infila quattro punti straordinari e firma il controbreak prima di dominare il tiebreak 7-3.

La sconfitta interrompe la serie di 35 vittorie di fila di Federer. Se avesse vinto, lo svizzero avrebbe eguagliato il record di 82 successi in 85 partite di McEnroe nel 1984.

200… and counting
Nessun giocatore era mai rimasto 200 settimane di fila in testa al ranking (il record, prima di Federer, erano le 160 di Jimmy Connors dal 29 luglio 1974 al 22 agosto 1977). Federer ci riesce al termine di un quadriennio, quello 2004-2007, che ha tutti i crismi della straordinarietà.

Federer inizia il 2006 con il settimo Slam e con il pianto di gioia in mondovisione durante ola cerimonia di premiazione. “Un uomo come Federer ha sovvertito gran parte delle sue emozioni di bambino per cercare di diventare il migliore del mondo e lascia perciò trasparire poco delle sue emozioni durante i match. Perciò nessuno deve davvero stupirsi se le emozioni scorrono libere quando consente a questa disciplina di cadere” scrive Chris Bowers nel suo Federer the greatest. Lo svizzero diventa il primo tennista di sempre a realizzare per due anni di fila la doppietta Indian Wells-Miami. Perde la finale di Roma contro Nadal (con i match point non sfruttati che avrebbero potuto cambiare la storia della loro rivalità sul rosso). Al Roland Garros il maiorchino diventa il primo giocatore in grado di battere Federer nella finale di uno Slam. A metà stagione Federer ha perso quattro partite, tante quante in tutto il 2005, e tutte contro Nadal.

Il 26 giugno debutta a Wimbledon. Ma non è il risultato che conta in quel primo turno. Dopo la partita tutti parlano della giacca bianca con il logo personalizzato sul taschino con cui entra in campo. La finale con Nadal, vinta 60 76 67 63, è il suo 48mo successo di fila sull’erba (cancellato il record di Borg, 41 tra il 1976 e il 1981). Vincerà anche Toronto. A Cincinnati subisce la quinta, e ultima, sconfitta stagionale contro Murray prima di vincere il suo nono Slam. Gli Us Open 2006 resteranno per sempre l’ultimo torneo di Agassi, capace di una vittoria fuori dal tempo e contro la logica su Baghdatis prima di cedere a Benjamin Becker. Roddick prova, come Andre l’anno prima, a contrastare Federer in finale. Ma Roger vince con un punteggio simile, 63 26 76 61, e un andamento quasi identico. Nel terzo, Roddick si trova avanti 3-2 e 0-40 sul servizio di Federer che cancella le tre palle break con colpi da applausi. Roddick si procura una quarta palla break, ma la spreca con un errore di dritto. Sarà la sua ultima occasione nel match.

In autunno vince per la prima volta il torneo di casa, a Basilea (ha saltato le precedenti due edizioni per infortunio) e per la terza volta il Masters. E’ il primo a vincere oltre 8 milioni di dollari di soli prize money in una stagione, batte il record di punti in un anno (8.370), diventa il primo nell’era Open a vincere almeno 10 titoli per tre stagioni di fila e il primo in vent’anni a superare i 90 successi stagionali.

Il 2007, almeno a livello di grandi appuntamenti, è un anno simile al 2006. Per la quarta volta di fila vince tre Slam su quattro, per la seconda arriva a soli due set dal Grande Slam, riuscito solo a Laver nell’era Open, ma viene fermato da Nadal a Parigi. Rafa non è sulla sua strada agli Australian Open: nonostante un infortunio, batte Murray negli ottavi in cinque set ma non ha più energie contro Fernando Gonzalez nei quarti.

In ottavi Federer incontra Novak Djokovic. Pochi mesi prima c’era stato un confronto acceso in Coppa Davis, a Ginevra. Nel secondo singolare del venerdì, il serbo chiede il medical time-out con Wawrinka avanti due set a uno e finisce per vincere al quinto. Domenica Federer lo batte 63 62 63 e a fine partita dichiara: “Non credo ai suoi infortuni. Non si deve abusare delle regole”. Tre settimane dopo, al Masters Series di Madrid i due si chiariscono in privato.

In Australia Federer domina 62 75 63. La stretta di mano a fine partita è formale e fredda. Per molti, gli Australian Open 2007 sono il punto più alto toccato dal tennis dello svizzero. Prima della semifinale, Roddick dichiara: “Sento che mi sto avvicinando a Federer”. Il campo lo smentisce. Federer vince 64 60 62 in 83 minuti, vincendo 11 giochi di fila dal 4-4 del primo set. In finale, contro Fernando Gonzalez, non gioca benissimo. Salva due set point con il cileno al servizio sul 5-4 e trova un alleato inatteso (“This thing is killing me” dirà qualche anno dopo) nell’Hawk Eye all’inizio del tiebreak del primo set. Chiude 76 64 64. E’ il primo tennista dopo Borg (1980) a vincere uno Slam senza perdere un set, il primo dopo Rosewall (1971) a riuscirci in Australia.

La primavera è tutto fuorché eccezionale. Perde con Canas a Indian Wells e Miami, da Nadal in finale a Montecarlo, da Volandri in ottavi a Roma e annuncia la fine del rapporto con Roche. Gioca altre tre finali con Nadal: vince Amburgo, perde il Roland Garros, vince Wimbledon (dopo 4 ore) eguagliando il primato di cinque titoli di fila di Borg. A Montreal perde per la prima volta da Djokovic. A Cincinnati diventa il quinto tennista più giovane di sempre a celebrare il 50mo titolo in carriera. Sul volo charter che l’ha portato dal Canada all’Ohio ha ospitato anche Rafa Nadal e la sua ragazza. Completa la stagione con il quarto Us Open di fila, su Djokovic, (diventando il primo di sempre a vincere Wimbledon e Us Open “back to back” per quattro anni di fila) i successi a Basilea e al Masters. In mezzo, le due sconfitte contro un Nalbandian deluxe a Madrid e Bercy.

Nelle prime 200 settimane da numero 1, ha vinto 41 tornei su 65 giocati, compresi 10 Slam. Ha registrato un record di 308 vittorie e 24 sconfitte (0.928): solo Nadal, Nalbandian e Canas sono riusciti a batterlo più di una volta. Il suo vantaggio sul secondo è andato da 350 punti (10 maggio 2004) a 3900 punti (10 novembre 2006).

237… e stop
Con i Giochi di Pechino, finisce la prima era di Roger Federer da numero 1 del mondo. Finisce dopo una prima parte di stagione in cui lo svizzero è vittima di una forma leggera di mononucleosi, finisce dopo un’estate segnata da una delle migliori partite di sempre, la più lunga finale nella storia di Wimbledon persa contro Nadal dopo 4 ore e 48 (7 ore e 15 contando le interruzioni per pioggia). Federer tira in rete il dritto che certifica il 64 64 67 67 97 per il maiorchino alle 21.17 ora di Londra.Nadal lo scavalca in classifica dopo l’oro olimpico in singolare. Federer, portabandiera elvetico, saluta un’epoca con il titolo in doppio, con Stan Wawrinka.

Career Slam e ritorno
L’ultimo giorno di maggio 2009, Soderling infligge a Nadal la sua prima sconfitta al Roland Garros. “E’ stata la prima volta in cui sono sceso in campo sentendo la pressione” ha spiegato Federer, mesi dopo, a proposito del suo ottavo di finale contro Tommy Haas. Il tedesco si ritrova in vantaggio 2 set a zero e 4-3 nel terzo. Ha una palla break, è a soli cinque punti dalla vittoria, ma Federer trova il dritto della partita che pizzica la riga e riscrive la storia. Firma la sua sesta rimonta da sotto due set, batte Monfils nei quarti, in semifinale Del Potro (si trova di nuovo in svantaggio, due set a uno stavolta). La finale con Soderling si gioca in un clima uggioso, sotto una pioggerella sottile. A disturbare Federer anche un invasore solitario che entra in campo e gli si avvicina prima che le guardie lo portino via. Federer fatica a trattenere le lacrime nell’ultimo turno di servizio prima di lasciarsi cadere e festeggiare quella che definisce, durante la premiazione, la sua più grande vittoria che gli permette di eguagliare i 14 Slam di Sampras. È il sesto uomo a completare il Career Slam.

Cosa si prova ad aspettare 27 anni prima di vincere il Roland Garros, gli chiedono in conferenza stampa. “Non ho aspettato 27 anni, 27 anni fa ero appena nato” risponde. “I miei genitori non mi hanno mai detto ‘Se non vinci il Roland Garros ti mandiamo in orfanotrofio‘”.

Il primato di Pistol Pete dura lo spazio di poche settimane. A Wimbledon, senza Nadal che dà forfait in extremis, tutti gli occhi sono sullo svizzero che raggiunge le 21 semifinali consecutive e la 20ma finale nei major (battuto il record di Lendl), la settima di fila a Wimbledon. Quella con Roddick, vinta 57 76 76 36 16-14, è la finale più lunga, per numero di game (77), nella storia degli Slam. Da record anche i 30 game del quinto set, durato da solo 95 minuti.

Federer resta numero 1, in questa seconda parentesi, fino al 6 giugno 2010. Dopo il 16mo Slam, gli Australian vinti su Murray in finale (“Posso piangere come Federer” dirà lo scozzese, “peccato che non riesco a giocare come lui”) al Roland Garros batte Reister al terzo turno (vittoria numero 700 nel circuito ATP) e Wawrinka in ottavi ma perde da Soderling nei quarti. Si interrompe la serie di 23 semifinali consecutive nei major. A fine torneo perde la vetta della classifica. È rimasto in testa per 285 settimane complessive, a una sola settimana dal record assoluto di Pete Sampras.

Per batterlo, deve aspettare due anni e un Wimbledon speciale. “Ho sempre sentito che giocare da numero uno del ranking fosse più semplice che diventarlo” ha detto qualche giorno fa in conferenza stampa dopo la vittoria su Wawinka a Shanghai.

“Alcune persone e alcuni giornalisti” ha aggiunto, “non comprendono che va bene semplicemente giocare a tennis e divertirsi. Pensano che tu debba vincere tutto, che debba sempre esserci un successo. A volte bisognerebbe guardarsi in dietro e pensare: Perché ho cominciato a giocare a tennis? Perché mi piace. E’ una sorta di hobby che diviene una specie di lavoro. Tante persone non hanno questa fortuna”.

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