Origine del tempo di Avvento

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Da oggi fino a sabato pubblicheremo alcuni autorevoli commenti del prof. Matias Augè sul tempo di Avvento, utili per riscoprire la ricchezza e la spiritualità di questo periodo di preparazione alla nascita del Signore. Buona lettura!

Il termine latino adventus(traduzione del greco parousía o anche epipháneia),  nel linguaggio cultuale pagano significava la venuta annuale della divinità nel suo tempio per visitare i suoi fedeli. Il Cronografo romano del 354 usa la formula Adventus Divi per designare il giorno anniversario dell’ascesa al trono di Costantino. Negli autori cristiani dei secoli III-IV, adventus è, tra l’altro, uno dei termini classici per indicare la venuta del Figlio di Dio in mezzo agli uomini, la sua manifestazione nel tempio della sua carne. Il termine negli antichi Sacramentari romani viene adoperato per indicare sia la venuta del Figlio di Dio nella carne, l’adventus secundum carnem, che il suo ritorno alla fine dei tempi: in secundo cum venerit in maiestate sua (Sacramentario Gregoriano Adrianeo [= GrH], n. 813). Se AdventusNataleEpiphania esprimono la stessa realtà fondamentale, ci domandiamo come Adventus è passato a designare il periodo liturgico preparatorio al Natale.

Alla fine del IV secolo, troviamo in Gallia e in Spagna le prime tracce di un tempo di preparazione all’Epifania. La testimonianza più antica sarebbe un testo attribuito a sant’Ilario di Poitiers (+ 367), dove si parla di tre settimane preparatorie all’Epifania. Il canone 4 del Concilio I di Zaragoza, celebrato nell’anno 380, invita i fedeli a frequentare l’assemblea durante le tre settimane che precedono la festa dell’Epifania. E’ un periodo che ha un carattere vagamente ascetico senza specifiche espressioni liturgiche. Sembra che si tratti di un tempo di preparazione al battesimo che nelle Chiese ispano-gallicane si conferiva, secondo l’uso orientale, nel giorno dell’Epifania. Nel V secolo abbiamo informazioni più precise in Gallia; la notizia più importante è l’ordinamento del digiuno di Perpetuo di Tours (+ 490). Si tratta di un digiuno tre volte la settimana nel tempo che va dalla festa di san Martino (11 novembre) a Natale. J.A. Jungmann crede che questa disposizione si fonda su una originaria “Quaresima di san Martino”.

Nella Chiesa di Roma, dove la celebrazione del battesimo nell’Epifania non è stato mai in vigore, non si hanno notizie di una preparazione al Natale prima della seconda metà del secolo VI; essa però fin dalla sua origine è stata una specifica istituzione liturgica. I più antichi documenti al riguardo sono i testi liturgici delSacramentario Gelasiano antico [= GeV] e, in seguito, quelli del GrH. I formulari delle Tempora del mese di dicembre ebbero un significato indipendente dalla preparazione al Natale.

Nel GeV (nn. 1120-1156) e nel GrH (nn. 778-813) troviamo una serie di formulari che sono stati raccolti, verso la fine del libro, sotto il titolo Orationes de Adventu Domini. Non sembra che questi formulari siano collegati direttamente con il Natale, i cui testi si trovano all’inizio del libro.  Probabilmente, in seguito, la vicinanza della festa del Natale finisce con l’impregnare del suo contenuto anche questi testi. In ogni caso, in questi antichi formulari c’è una sovrapposizione tematica tale che è difficile dire quando essi parlano di una preparazione alla parusia e quando al Natale. I brani biblici indicati dai primi Lezionari romani mostrano che l’antico Avvento romano si riferiva sia alla venuta del Signore nella carne che al suo ritorno alla fine dei tempi. A. Chavasse ha individuato negli antichi formulari dell’Avvento due tradizioni testuali differenti. La forma primitiva, quella presbiterale del GeV, consterebbe di sei settimane prima di Natale e la seconda, quella della liturgia papale di san Gregorio Magno del GrH, avrebbe solo quattro settimane.  Per un po’ hanno coesistito a Roma le due tradizioni: un Avvento di sei settimane nei Titoli e un Avvento di quattro settimane nella liturgia papale. Solamente nei libri liturgici del secolo XII/XIII si impone definitivamente l’uso delle quattro settimane di Avvento.

Dopo l’incontro della liturgia romana con quella della Gallia, in epoca carolingia e anche più tardi si avverte l’introduzione di elementi ascetico-penitenziali, propri della tradizione gallicana, nell’Avvento romano senza però che questo abbia subito delle modifiche nella sua forma e struttura.

Nell’alto Medioevo, il significato dell’Avvento romano lo si può illustrare con la scelta fatta dagli antichi Lezionari per la lettura evangelica della Domenica I d’Avvento: il brano dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme (Mt 21,1-9), non recepito poi dal Missale Romanum 1570. La pericope, che inaugurava anche la Settimana santa, mostra il Signore “che viene” nell’umiltà e nella gloria, come servitore e come re, come uomo e come Dio. Questo episodio era proposto dalla liturgia come immagine dell’intero mistero dell’Avvento del Signore dalla sua prima venuta, in cui si compie la grande attesa messianica dell’antico Popolo eletto, fino al suo ritorno glorioso che adempirà la speranza della Chiesa.

A dispetto della complessità delle origini dell’Avvento, questo tempo liturgico è arrivato a formare un’unità con quello di Natale(-Epifania), di cui è preparazione. La riforma realizzata dopo il Vaticano II ha voluto precisarne meglio il senso in quanto preparazione al Natale e, nel contempo, attesa dell’ultima venuta di Cristo: “Il Tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi” (Norme generali per l’ordinamento dell’Anno liturgico e del Calendario,  n. 39).

L’Avvento quindi non è in prima linea un tempo penitenziale nella prospettiva del ritorno del Signore per il giudizio, bensì celebrazione dell’Incarnazione, e solo a partire da ciò, attesa anche della parusia. La celebrazione della nascita di Gesù ci prepara all’incontro definitivo con lui (cf la colletta del 21 dicembre). La prima venuta di Cristo inizia ciò che la seconda e definitiva venuta consumerà. La compresenza di questi due aspetti del mistero di Cristo spiega come nei testi le due venute si intreccino e si sovrappongano. D’altra parte, in ogni celebrazione, che è storica ed escatologica insieme, emerge la globalità del mistero pasquale che, iniziato con l’Incarnazione, troverà il suo compimento nella parusia.

Nell’attuale ordinamento dell’Anno liturgico, l’Avvento inizia dai primi Vespri della domenica che cade il 30 novembre o è la più vicina a questa data e termina prima dei primi Vespri di Natale .

Nel Missale Romanum 1970 le ferie che vanno dal 17 al 24 dicembre hanno ricevuto un formulario proprio di messa, di cui prima erano carenti; le ferie fino al 16 dicembre hanno ricevuto solo la colletta e le letture bibliche proprie. Si avverte una intonazione più forte dell’attesa escatologica nei testi biblici ed ecologici delle prime due settimane e una attenzione particolare alla preparazione del Natale in quelle delle settimane restanti, specialmente a partire dal 17 dicembre.

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