Padre Cantalamessa: Papa Francesco, dono immenso per la Chiesa

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Martedì 9 febbraio, alle 7.30, Papa Francesco celebra nella Basilica Vaticana la Messa con i Cappuccini di tutto il mondo, giunti in occasione della traslazione in San Pietro delle spoglie di due Santi dell’Ordine francescano: Padre Pio e Padre Leopoldo Mandić. Su questo evento ascoltiamo padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia e Cappuccino, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – E’ un grande evento, una grande gioia per tutto l’Ordine. Saranno – si prevede – più di 1100 Cappuccini, venuti non solo dall’Italia, ma effettivamente da tutto il mondo. E’ un’occasione per vedere il Papa per molti di loro, per celebrare con lui. E, certamente, non si può negare che c’è una gioia. Vorrei che non fosse trionfalismo, perché questo sarebbe proprio sbagliato, però siamo felici di aver dato alla Chiesa due persone che – soprattutto nell’Anno della Misericordia – sono veramente dei modelli di confessori misericordiosi.

D. – Abbiamo visto la gioia e la fede di tante persone per l’arrivo a Roma delle spoglie di Padre Pio e Padre Leopoldo. Ma qualche giornale ha titolato: “E’ tornato il Medioevo”…

R. – “E’ tornato il Medioevo” potrebbe anche significare è tornato San Francesco! Pure il grande San Francesco era del Medioevo. Non penso che qualcuno avrebbe qualcosa in contrario se avessimo un altro San Francesco oggi. Dire il Medioevo, quindi, è una cosa molto ambigua, perché il Medioevo può essere anche una cosa positiva, bellissima. Cosa dire di questo? Certamente la pietà popolare ha dei caratteri che non sono fatti per soddisfare i palati sopraffini, colti, qualche volta secolarizzati del nostro mondo. Disprezzare, però, quello che il popolo ama è, secondo me, un insulto al popolo. Non possiamo appellarci al popolo ogni volta che si discute su qualcosa, come fanno i partiti che si riferiscono sempre al popolo – tutto è popolare, i partiti popolari, la voce del popolo, voce di Dio… – e poi quando il popolo si muove, come in questi casi, diventa “pecorone”, da Medioevo. Credo che ci sia un po’ di presunzione in tutto questo, un mettersi al di sopra di tutto. Certo bisogna educare la pietà popolare, però vorrei essere abbastanza semplice per poter imitare quella gente che ha quella fiducia in Dio, anche nell’intercessione dei Santi.

D. – Padre Pio e Padre Leopoldo, due Santi della misericordia molto differenti. E’ il volto della misericordia che si declina in modi diversi…

R. – Sì, si declina secondo le personalità di chi l’amministra. Certamente, però, Padre Leopoldo e Padre Pio erano diversi, ma tutti e due convergenti, nel senso che il Signore usava il carattere di ognuno per poter ottenere i frutti che voleva: Padre Leopoldo era largo, generoso, buono, accogliente con tutti, talmente di manica larga che qualcuno lo rimproverava; e Padre Pio, al contrario, si sa che alle volte era brusco nell’accogliere i penitenti e qualche volta li rimandava indietro anche in malo modo senza assoluzione. Ma a mio parere la spiegazione c’è. A parte il carattere di Padre Pio, lui aveva il dono mistico di saper scrutare i cuori. Lui leggeva i cuori, sapeva bene che le persone poi, in questo modo, sarebbero state indotte a riflettere meglio, ad essere meno superficiali, a non andare lì solo per vedere lui. Di fatti, la maggioranza, poi, tornava a confessarsi con altre disposizioni di cuore. Noi sacerdoti dobbiamo imitare Padre Pio, soprattutto nella sua eroica dedizione al Sacramento, non tanto nei modi bruschi che lasciamo ai Santi mistici che sanno come usarli. Padre Pio è un martire della Confessione, perché contrariamente a quello che pensa la gente – che sia piacevole ascoltare i peccati degli altri – il ministero della Confessione è uno dei più pesanti e schiaccianti che ci sia per un sacerdote. Io ammiro immensamente persone che passano ore ed ore come Padre Pio – fino a 19, 20 ore al giorno – in confessionale. Non significa solo sentire i peccati della gente, ma è tutto un mondo di sofferenza che lì si riversa sul sacerdote – l’umanità sofferente, sanguinante, che viene lì a chiedere misericordia – e il sacerdote deve spogliarsi di se stesso, se è stanco, se è caldo lì dentro, se è freddo, per ascoltare le persone. E’ un vero martirio ed io credo che questi due Santi spiritualmente siano due martiri della Confessione.

D. – Lei da 36 anni è predicatore della Casa Pontificia, cosa sta muovendo Papa Francesco nella Chiesa? Alcuni fanno difficoltà a seguirlo…

R. – Tutti facciamo difficoltà, io compreso, perché questo ci spinge ad un passo che non è comodo. Io avevo conosciuto Bergoglio prima che fosse eletto Papa ed ero rimasto impressionato dalla sua umiltà, dalla semplicità, ma adesso ho visto cosa c’è dietro: c’è un uomo di Dio, che è a mio parere un dono immenso per la Chiesa. Ci sta muovendo sulle orme del Vangelo, di questo non si può discutere.

D. – Cosa vuol dire a quei cattolici che faticano ad accogliere il messaggio di Papa Francesco?

R. – Io direi di non lasciarsi impressionare soprattutto dai media secolari. Accennano solo ad alcune cose del Papa che capiscono, che sono quelle magari molto secondarie. Non condividono, infatti, innanzitutto, la profonda fede del Papa e questo cambia tutto. Evidentemente, quello che recepiscono è falsato in partenza, perché non condividono le motivazioni del Papa. Quindi, più che attenersi a quello che riferiscono i giornali, occorre vedere quello che fa e dice autenticamente il Papa. Allora si accorgeranno che c’è una continuità perfetta tra quello che hanno preparato i Papi precedenti e Papa Francesco. Lui ha la forza e il coraggio di rompere gli indugi e di passare alla realizzazione di quelle cose che tutti da tempo vedevano come necessarie da fare.

Fonte: Radio Vaticana

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