Papa: visitare malati e carcerati, gesti di misericordia sempre attuali

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Un profondo invito ad essere “strumenti della misericordia di Dio” anche verso chi ha sbagliato, come i carcerati, e a chi è solo, come i malati. Lo ha rivolto il Papa alla catechesi dell’Udienza generale, stamani in Piazza San Pietro, dedicata ancora alle opere di misericordia. Francesco chiede di non “puntare il dito” perché un carcerato sconta la pena  ma qualunque cosa un possa aver commesso, “rimane pur sempre amato da Dio”. Il servizio di Debora Donnini:

Una misericordia che si declina in opere come assistere gli ammalati e far visita a chi si trova in prigione. E’ questo il cuore della catechesi del Papa che chiede condivisione. Si parte dal brano evangelico in cui Gesù guarisce la suocera di Simone. La vita di Cristo infatti è costellata di incontri con tanti malati che come i carcerati vivono la limitazione della loro libertà. “E proprio quando ci manca, ci rendiamo conto di quanto essa sia preziosa!”, esclama Francesco. Gesù però ha donato una libertà che proviene dall’incontro con Lui, una libertà “nonostante i limiti della malattia e delle restrizioni”.

No al giustizialismo ma essere strumenti di misericordia
Francesco chiede quindi di non giudicare chi ha sbagliato ma di farsi prossimi:

“Visitare le persone in carcere è un’opera di misericordia che soprattutto oggi assume un valore particolare per le diverse forme di giustizialismo a cui siamo sottoposti. Nessuno dunque punti il dito contro qualcuno. Tutti invece rendiamoci strumenti di misericordia, con atteggiamenti di condivisione e di rispetto”.

Nel cuore del Papa le lacrime dei prigionieri quando si sentono accolti
Certamente se uno è in carcere è perché ha sbagliato e “sta scontando la sua pena”, rileva il Papa, ma “rimane pur sempre amato da Dio”. “Chi può entrare nell’intimo della sua coscienza per capire che cosa prova? Chi può comprenderne il dolore e il rimorso?”, si chiede il Papa le cui parole esprimono grande tenerezza:

“Penso spesso ai carcerati … penso spesso, li porto nel cuore. Mi domando che cosa li ha portati a delinquere e come abbiano potuto cedere alle diverse forme di male. Eppure, insieme a questi pensieri sento che hanno tutti bisogno di vicinanza e di tenerezza, perché la misericordia di Dio compie prodigi. Quante lacrime ho visto scendere sulle guance di prigionieri che forse mai in vita loro avevano pianto; e questo solo perché si sono sentiti accolti e amati”.

Un cristiano quindi è chiamato a farsi carico di chi ha sbagliato perché comprenda il male che ha compiuto. E a fare di tutto per restituirgli la dignità, considerando che la mancanza di libertà è una delle privazioni più grandi e il “degrado” per le condizioni spesso prive di umanità in cui vivono queste persone.

Visitare gli ammalati: gli ospedali “cattedrali del dolore”
Nel cuore del Papa anche gli ammalati. Per una persona malata una visita è “un’ottima medicina”, “un sorriso, una carezza, una stretta di mano sono gesti semplici, ma tanto importanti per chi si sente abbandonato a se stesso”, dice il Pontefice. Visitare gli ammalati in ospedale è dunque un’opera di volontariato impagabile e se fatto nel nome del Signore è anche “espressione eloquente ed efficace di misericordia”:

“Non lasciamo sole le persone malate! Non impediamo loro di trovare sollievo, e a noi di essere arricchiti per la vicinanza a chi soffre. Gli ospedali sono vere ‘cattedrali del dolore’, dove però si rende evidente anche la forza della carità che sostiene e prova compassione”.

Anche Gesù e gli apostoli hanno fatto esperienza della prigione
Gesù stesso ha fatto esperienza della prigione, catturato, trascinato come un malfattore, incoronato di spine, “Lui, il solo Innocente!”, esclama Francesco. Anche San Pietro e San Paolo sono stati in carcere. Una pagina commovente quella degli Atti degli Apostoli in cui viene raccontata la prigionia di Paolo che “si sentiva solo” perché “la grande maggioranza lo aveva lasciato solo … il grande Paolo”, nota il Papa. Il pensiero va al Giubileo dei carcerati, di domenica scorsa. Nel pomeriggio, racconta, un gruppo di carcerati è andato a trovarlo:

“Mi hanno detto: ‘Andremo al carcere Mamertino per condividere l’esperienza di san Paolo’. È bello … sentire questo mi ha fatto bene. Questi carcerati volevano trovare Paolo prigioniero. È una cosa bella. A me ha fatto bene”.

Essere strumenti di misericordia fa bene a noi
Queste opere di misericordia sono “antiche, eppure sempre attuali”, conclude il Papa: Gesù ha lasciato quello che stava facendo per andare a visitare la suocera di Pietro. La misericordia infatti è un atto concreto:

“Tutti noi possiamo essere strumenti della misericordia di Dio e questo farà più bene a noi che agli altri perché la misericordia passa attraverso un gesto, una parola, una visita e questa misericordia è un atto per restituire gioia e dignità a chi l’ha perduta”.

Fonte: Radio Vaticana

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