Partecipare alla Messa di Padre Pio…

Il Settimanale di Padre Pio

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Le chiese oggi non sono più frequentate come nel passato. Non è raro, anche nelle città, vedere chiese grandi e vuote o addirittura chiuse. Molti, che pur si dicono cattolici, non partecipano più neppure alla Santa Messa domenicale, facendo comprendere con questo comportamento o di non aver compreso quali benefici spirituali si ricevono durante la Santa Messa o, se hanno tale conoscenza, evidentemente pensano di poterne fare a meno.
Padre Pio voleva, invece, che i suoi figli spirituali si recassero frequentemente in chiesa per la santa Messa, perché affermava: «Chiedete ad un angelo cosa sia una Messa ed egli vi risponderà con verità: capisco che è e perché si fa, ma non comprendo però quanto valore abbia. Un angelo, mille angeli, tutto il cielo, sanno questo e così pensano» (1). E ricordava che la Santa Messa dà a Dio «infinita gloria» e chi vi partecipa riceve «benefici» che «non si possono enumerare» e che si capiranno solo in Paradiso (2). Per lui era più facile che il mondo si reggesse senza sole, anziché senza la Santa Messa (3). Per questo motivo era particolarmente severo in confessionale verso coloro che con leggerezza si accusavano di non aver partecipato alla Santa Messa domenicale.
Alla Messa da lui celebrata, però, si accorreva da diverse parti, sebbene parteciparvi non fosse né facile né comodo. Il primo ostacolo era senz’altro l’orario. Nei primi anni della sua permanenza a San Giovanni Rotondo, padre Pio celebrava alle ore 12:00, ma ben presto ebbe disposizione di celebrare «summo mane» e celebrò per diverso tempo verso le 4:00 del mattino. Solo negli ultimi anni la Santa Messa iniziava alle 5:00. Oltre all’orario, poco consono ai pellegrini, l’altra difficoltà che si doveva affrontare era la mancanza di alberghi. Bisognava cercare ricoveri di fortuna, presso famiglie che offrivano ospitalità, i cui letti dovevano essere prenotati un mese prima. Quando non era possibile trovare una di queste sistemazioni, era necessario attendere fuori, sul sagrato della chiesa, l’apertura delle porte, che avveniva circa dieci minuti prima della Messa di padre Pio. Altro problema non poco significativo era, nei mesi invernali, il freddo di San Giovanni Rotondo, con la neve e la bora che non mancano di visitare questa zona del Gargano. Non bisogna dimenticare, infine, che l’antica chiesa di Santa Maria delle Grazie, essendo piccola, era sempre insufficiente per le persone che partecipavano alla Messa di padre Pio. Ciò significava, per la maggior parte dei fedeli, stare in piedi, pigiati da ogni parte durante la celebrazione liturgica. Eppure, nonostante la folla, tranne l’iniziale calca all’ingresso della chiesa per poter occupare i posti che permettevano di vedere meglio ciò che avveniva sull’altare, durante tutta la celebrazione della Santa Messa, che durava un’ora o un’ora e mezza, regnava nella piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie un grande silenzio.
Certo, ci si potrebbe chiedere perché tante persone volevano partecipare alla Messa di padre Pio, nonostante i non pochi disagi; ebbene per cercare di rispondere a questa domanda riportiamo alcune testimonianze che ci sono parse più significative.
La prima narrazione è di Maria Winowska, donna di lettere e giornalista, nata in Galizia, regione poi divisa tra la Polonia e l’Ucraina. Questa giornalista era solita recarsi, per prolungati soggiorni, in Italia. Durante uno di questi soggiorni, grazie ad alcune testimonianze «umili e ferventi» su padre Pio, ma anche per sfuggire alla canicola romana, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo. Vi giunse a sera. L’unico albergo della zona era pieno e non c’erano letti disponibili presso case private. Quando ormai pensava di dover trascorrere tutta la notte sul sagrato antistante la chiesa di Santa Maria delle Grazie fu spinta ad avvicinarsi ad una donna, la signorina Mary Pyle (4), che l’ospitò nella sua casa.
Ecco quanto scrive sull’esperienza del giorno seguente, che iniziò con una insolita levata alle 4:00: «In una calma assoluta e con voce commossa, padre Pio comincia la Messa. I suoi gesti sono moderati, un po’ bruschi, la voce è di giusto timbro, leggermente velata. Appena egli è ai piedi dell’altare il suo viso si trasfigura. Non c’è bisogno di essere molto esperti in materia, per indovinare che egli si muove in un mondo che rimane a noi impenetrabile. E comprendo subito perché la Messa celebrata da lui attira le folle, soggioga ed affascina. Fin dal primo istante, repentinamente, eccoci immersi in pieno nel mistero. […]. Per parte mia posso dire che a San Giovanni Rotondo ho scoperto nel santo Sacrificio abissi d’amore e di luce, che prima avevo appena intravisti. […]. Il suo ufficio non era dunque né di fare “altra cosa” né di fare “meglio” degli altri, ma di farci meglio comprendere, vivere ed assimilare il santo Sacrificio della Messa. […]. Allorché diceva: “Questo è il mio Corpo”, “Questo è il mio Sangue”, come dimenticare che il sacerdote, nuovo Cristo, è incaricato di continuare e di completare la passione del suo Maestro? […]. Una verità del catechismo che, di colpo, si rianima in me! Formule esangui che s’incarnano in questo corpo suppliziato. Poiché, bisognerebbe essere ciechi per non vedere che quest’uomo, che ora sale all’altare, soffre. Il suo passo è pesante ed esita. Non è comodo camminare con i piedi feriti. Pesantemente le sue braccia si appoggiano all’altare che egli bacia. Ha il modo di muoversi di chi è ferito alle mani e le muove con circospezione. Poi, con la testa leggermente alzata, egli guarda la croce. Istintivamente io rivolgo altrove lo sguardo come se avessi sorpreso un segreto d’amore. Il viso del cappuccino che, poco fa, mi era sembrato gioviale ed affabile, è letteralmente trasfigurato. Ondate di emozione lo scuotono come se il dibattito a cui lo ingaggiano delle invisibili presenze, lo riempia, a volta a volta, di timore, di gioia, di tristezza, di angoscia, di dolore… Si può seguire, nell’espressione del viso, il misterioso dialogo. Ecco che egli protesta, fa un segno negativo con la testa, aspetta la risposta. Tutto il suo corpo è teso in una muta implorazione. Dopo un momento di incertezza, io continuo a osservarlo con una emozione che, a poco a poco, mi serra la gola. Il tempo sembra arrestarsi. Diciamo piuttosto: non conta più. Questo prete che indugia davanti all’altare, sembra trasportarci tutti in un nuovo mondo, nel quale la durata del tempo cambia di senso. Improvvisamente, grosse lacrime gli sgorgano dagli occhi e le spalle, scosse dai singhiozzi, sembrano oppresse da un peso schiacciante. In un brusco lampo rivedo i condannati a morte del tempo di guerra. […] Padre Pio non rappresenta il dramma di un altro. Lui e Cristo sono intimamente uniti, “Vivo ego, iam non ego…”. […].
Guardo il viso di padre Pio inondato di lacrime e penso ai peccati che egli prende su di sé, ogni giorno, dopo le interminabili ore passate in confessionale. Non è per scherzo che egli confessa e assolve. […]. Dopo questa dolorosa estasi, la Messa continua. Comprendo adesso perché la folla pigiata intorno all’altare trattiene il fiato. Le parole possono essere goffe e malaccorte […], ma l’anima profonda non resta ingannata! Ciò che si svolge sull’altare la commuove profondamente e la stabilisce in segrete relazioni con questo sacerdote inabissato in Dio. Si è afferrati, trasportati nell’intreccio del dramma. Questa Messa viene ad essere la Messa propria per ciascuno dei partecipanti. Io penso che questa sia una delle cause dello straordinario ascendente di padre Pio su tutti coloro che l’avvicinano. […].
Dall’offertorio in poi il ritmo del dramma sacro si intensifica. Levando la patena con un gesto di ardente supplica e lo sguardo fisso in una luce invisibile, padre Pio scopre le piaghe delle sue mani rosse e sanguinose. Resta così, immobile, molto più a lungo di quanto lo esiga la prece dell’«offerta». Si direbbe che egli raccolga il mondo intero in quest’atto di offerta. […]. I minuti scorrono come gocce di sangue. Comprendo subito che con la Messa aderiamo all’Eterno. Il mistero della croce sfugge alla durata del tempo perché quest’Uomo suppliziato è Dio. In modo ineffabile e inaccessibile alla nostra intelligenza, il Calvario è presente in ogni Messa e noi siamo presenti al Calvario. Verità troppo dimenticata dalle anime nostre, inquiete e volubili! Non è forse necessaria, di tanto in tanto, per ricordarcela, una lezione come questa che Iddio ci dà a San Giovanni Rotondo? Al Memento dei vivi, nuova pausa e nuova estasi. […]. Ho assistito a molte Messe di padre Pio: non si rassomigliavano l’una con l’altra. Certo il Padre era rigorosamente fedele alle rubriche […].
Nondimeno, si vedeva bene che non era solo ad agire. Presenze invisibili lo avvolgevano, lo assecondavano o lo ostacolavano. Un venerdì l’ho visto ansante, oppresso, come un lottatore allo stremo, cercare invano, con bruschi movimenti della testa, di allontanare un ostacolo che gl’impediva di pronunziare le parole della consacrazione. Fu insomma come un combattimento a corpo a corpo dal quale uscì vincitore, ma distrutto. Altre volte, dal Sanctus in poi, grosse gocce di sudore gli scorrevano dalla fronte e gl’inondavano il viso contratto dai singhiozzi. Era veramente l’uomo dei dolori nelle lotte dell’agonia. C’erano giorni in cui, pronunziando le parole della consacrazione, egli soffriva un vero martirio. […].
Eccolo finalmente tenere in alto, a braccia tese, il suo Dio divenuto Pane! Piccoli rivoli di sangue scorrevano lungo le sue dita. Per un istante la sua espressione si rischiarava e diventava luminosa. A volte un sorriso affiorava sulle sue labbra e i suoi sguardi dolcissimi si posavano sull’Ostia con tenerezza infinita. […]. Chi avesse avuto dubbi sulla presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata, non avrebbe dovuto far altro che assistere alla sua Messa» (5).
Padre Pio, dunque, “rianimava” nelle persone che partecipavano alla sua Messa alcune verità di Fede del Catechismo che, pertanto, cessavano di essere delle sterili formule. In particolare egli faceva «comprendere, vivere ed assimilare il Santo Sacrificio della Messa», perché chi vi partecipava si sentiva immerso «in pieno nel mistero» che si celebrava sull’altare mediante «segrete relazioni con questo sacerdote inabissato in Dio». Comprendere, vivere ed assimilare, sono tre verbi che ben indicano il dinamismo della vita spirituale e difficilmente si possono sostituire con altri termini che esprimano, seppur nel mistero, quella luce divina che mentre illumina l’intelletto è, nello stesso tempo, vita che si comunica. Brevemente si può sottolineare che la Winowska durante la celebrazione della Messa di padre Pio comprese, “in modo vivo”, soprattutto la mediazione del ministro ordinato che gli sembrò continuare e completare la Passione di Cristo. Grazie, infatti, a «segrete relazioni con questo sacerdote inabissato in Dio», si sentì trasportata «in pieno nel mistero» del dramma che si celebrava, e il tempo le sembrò «arrestarsi» in unione «all’Eterno». La Redenzione, in effetti, ha come diretta conseguenza l’unione con Dio, e da questa unione derivano per l’uomo benefici che nessuno potrà mai descrivere. La Winowska percepì anche, al momento dell’offertorio, di essere inclusa, con il mondo intero, nell’offerta, da ciò dedusse che la Messa di padre Pio era «la Messa propria per ciascuno dei partecipanti». Ultima verità di Fede che si ravvivò in questa giornalista fu la «presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata».

NOTE

1) Padre Tarcisio da Cervinara, La Messa di padre Pio, Edizioni La Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo 19772. p. 41.
2) C. Morcaldi, La mia vita vicino a padre Pio. Diario intimo spirituale, Edizioni Dehoniane, Roma 2000. p. 187.
3) Cf. N. Castello – A. Negrisolo, Il beato padre Pio. Miracolo eucaristico, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000, p. 28; come pure padre A. D’Apolito, Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi – Esperienze – Testimonianze, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo 2005, p. 175.
4) La signorina Maria Pyle, di nazionalità americana, fu seguace di Maria Montessori, ma dopo aver conosciuto padre Pio durante un viaggio in Italia, lasciò tutto e si trasferì a San Giovanni Rotondo, vivendo da terziaria francescana, condividendo tutte le vicende della vita del Santo. Era considerata come una “mamma” dai frati e costruì per loro a sue spese anche un convento a Pietrelcina (cf. G. Di Flumeri, Il beato padre Pio da Pietrelcina, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo 2001, p. 69).
5) M. Winowska, Il vero volto di Padre Pio, Edizioni Paoline, Roma 1980, pp. 22-31.

di Suor M. Immacolata Savanelli, FI

(Fonte: settimanaleppio.it)

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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