Per salvare l’umiltà, nell’assedio delle lodi

Il Settimanale di Padre Pio

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Un affetto male impostato ed esagerato, che la gente dimostrava verso di lui, venerazione sbagliata, stima che rasentava il fanatismo, erano motivi di grande sofferenza per il Padre, che era costretto necessariamente non solo a rifiutare, ma anche a stimmatizzare manifestazioni del genere.
«A volte – scrive padre Pellegrino – Padre Pio non mancava di fare dell’umorismo sul contrasto delle proprie convinzioni con quelle dei fedeli. «Ma guarda un po’ – diceva – ‘sti fanatici, si ostinano a credere infallibile e impeccabile uno che non capisce niente. Voglio vedere, se sei capace a trovare una situazione più buffa di questa!».
Il dolore e la preoccupazione, che egli portava di continuo nel cuore per questo culto verso la sua persona, nessuno potrebbe immaginarli.
Una notte nel coro della chiesetta, presente padre Pellegrino, che si era nascosto per carpire i segreti della sua preghiera, il Padre, credendo di essere solo, piangeva; e, rivolto verso il quadro di Santa Maria delle Grazie, diceva: «Madonna mia, aiutami tu. Io sono assalito da troppe persone devote, da troppe adulazioni e da troppe offerte. Io non ce la faccio più. Aiutami, Madonna mia».
La preghiera, sempre accompagnata da singhiozzi, fu tanto lunga che il confratello per la stanchezza si addormentò sul tavolo della biblioteca, adiacente al coro, nella quale egli a volte si acquattava.
Da quell’assalto, dunque, che padre Pio vede come una vera e continua tentazione contro le virtù dell’umiltà e della povertà – tanto da essere indotto a cercare nel pianto l’aiuto della Mamma celeste – egli doveva difendersi durante tutta la giornata.
Era allora costretto ad adoperare modi spicci e talvolta bruschi.
A padre Pellegrino il Santo fa capire che al fondo di questo suo agire c’è innanzitutto una motivazione di fede: «Questa gente – diceva – già mi crede un padreterno. Se io non la maltratto, qui il fanatismo arriverà ad un punto che non potremo più vivere».
Anche con il Padre guardiano del convento, padre Carmelo Durante, il nostro Santo sottolinea la preoccupazione di una devianza sul piano della fede da parte della gente: «Se non faccio così, la gente mi mangia. Guarda che fanno: il mantello è sforbiciato, il cingolo è tagliato, ridotto come la coda di un cane. Ma questo è paganesimo! Siamo in pieno paganesimo!».
Così le sue reazioni, che potevano sembrare frutto di un contegno altero, erano in effetti atti di giustizia nei confronti di Dio, che solo ispirava le sue azioni.
Ma, anche quando rimaneva nel silenzio, quanta pena c’era nel suo cuore per questo modo di comportarsi della gente, specialmente in chiesa!
Ci dice Margherita Cassano: «Mi confessai che avevo inveito e rimproverato alcuni che non rispettavano la casa di Dio, parlando ed avendo un atteggiamento poco devoto. E padre Pio rispose: “Figlia mia, e che dovrei dire io che vedo Gesù offeso e piangere per il comportamento dei cristiani?”».
Un’altra urgenza, che il Padre sentiva stando al centro di questa valanga di lodi che giornalmente lo investiva, era l’assumere un atteggiamento di difesa per salvaguardare la sua umiltà.
Abbiamo visto come di questo è preoccupato il Santo parlando con la Madonna nel silenzio della notte. Perciò, se qualcuno, nel ringraziarlo di qualche favore divino ottenuto attraverso la sua preghiera, non lo faceva con i modi dovuti, cioè se metteva troppo in risalto la sua opera e la sua persona, correva il rischio di ricevere qualche rimbrotto.
Il demonio, sempre in agguato, si poteva servire di tutto per indurlo nella tentazione della vanagloria «formidabile nemico» – come il Padre diceva – e «vizio proprio delle anime che si sono consacrate al Signore e che si sono date alla vita spirituale».
Egli avrebbe preferito una riprensione ad una lode. Lo rileva padre Pellegrino, che scrive: «Convinto di essere stimato eccessivamente, diceva di essere “una terra bruciata” dalla fama di santità. Ed una pioggia di critiche e, meglio, di calunnie lo rinfrescava».

Padre Marcellino IasenzaNiro,
“Il Padre”. La missione di salvare anime.
Testimonianze, pp. 613-616

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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