Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (Anno B)

Rifondazione della famiglia nel tempo del Messia

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La vicenda di Abramo e Sara, richiamata nella prima lettura della Liturgia della Parola, insegna che la famiglia è luogo primario in cui si costruisce la realizzazione umana, ma anche si realizza la rivelazione e il dono di Dio. Per la coppia Abramo e Sara l’aspirazione ad avere un figlio è così intensa al fine di disporre di un futuro e di raggiungere uno sviluppo compiuto della famiglia. E la discendenza e il figlio sono parte anche della promessa di Dio per Abramo, del piano divino in vista della benedizione di tutte le famiglie della terra. Di fatto, il racconto biblico mostra che ad Abramo e Sara è dato di generare quando essi diventano capaci di riconoscere che il figlio è essenzialmente un dono di Dio. Non da se stessi hanno potere nel trasmettere la vita, ma sempre la vita è prima di tutto un dono. Così la riuscita umana, che nella famiglia trova una sua espressione, può raggiungere un esito felice, che persino oltrepassa le attese umane, quando ci si apre alla fiducia in Dio e al suo piano e si diventa capaci di accogliere Dio che visita con i suoi doni di benedizione e fecondità.

Il Sal 104 invita al rendimento di grazie e alla lode del Signore per le meravigliose opere divine; in particolare perché Dio mantiene sempre e porta a compimento le sue promesse. Una dimostrazione concreta per Israele e per tutti i popoli appare nella parola che Dio ha promesso e ha compiuto con Abramo. Per questo si eleva l’esortazione: Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Il Vangelo di Luca presenta la famiglia di Nazareth che secondo la tradizione adempie le prescrizioni divine della Torah con la presentazione di Gesù al Tempio per indicare la sua consacrazione a Dio. Nel Tempio egli riceve la testimonianza profetica di Simeone ed Anna appartenenti a quella comunità di giusti che attendevano la consolazione di Israele, la liberazione da molteplici piccole e grandi oppressioni. Simeone, con un canto di lode, saluta il Messia rivelando la qualità unica della sua missione salvifica che si estende ormai da Israele a tutti i popoli. La salvezza del Messia porta luce alle genti e realizza la gloria di Israele. Altre parole di Simeone sono rivolte a Maria per svelare che il Salvatore è anche «segno di contraddizione», un motivo che adombra l’ostilità e il rifiuto umano fino alla sua morte in croce, e insegna che la gioia per la sua nascita non è separabile dallo sgomento per la sua oltraggiosa riprovazione. Il Messia è segno contestato perché sollecita una presa di posizione umana; egli può portare la salvezza a chi lo accoglie, mentre chi lo rifiuta va incontro alla rovina.

Giuseppe e Maria, il padre e la madre di Gesù, si stupiscono, sono meravigliati per ciò che ascoltano, per l’azione divina di cui prendono consapevolezza mentre dinanzi a loro si va realizzando. Giuseppe e Maria accolgono e si lasciano guidare da Dio e, mentre mettono in pratica gli insegnamenti divini, si rivela come la loro vicenda familiare è rilevante nel piano divino.

Il passo del Vangelo si conclude, infine, con l’annotazione su Gesù, a Nazareth, che cresceva e si fortificava nella sapienza e nella grazia di Dio. Si tratta della sapienza e dell’amore di Dio che crescono in Gesù, formano la sua personalità come ne darà prova lungo tutta la sua missione.

La famiglia di Nazareth si delinea, pertanto, come un prototipo per la famiglia nel popolo messianico, non solo per la costruzione delle relazioni familiari con al centro Dio, ma anche per la comprensione della singola vicenda familiare all’interno del piano divino.

Il passo della Lettera agli Ebrei esalta dapprima la fede di Abramo che partì aderendo all’invito di Dio, poi la fede di Sara che accolse la promessa di Dio di una fecondità straordinaria, e di nuovo la fede di Abramo quando fu messo alla prova offrì il suo figlio Isacco che, secondo le interpretazioni del Targum e del Midrash, a sua volta era consapevole nell’offrire se stesso con fiducia in Dio. In particolare, l’Autore di Ebrei interpreta quest’ultimo atto di Abramo di completa fiducia in Dio, che gli ridonò Isacco, alla luce della fede nella risurrezione. In tal modo è conferita un’ulteriore profondità di lettura nella vicenda di Abramo e, insieme, viene evocata l’offerta e il dono di Dio e del suo Figlio, nuovo Isacco.

La festa della Santa Famiglia in connessione con la solennità del Natale conferisce un’alta considerazione e una rifondazione della famiglia, quale nucleo primario di apprendimento delle relazioni vitali, quale ambito iniziale di realizzazione umana e di conoscenza di Dio, e nel contempo quale immagine forte per parlare, sulla base dell’alleanza, dell’amore familiare di Dio per il suo popolo e fucina per lo sviluppo dell’umanità come famiglia umana nel tempo messianico.

È nel rapporto con il Dio della storia della rivelazione, nella fiducia nel Signore che sempre compie le sue promesse; è nel compimento degli insegnamenti di Dio e nell’apertura al piano divino che la famiglia, ogni famiglia, trova benedizione e grazia, radicandosi nella logica del dono, come Maria e Giuseppe che presentano Gesù nel Tempio, come Abramo che offre Isacco, il figlio della promessa. Questa logica del dono è quella stessa di Dio, il Padre che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio (cf. Gv 3,16), ed è quella del Cristo che amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (cf. Ef 5,25).

Letture: Gen 15,1-6; 21,1-3; Sal 104; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40

Fonte: Sussidio Natale CEI 2017

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