Scenari per un Papa americano

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La diffusione del cristianesimo al di fuori dell’Europa ridisegna le strategie delle Chiese (soprattutto la cattolica). Alla vigilia di un nuovo concistoro, parla il sociologo Rodney Stark.
 
 

Considerato uno tra i più autorevoli sociologi della religione, docente di Social Sciences alla Baylor University e prima alla Washington University, professore onorario presso l’Università di Pechino, Rodney Stark è autore di oltre trenta libri e altrettanti articoli scientifici. Nel suo ultimo saggio pubblicato da HarperCollins (The Triumph of Christianity) analizza la crescita e la diffusione del movimento originato da Gesù Cristo, dall’inizio fino ai nostri giorni. Dai dodici apostoli sino ai 2,18 miliardi di persone (circa un terzo della popolazione del pianeta) che si definiscono cristiane in questo inizio del 2012 e fanno del cristianesimo la più diffusa religione mondiale, quella che appare più adatta all’era della globalizzazione. «Forse la più rimarchevole caratteristica della fede cristiana — osserva Stark — è la sua capacità di fondersi con ogni cultura umana. Così come la Bibbia è stata tradotta in molte migliaia di lingue, allo stesso modo ci sono migliaia di confessioni cristiane, ma ognuna di esse è autentica perché il messaggio di base è veramente universale».

Le ultime statistiche del Pew Forum Research dimostrano che l’Europa non domina più la Cristianità globale, come cento anni fa. Oggi piuttosto il maggior numero di cristiani vive nel Nuovo Mondo. Nord e Sud America hanno insieme il maggior numero in assoluto e la maggiore percentuale di cristiani. Quasi il 40 per cento dei cristiani di tutto il mondo (37 per cento) vive nelle Americhe, dove quasi nove persone su dieci sono cristiane (86 per cento). Al tempo stesso i tre Paesi con la più numerosa popolazione cristiana, cioè Usa, Brasile e Messico, sono in America. Queste cifre suggeriscono di chiederle se oggi Cristo non sia innanzitutto americano.

«In questo momento il cristianesimo europeo manca di credenti impegnati. Questa mia affermazione diventa veramente ovvia se prendiamo in considerazione le statistiche sui cristiani “attivi”, cioè su quelli che frequentano la chiesa regolarmente. Se ci basiamo sui numeri di coloro che vanno in chiesa, l’Africa è il continente maggiormente cristiano, sebbene l’Africa sia superata dai dati congiunti dei cristiani praticanti nel Nord e nel Sud America».

Come mai c’è questa predominanza del continente americano all’interno del cristianesimo globalizzato?

«In parte ciò è dovuto allo straordinario incremento della pratica della fede cattolica in America Latina, a causa, mi si lasci usare questa parola, della “competizione” con un protestantesimo rapidamente crescente nella stessa regione. Dove l’appartenenza protestante è più forte, così è anche per la frequenza cattolica alla pratica religiosa, con il risultato finale che l’America Latina è molto più cristiana ed osservante oggi di non quanto non lo fosse solo pochi anni fa».

Parliamo del Nord America, ed in particolare degli Usa. È impressionante notare come tutti e tre i maggiori «sfidanti» repubblicani alle primarie siano molto caratterizzati dal punto di vista religioso, il che conferma il peso del cristianesimo nella vita pubblica statunitense. Ma al tempo stesso essi appartengono a confessioni cristiane diverse: Mitt Romney, mormone; Rick Sanctorum, cattolico; Ron Paul, battista. Perché accade questo?

«Il pluralismo è la chiave della vitalità della religiosità americana, così come dello sviluppo della civiltà cristiana. Questo è stato il “miracolo” che ha messo in moto gli americani nei confronti della fede, con il risultato che, se nel 1850 circa un terzo degli americani apparteneva a una congregation, cioè ad un gruppo religioso organizzato locale, all’inizio del XX secolo vi appartenevano metà degli americani e oggi questo dato è salito al 70 per cento. Tutti i politici di successo a livello nazionale dei due maggiori partiti appartengono a una congregation».

L’Africa subsahariana e l’Asia orientale oggi hanno una popolazione complessiva di circa 800 milioni di cristiani, una cifra simile a quella delle Americhe. La Nigeria è il Paese africano con lamaggiore crescita di cristiani e purtroppo anche di martiri. Se continuiamo a usare l’immagine di prima e se oggi, diciamo così, Cristo è americano, domani Cristo sarà africano? E questo è tanto più importante oggi, alla vigilia di un nuovo concistoro che ridefinirà i pesi del Conclave: il prossimo Papa sarà nero?

«Le mie statistiche, basate su ricerche Gallup in circa 160 nazioni, mostrano che ci sonomolti più cattolici in Africa di quanto riportino i dati ufficiai della Chiesa. Apparentemente, la crescita è stata così rapida che anche i preti locali hanno perso il conto. Infatti, al di sotto del Sahara, il cristianesimo sta crescendo più rapidamente dell’islam. Lei mi chiede se ciò porterà all’elezione di un Papa nero? Rispondo: non c’è ancora stato un Papa che provenga dall’emisfero occidentale, cioè dalle Americhe. Ma io non sono qualificato per fare previsioni su questioni di politica della Chiesa».

Dal punto di vista sociologico, il cristianesimo europeo è proprio finito? E come valutare la crescita della presenza islamica in Europa?

«C’è una notevole possibilità di revival religioso nel Vecchio Continente. È ben noto che i tassi di fertilità in Europa sono cadutimolto al di sotto della quota di sostituzione. Ma non tutti i gruppi hanno una bassa fertilità. Chi partecipa attivamente alla vita di una Chiesa ha dei tassi di fertilitàmolto al di sopra della quota di sostituzione. Di conseguenza la popolazione che va in chiesa sta crescendo, mentre la popolazione secolarizzata declina, e le future generazioni di chi frequenta la chiesa potranno sorpassare di numero chi invece non la frequenta. Così le chiese europee potranno diventare affollate. Purtroppo però non so prevedere che cosa accadrà nel rapporto tra cristiani e musulmani in Europa».

I dati del Pew Forum Research affermano che la Cina ha la più grande minoranza cristiana del mondo. Lei ha studiato l’incremento del cristianesimo in Cina e lo ha portato ad esempio di ciò che chiama la «vittoria della ragione». Ci può spiegare il fenomeno?

«La rapida crescita del cristianesimo in Cina riflette l’universale appropriatezza della fede e specialmente la sua compatibilità con la modernità, contrariamente a quello che si può pensare. Fondamentalmente il cristianesimo è una religione della ragione, nel senso che ha sempre cercato di spiegare il suo insegnamento di base. Offre risposte ragionate a domande fondamentali. E lo fa sulla base del fatto che Dio è l’essenza della ragione e la sua creazione è così razionale che può essere spiegata e capita: questa è la base della scienza. Al contrario, le religioni orientali non danno spiegazioni, ma solo meditazioni. I cinesi sono veramente consapevoli della compatibilità del cristianesimo con la scienza e l’economia moderna. E il cristianesimo attualmente è più forte tra i cinesi più immersi nella modernità e le migliori università cinesi sono molto più evidentemente cristiane di quanto lo siano le università americane».
Twitter @maria_mcalabro

Maria Antonietta Calabrò

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 (fonte: corriere.it)

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