SOLENNITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – PATRONO DI SAN GIOVANNI ROTONDO

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Letture del giorno:

Is 49,1-6;

Sal 138 (139);

At 13,22-26;

Lc 1,57-66.80

Il personaggio centrale nelle tre letture bibliche proposte per la Messa d’oggi è Giovanni Battista, l’ultimo dei profeti e il primo dei testimoni di Cristo. Isaia presenta le credenziali, come facevano i profeti nel racconto della loro vocazione, che legittimano la missione del “Servo del Signore”, misteriosa figura messianica. Si sottolinea la difficoltà, la fatica, la sofferenza per la missione da svolgere. Ma la protezione di Dio, raffigurata dall’ “ombra della sua mano” e dalla “faretra”, cancella ogni perplessità. Il profeta sa che il “suo diritto è presso il Signore” e la “sua ricompensa presso il suo Dio”. Sulla stessa linea del racconto del Vangelo di Luca, con la scelta di questo brano d’Isaia, eminentemente messianico, la liturgia stabilisce un certo parallelismo tra la missione di Cristo e quella di Giovanni.

Il testo degli Atti degli Apostoli propone un brano del discorso che Paolo tiene nella sinagoga di Antiochia di Pisidia. L’Apostolo, dopo aver ricordato brevemente le tappe principali della storia d’Israele, sottolinea in modo particolare il ruolo che ha il Precursore in questa storia: predicando un battesimo di conversione, Giovanni ha preparato la venuta di Gesù, al quale egli umilmente non si considera degno di slacciare i sandali. La lettura evangelica narra la nascita di Giovanni Battista, la sua circoncisione con l’imposizione del nome. I presenti all’evento propongono di chiamarlo col nome di suo padre Zaccaria. Ma sia Elisabetta che lo stesso Zaccaria vogliono, invece, che il loro figlio sia chiamato Giovanni, come aveva d’altronde indicato l’angelo. Il nome di Zaccaria significa “Dio si ricorda”; è quindi un nome che non va più bene, perché Dio non solo si è ricordato, ma ha fatto grazia. Perciò il piccolo sarà chiamato Giovanni, che significa appunto “Dio fa grazia”. Nella concezione semitica, il nome non serve solo come denominazione di un uomo, ma si identifica con la sua stessa persona e missione.

 

Il prefazio della Messa con poche parole scolpisce tutta la vita e la missione del Battista. Dio ha operato grandi meraviglie nel Precursore, che fra tutti i nati di donna ha eletto e consacrato a preparare la via a Cristo Signore. Infatti “presentendo la sua venuta, egli sussultò di gioia nel seno materno e nella nascita prodigiosa preannunciò la gioia della redenzione”. Inoltre, “solo fra tutti i profeti, indicò finalmente l’Agnello del nostro riscatto”. Poi egli battezzò nelle acque del Giordano lo stesso Figlio di Dio, l’autore del battesimo. Infine suggellò la sua testimonianza con l’effusione del sangue. Riprendendo testi di Giovanni e di Luca, l’antifona d’ingresso presenta Giovanni Battista come “testimone” che è venuto “per rendere testimonianza alla luce e preparare al Signore un popolo ben disposto”.

 

Giovanni Battista ha inaugurato la nuova profezia, quella del tempo della Chiesa, che non consiste nell’annunciare una salvezza futura e lontana, ma nel rivelare la presenza nascosta di Cristo nel mondo. Nello strappare il velo dagli occhi della gente, scuoterne l’indifferenza, ripetendo con Isaia: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (cf. Is 43,19). La preghiera dopo la comunione esprime questo stesso concetto mettendolo in rapporto con la partecipazione all’eucaristia; si chiede infatti che la Chiesa “riconosca l’autore della sua rinascita nel Cristo, che la parola profetica del precursore annunziò presente agli uomini”.

 

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