Un incontro indimenticabile

Il Settimanale di Padre Pio

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Il mio primo incontro con Padre Pio risale al 1917, quando fanciullo delle scuole elementari, un pomeriggio, insieme con altri compagni, mi recai nella chiesetta di Santa Maria delle Grazie per confessarmi col Monaco Santo: è come Padre Pio era chiamato dalla popolazione di San Giovanni Rotondo. Padre Pio ancora non aveva ricevuto dal Signore il dono delle stimmate visibili, ma già la fama della sua santità si era divulgata nel Paese e nei dintorni.

Al nostro ingresso nella Chiesa, Padre Pio era nel coro, assorto in preghiera, e, disturbato dal nostro vociare, si affacciò al parapetto, per rendersi conto di ciò che succedeva. Vedendo noi ragazzi irrequieti presso la balaustra dell’altare maggiore che, in quei tempi, era di noce, finemente tornita e lavorata e molto alta, domandò che cosa volessimo. Sentendo che eravamo andati a confessarci, scese in Chiesa e ci ascoltò l’uno dopo l’altro con paterna bontà. Non potrò mai dimenticare un particolare di quella Confessione. Interrogato se dicessi spesso le bugie, alla risposta affermativa divenne severo e con le dita mi diede uno schiaffo sulla guancia da farmi allibire. Avrei pianto, se l’orgoglio non mi avesse trattenuto. Poi con dolcezza ed amabilità, posandomi la mano sul capo, richiamò la mia attenzione sull’offesa che si reca al Signore anche con le piccole bugie. Impartitami l’assoluzione, disse: «Sai servire la Messa?»; alla risposta negativa, soggiunse: «Mi devi promettere d’imparare a servire la Santa Messa; di frequentare la Chiesa e di amare molto Gesù e la Madonna». Queste parole mi rimasero impresse nella mente. In pochi giorni imparai ad assistere e a rispondere alla Santa Messa; entrai a far parte dei gruppi di chierichetti della Chiesa Matrice ed ogni mattina mi alzavo dal letto di buon’ora, correvo in Chiesa a servire la prima Messa e dopo andavo a scuola.

Padre Alberto D’Apolito,
Padre Pio da Pietrelcina.
Ricordi, esperienze, testimonianze,
pp. 64-65

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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