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Il Settimanale di Padre Pio

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La vita quotidiana di Padre Pio era di estrema semplicità ed umiltà. Partecipava agli atti comuni della famiglia religiosa, comportandosi e agendo come tutti gli altri. Spesso, prendeva parte alle ricreazioni pomeridiane, subito dopo il pranzo, lungo i viali del giardino, trattenendosi quindici o venti minuti a discorrere coi Religiosi e poi si ritirava nella cella. Nei discorsi non osava mai contrariare o far prevalere il proprio giudizio. Ascoltava tutti con carità ed umiltà. Non si dava alcuna importanza, non era esibizionista, non faceva mostra dei doni e dei carismi, di cui l’aveva arricchito il Signore, anzi sapeva nascondersi tanto bene […]. Nel suo comportamento e in tutte le sue azioni dominava lo spirito di grande umiltà.
Un pomeriggio assolato, dopo il pranzo, si andò nel giardino per la solita ricreazione. Venne anche Padre Pio a prendere una boccata d’aria. Si trattenne quindici minuti e poi si ritirò. Prima di rientrare in Convento, s’incontrò con un distinto signore, che gli chiese: «Padre, mi potrebbe dire dove si trova Padre Pio, il Frate che vive in concetto di santità?…». Padre Pio, non conosciuto dal richiedente, con semplicità ed umiltà rispose: «Vada da quei Frati, lì c’è il Padre Superiore; il quale è molto gentile e buono e saprà darle il consiglio e le indicazioni che lei desidera». Il signore, ringraziato Padre Pio, si avvicinò a noi e disse: «Scusate, chi è il Superiore in mezzo a voi?». Presentandosi, il Superiore rispose: «Sono io, che cosa desidera?». «Padre, vengo da lontano. Ho bisogno di parlare con Padre Pio e di chiedergli un consiglio urgente…». Il Superiore: «Lei ha già parlato con Padre Pio! Quel Frate che ha fermato all’entrata del Convento è Padre Pio. Ormai, si è ritirato nella cella e non c’è nulla da fare. Bisogna attendere fino alle ore 15, quando scenderà a confessare gli uomini in Sacrestia». Le parole: «Il frate che vive in concetto di santità» pronunziate dall’incognito forestiero, suonarono male all’orecchio di Padre Pio e alla sua umiltà, per cui, senza mancare alla carità, seppe sbrigarsela diplomaticamente.

Padre Alberto D’Apolito,
Padre Pio da Pietrelcina.
Ricordi, esperienze, testimonianze,
pp. 226-227

Servizio Liturgico “Francesco Buenza”

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